Consulente Sempio e la misteriosa impronta 33 dell’assassino

Impronta 33 a Garlasco: cosa emerge dal nuovo parere tecnico
L’impronta palmare 33 trovata sul muro della cantina dove fu gettato il corpo di Chiara Poggi, a Garlasco, torna al centro dell’indagine sull’omicidio, riaprendo il confronto tra accusa e difesa.
Il parere pro veritate del consulente forense Armando Palmegiani, redatto il 9 giugno e inviato alla difesa di Alberto Stasi, attribuisce alla traccia un ruolo compatibile con l’azione dell’assassino, collegandola anche alla macchia di sangue 45.
Successivamente, lo stesso Palmegiani è entrato nel team difensivo del nuovo indagato, Andrea Sempio, mettendo in discussione il peso investigativo di quella stessa impronta, oggi attribuita dagli inquirenti alla mano destra di Sempio.
La Procura di Pavia considera la 33 un tassello centrale nella ricostruzione finale del delitto, mentre le difese tentano di ridimensionarne significato e attendibilità.
In sintesi:
- La traccia 33 è un’impronta palmare chiave sulla scena del delitto di Garlasco.
- Il parere di Armando Palmegiani ne descrive la compatibilità con l’azione dell’omicida.
- La Procura la attribuisce alla mano destra di Andrea Sempio con 15 minuzie dattiloscopiche.
- Le difese contestano valore probatorio, presenza di sangue e numero minimo di minuzie.
Nel parere iniziale, Palmegiani sottolinea che la traccia 33 era visibile anche senza reagenti come la ninidrina, segno di una mano “imbrattata”, forse dopo aver stretto un oggetto sporco.
La possibile assenza di sangue non escluderebbe, secondo lui, l’appartenenza all’omicida, specie se destrimane e con la mano protetta dall’arma usata per colpire.
Il documento inquadra l’impronta come parte di una sorta di “mini Bpa”, analisi delle macchie ematiche in uno dei punti più critici della scena del crimine: il tratto di parete vicino al punto in cui l’assassino avrebbe gettato il corpo di Chiara Poggi e inferto i colpi letali al cranio.
Ricostruzione della scena: ruolo dell’impronta 33 e delle macchie di sangue
La nuova indagine della Procura di Pavia, supportata dal lavoro dei Ris di Cagliari e dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, colloca nell’area della cantina l’ultima fase dell’aggressione, quando i colpi avrebbero sfondato il cranio di Chiara, portandola alla morte in pochi minuti.
In questa dinamica, l’assassino si sarebbe fermato sul primo gradino della scala, appoggiandosi in modo innaturale al muro per sporgersi e osservare la vittima morente, imprimendo così la palmare 33.
Per gli investigatori, l’impronta – attribuita alla mano destra di Andrea Sempio con 15 minuzie – non è casuale.
Palmegiani, nel parere depositato e ora nelle mani della Procura, descrive una posizione “non casuale” sulla parete inclinata, compatibile con un individuo sui primi gradini che si sporge per migliorare la visuale del corpo di Chiara senza scendere oltre.
A 20 centimetri più in basso, viene collocata la macchia di sangue 45, riferita a Chiara Poggi.
Secondo Palmegiani, sarebbe stata lasciata “dall’assassino e molto probabilmente dal suo avambraccio sporco di sangue”, in un movimento che colloca l’arto destro nello stesso spazio dell’arto che ha rilasciato la traccia 33, suggerendo un’azione coordinata tra impronta palmare e proiezione ematica.
Il consulente evidenzia inoltre che la mano responsabile della 33 era *“imbrattata di sporcizia ben al di sopra della normalità”*, coerente con l’ipotesi di un contatto precedente con un oggetto non pulito o un utensile.
La pressione esercitata contro la parete sarebbe stata tale da cancellare in parte le linee papillari centrali, compatibile con l’uso della mano come sostegno di un corpo proteso in avanti per non perdere l’equilibrio.
In questa prospettiva, la 33 diventa un potenziale marcatore spaziale e cinetico di chi, nell’ultima fase del delitto, controllava la vittima dalla parte alta della scala.
Contraddizioni, strategie difensive e nuovi elementi sul pc di Stasi
La posizione di Armando Palmegiani è al centro del confronto processuale.
Dopo aver inizialmente legato in modo netto la 33 alla macchia 45 e all’azione dell’assassino, il consulente – una volta entrato nella difesa di Andrea Sempio – ha ridimensionato il proprio parere, definendolo “poco più di una disquisizione tecnica”.
Palmegiani ha anche sostenuto che, se fosse stata davvero decisiva, la consulenza sarebbe stata valorizzata prima dagli avvocati di Alberto Stasi.
In realtà, il documento è stato depositato e acquisito dalla Procura, che ora lo utilizza all’interno del nuovo quadro accusatorio contro Sempio.
La difesa di Sempio replica che la traccia non raggiunge il numero minimo di minuzie richieste, che non sarebbe insanguinata e che, anche se fosse sua, sarebbe spiegabile con le frequenti visite in cantina insieme all’amico Marco.
Parallelamente, la difesa di Alberto Stasi ha depositato una consulenza sul pc dell’ex imputato: l’analisi sostiene che Chiara, la sera precedente il delitto, non avrebbe aperto la cartella con le foto pornografiche e che avrebbe invece lavorato alla tesi, con incremento documentato del testo.
Questo dato punta a indebolire uno dei tasselli narrativi che avevano alimentato in passato il movente legato alla scoperta di materiale pornografico.
Prospettive dell’inchiesta e impatto futuro sul caso Garlasco
La centralità assegnata all’impronta 33 e alla macchia 45 evidenzia come l’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi sia ormai concentrata su micro-dettagli forensi, ma ad altissimo valore interpretativo.
Il cambio di valutazione da parte di Armando Palmegiani alimenta il dibattito su coerenza metodologica e indipendenza delle consulenze, tema cruciale nei processi fondati su indizi tecnico-scientifici.
Le prossime mosse della Procura di Pavia e delle difese ruoteranno attorno alla solidità della comparazione dattiloscopica su Andrea Sempio, alla ricostruzione dinamica di scala e cantina e alla capacità di integrare i nuovi accertamenti digitali sul pc di Alberto Stasi.
La combinazione tra tracce fisiche e tracce informatiche potrebbe ridefinire responsabilità e narrazione giudiziaria del caso Garlasco, con possibili ricadute su eventuali future iniziative processuali.
FAQ
Cosa rappresenta l’impronta 33 nel caso dell’omicidio di Garlasco?
L’impronta 33 rappresenta una traccia palmare sul muro della cantina, considerata dagli inquirenti potenzialmente compatibile con l’azione finale dell’assassino.
Perché l’impronta 33 viene collegata ad Andrea Sempio?
Viene collegata ad Andrea Sempio perché una consulenza dattiloscopica attribuisce alla sua mano destra 15 minuzie corrispondenti sull’impronta 33.
La traccia 33 contiene sangue riconducibile a Chiara Poggi?
No, la traccia 33 non risulta chiaramente insanguinata; tuttavia, alcuni consulenti sostengono che ciò non escluda l’appartenenza alla mano dell’omicida.
Che cosa indica la nuova consulenza sul computer di Alberto Stasi?
Indica che Chiara, la sera precedente al delitto, avrebbe lavorato alla tesi senza aprire la cartella con le foto pornografiche.
Da quali fonti è stata elaborata questa ricostruzione giornalistica del caso?
È stata elaborata congiuntamente a partire dalle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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