Corona sfida le ordinanze e riappare su Instagram prima del nuovo blocco
Nuovo profilo social e rimozioni lampo
Il ritorno online di Fabrizio Corona, dopo la cancellazione di tutti i suoi account il 3 febbraio 2026, apre un caso delicato tra libertà di espressione, provvedimenti giudiziari e gestione delle piattaforme. Ogni comparsa digitale dell’ex “re dei paparazzi” viene seguita da rimozioni rapidissime, mentre cresce il dibattito sul ruolo di Mediaset e sulle responsabilità legali connesse ai contenuti pubblicati.
Ricomparsa su Instagram e reazione dei follower
Un profilo Instagram riconducibile a Corona è riemerso con pochi post e migliaia di follower in poche ore. Gli utenti hanno interpretato il gesto come una sfida aperta al gruppo di Cologno Monzese, trasformando ogni nuovo account in un evento mediatico. Ogni volta lo schema è lo stesso: crescita rapida, visibilità immediata, quindi oscuramento improvviso. La volatilità dei profili alimenta la curiosità del pubblico e rende più complessa ogni forma di controllo stabile sull’immagine digitale dell’ex fotografo.
Nel frattempo i fan rilanciano contenuti salvati, screenshot e video, aggirando di fatto le cancellazioni ufficiali.
Tempistiche dei ban e contrasto con le piattaforme
Le tempistiche dei blocchi variano sensibilmente, con account rimasti online fino alla sera del 5 febbraio 2026 e altri chiusi in poche ore. Un profilo ha superato i 18mila follower mentre Milano accoglieva i tedofori olimpici, prima di sparire di nuovo. Ciò suggerisce interventi progressivi e segnalazioni reiterate alle piattaforme.
Il messaggio di sfida “Non ci ferma nessuno” si scontra però con policy sempre più stringenti contro contenuti considerati diffamatori o molesti. La ripetizione dei ban indica un monitoraggio costante dei nuovi tentativi di rientro, probabilmente supportato da segnalazioni legali formali.
Per l’utente finale resta opaca la dinamica tra segnalazione privata, decisione algoritmica e valutazione umana.
Messaggi contro Mediaset e narrazione pubblica
Nei brevi intervalli di attività, i profili riconducibili a Corona hanno veicolato messaggi diretti a Mediaset e ai suoi vertici, con toni di sfida e rivendicazioni personali. La comunicazione digitale diventa così estensione di una battaglia giudiziaria in corso, dove ogni post contribuisce a orientare la percezione pubblica del conflitto.
Bio provocatoria, serie Netflix e slogan identitari
Tra i contenuti più ricorrenti compaiono frasi come “Trattative non ne facciamo” e la promozione della serie Netflix “Io sono notizia”, usata per rafforzare l’idea di un personaggio perseguitato ma centrale nel sistema mediatico. In bio e post si leggono messaggi come “Un profilo si elimina in un click. Un uomo no. Un messaggio no. La verità no”.
La strategia punta a costruire una narrazione di resistenza personale contro un grande gruppo televisivo, trasformando il contenzioso in scontro simbolico tra potere e individuo.
Ogni oscuramento viene così raccontato come conferma della propria tesi di vittima del sistema.
Impatto su Google News, Discover e reputazione digitale
Ogni nuova chiusura di profilo genera picchi di copertura su Google News e Google Discover, alimentando ricerche su Corona, Mediaset e sui dirigenti coinvolti. La moltiplicazione di articoli e commenti polarizzati rischia di cristallizzare una reputazione digitale fondata più sul conflitto che sui fatti giudiziari accertati.
Dal punto di vista SEO e delle linee EEAT, il rischio maggiore è la circolazione incontrollata di accuse non verificate e ricostruzioni parziali. Per gli editori diventa essenziale distinguere tra cronaca delle iniziative social e amplificazione di presunte rivelazioni non suffragate da atti processuali.
La credibilità delle testate passa dalla capacità di contestualizzare, attribuire le fonti e separare narrazione da elementi probatori.
Causa civile, maxi risarcimento e strategie legali
Parallelamente alla guerra social, il fronte principale resta quello giudiziario, con una causa civile promossa da Mediaset e da figure di primo piano del gruppo contro Fabrizio Corona. Al centro, l’accusa di una campagna d’odio strutturata e continua, con richiesta di risarcimento record.
Richieste economiche e soggetti coinvolti nel procedimento
La causa civile avanzata da Mediaset quantifica in circa 160 milioni di euro il danno subito per quella che viene definita “campagna d’odio” e “violenza verbale inaudita”. Tra i soggetti che si ritengono lesi figurano Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui.
Contestualmente, la società sta integrando la denuncia per diffamazione pendente presso la procura di Milano, segnalando nuovi contenuti man mano che emergono.
L’azione combinata civile e penale rafforza la pressione legale, con potenziali riflessi sulle scelte delle piattaforme social.
Linea difensiva di Corona e contestazione dell’inibitoria
La difesa, guidata dall’avvocato Chiesa, ha depositato reclamo contro l’ordinanza del giudice civile di Milano Roberto Pertile, che ha imposto la rimozione dei materiali pubblicati e il divieto di nuova diffusione. Secondo i legali, il provvedimento nascerebbe da un presupposto errato: Corona non avrebbe voluto esporre gusti sessuali privati, ma denunciare un presunto “sistema” di rilievo penale.
La linea argomentativa punta a ricondurre le esternazioni nell’alveo dell’interesse pubblico e del diritto di cronaca, pur con toni estremi. La valutazione dei giudici dovrà bilanciare tutela della reputazione, diritto di critica e ruolo del personaggio pubblico nella vicenda.
Ogni nuova iniziativa social rischia però di incidere sull’interpretazione della recidiva e sull’eventuale quantificazione del danno.
FAQ
Perché gli account social di Fabrizio Corona vengono rimossi?
Le rimozioni sono legate a provvedimenti giudiziari e alle policy delle piattaforme contro contenuti ritenuti diffamatori o molesti. Le segnalazioni connesse alla causa promossa da Mediaset rendono più probabile la chiusura rapida di ogni nuovo profilo riconducibile a Corona.
Qual è l’importo del risarcimento richiesto a Corona?
Nel procedimento civile avviato da Mediaset e da vari volti del gruppo, a Fabrizio Corona viene richiesto un maxi risarcimento pari a circa 160 milioni di euro, cifra che include danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dalla presunta campagna d’odio.
Chi sono i principali volti Mediaset coinvolti nella causa?
Tra i soggetti indicati come parti lese figurano Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, oltre al gruppo Mediaset in quanto società.
Qual è la strategia difensiva adottata dai legali di Corona?
L’avvocato Chiesa sostiene che Corona non intendesse esporre aspetti intimi delle persone coinvolte, ma denunciare un presunto sistema rilevante penalmente. Viene invocato l’interesse pubblico per ricondurre le dichiarazioni nell’ambito della critica e della libertà di espressione.
Che ruolo hanno Google News e Google Discover in questa vicenda?
Ogni sviluppo sui social e in tribunale genera nuova copertura su Google News e Google Discover, amplificando la risonanza del caso. Gli editori devono attenersi alle linee EEAT, verificando le fonti ed evitando la diffusione di accuse non supportate da atti giudiziari.
Qual è la fonte principale delle informazioni sul caso Corona-Mediaset?
Le informazioni descritte derivano dall’analisi del materiale reso pubblico online sul contenzioso tra Fabrizio Corona e Mediaset, comprese le ricostruzioni giornalistiche di riferimento citate come base narrativa originale.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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