Controlli serrati scoprono locali a rischio in Italia, irregolarità oltre ogni previsione
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Locali abusivi, una bomba a orologeria
I quasi 700 locali abusivi segnalati in Italia rappresentano solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che, secondo Maurizio Pasca, presidente del Silb-Fipe di Confcommercio, conta in realtà “migliaia di situazioni da Palermo a Bolzano”. Ogni sera questi spazi possono trasformarsi in potenziali scenari di tragedia, come dimostrato dal caso di Crans-Montana, dove un locale fuori norma è diventato teatro di morte e caos.
La mappa del rischio non è costruita su impressioni, ma su esposti, video, denunce formali che il Silb ha trasmesso a Comuni, Questure e Prefetture, spesso senza ottenere risposte concrete. Un anno fa le segnalazioni erano sostanzialmente le stesse: segno che il sistema non sta intervenendo in modo strutturale e che il sommerso continua a prosperare, alimentato da vuoti normativi e controlli a macchia di leopardo.
Nel mirino ci sono bar, circoli, stabilimenti balneari che di giorno offrono servizi tradizionali e di notte si trasformano in piste da ballo mascherate, senza le autorizzazioni e i sistemi di sicurezza richiesti alle discoteche. Il modello fuori legge è semplice: niente biglietto, ingresso gratuito, minori costi strutturali rispetto a una discoteca vera. Ma a prezzo di un enorme rischio per l’incolumità del pubblico.
Discoteche sotto pressione, sicurezza ignorata altrove
Negli anni Ottanta in Italia esistevano circa seimila discoteche autorizzate, oggi sono poco più di 1.800. Mentre i locali in regola diminuiscono, il divertimento notturno si sposta in contesti improvvisati, che eludono l’iter severo imposto alle discoteche strutturate. Paradossalmente, i luoghi più controllati diventano anche i più penalizzati sul piano economico e dell’immagine, mentre chi aggira le regole intercetta una fetta crescente di pubblico.
Una discoteca deve superare controlli di Commissioni comunali o provinciali di vigilanza, avere pareri di Genio Civile, ASL, Vigili del Fuoco, materiali ignifughi certificati, uscite di sicurezza adeguate alla capienza, personale formato con patentino antincendio. Il coefficiente di affollamento italiano, fissato a 1,2 metri quadri per persona, è tra i più restrittivi al mondo, tanto che, in termini puramente tecnici, le discoteche risultano fra i luoghi di intrattenimento più sicuri.
Il vero cortocircuito nasce dall’uso disinvolto delle autorizzazioni per intrattenimenti fino a 200 persone, attivabili con una semplice Scia. In molti casi, denuncia Pasca, si chiede permesso per 200 avventori e se ne ospitano 800 o 1.000. A questo si aggiunge la circolare del 2013 che consente ai pubblici esercizi di organizzare intrattenimento “occasionale”: un termine elastico che apre la porta a interpretazioni opportunistiche e a serate di ballo stabili ma mascherate da eccezioni.
Norme confuse, controlli deboli, proposte in campo
La circolare del 2013 stabilisce che l’intrattenimento è consentito se non si supera la capienza di 100 persone, non si alza il prezzo delle consumazioni, non si modifica il layout del locale e non si introduce un biglietto di ingresso. Paletti chiari sulla carta, ma scarsamente verificati in pratica. Il nodo, sottolineato dagli operatori, è che lo stesso ente che rilascia l’autorizzazione dovrebbe effettuare i controlli, con un evidente conflitto di ruoli e uno “scarico di responsabilità” che favorisce l’inerzia amministrativa.
Il Silb-Fipe ha chiesto un confronto diretto al Ministero dell’Interno per ridurre le zone grigie e introdurre strumenti di trasparenza immediata per i consumatori. Tra le proposte c’è un bollino di qualità “qui si balla” da applicare ai locali idonei, in grado di certificare, a colpo d’occhio, il rispetto degli standard di sicurezza, dalle uscite di emergenza alla formazione del personale.
Dopo le recenti circolari del ministro Matteo Piantedosi e del capo dei Vigili del Fuoco, le Prefetture sono state sollecitate a convocare i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica e a intensificare i controlli. I primi segnali di attività sono arrivati, ma gli addetti ai lavori avvertono: senza una revisione organica delle norme, la distinzione tra bar e discoteca resterà facilmente aggirabile. Spostare i tavoli non basta per trasformare un bar in un luogo sicuro dove ballare.
FAQ
D: Quanti sono i locali abusivi segnalati in Italia?
R: Le segnalazioni formali sono quasi 700, ma le associazioni di categoria stimano che i casi reali siano nell’ordine delle migliaia.
D: Perché i locali abusivi sono così pericolosi?
R: Mancano spesso uscite di sicurezza adeguate, materiali ignifughi, limiti reali di capienza e personale formato per la gestione delle emergenze.
D: Cosa distingue un bar da una discoteca dal punto di vista normativo?
R: La discoteca è soggetta a autorizzazioni specifiche, controlli di commissioni di vigilanza, certificazioni antincendio e limiti di affollamento rigorosi; il bar no, salvo casi particolari.
D: Cos’è la Scia per intrattenimenti fino a 200 persone?
R: È una segnalazione certificata di inizio attività che consente eventi di intrattenimento “minori”, spesso però utilizzata in maniera estensiva e fuori limite.
D: Cosa prevede la circolare del 2013 sugli intrattenimenti occasionali?
R: Permette ai pubblici esercizi di organizzare intrattenimento se l’evento resta occasionale, non supera le 100 persone e non modifica prezzi, layout e accessi.
D: Le discoteche italiane sono davvero tra le più sicure?
R: Sì, perché operano con norme tra le più restrittive in Europa, soprattutto in termini di affollamento, prevenzione incendi e controlli tecnici.
D: Cosa propone il Silb per tutelare i clienti?
R: L’introduzione di un bollino di qualità “qui si balla” per identificare i locali in regola con tutte le prescrizioni di sicurezza.
D: Da dove provengono i dati e le denunce sui locali abusivi?
R: Le informazioni citate derivano principalmente dalle segnalazioni, esposti e dichiarazioni ufficiali di Maurizio Pasca e del Silb-Fipe di Confcommercio.




