Confcommercio lancia l’allarme desertificazione commerciale in città, persi centinaia di migliaia di negozi

Commercio al dettaglio in Italia, 156 mila negozi scomparsi in tredici anni
In Italia, tra il 2012 e il 2025, sono scomparsi 156 mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale.
Lo rileva lo studio “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che analizza 122 città tra capoluoghi di provincia e grandi comuni.
Il fenomeno, concentrato soprattutto nei centri urbani del Nord, accelera nel 2025 con un tasso medio annuo di chiusure del 3,1%, contro il 2,2% delle precedenti rilevazioni, mentre aumentano le imprese di alloggio e ristorazione.
Il cambiamento dei modelli di consumo, la crescita dell’e‑commerce e la ristrutturazione delle forme societarie spiegano perché la desertificazione commerciale urbana stia ridisegnando la geografia economica delle città italiane e l’accesso ai servizi di prossimità.
In sintesi:
- Dal 2012 al 2025 chiusi 156 mila negozi al dettaglio e ambulanti in Italia.
- Desertificazione commerciale più intensa nei comuni del Nord, molti locali sfitti.
- E‑commerce in forte crescita, triplicate le vendite online in dieci anni.
- Aumentano alloggi e ristorazione, più imprese straniere e società di capitali.
La desertificazione commerciale e il boom dell’online
Secondo Confcommercio, lo studio copre 18 categorie economiche distinguendo tra centri storici e resto del tessuto urbano, evidenziando un arretramento strutturale del negozio fisico.
Parallelamente crescono le imprese di alloggio e ristorazione, +19 mila tra il 2012 e il 2025, spesso trainate da flussi turistici e nuove abitudini di consumo fuori casa.
Il driver principale è l’e‑commerce: nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi.
Tra il 2015 e il 2025 l’indice delle vendite al dettaglio totali cresce del 14,4%, ma le piccole superfici restano ferme (0,0%), mentre l’online quasi triplica (+187%).
Il valore delle vendite via internet passa da 31,4 miliardi nel 2019 a 62,3 miliardi nel 2025, raddoppiando in soli sei anni e comprimendo ulteriormente i margini di sostenibilità dei tradizionali esercizi di prossimità.
Nuovi protagonisti del terziario e impatto sulle città
Nel commercio e nei pubblici esercizi cresce il peso delle imprese a conduzione straniera: +134 mila tra il 2012 e il 2025, a fronte di un calo di 290 mila imprese italiane.
Queste realtà contribuiscono all’integrazione economica e occupazionale, con +194 mila occupati aggiuntivi.
Cambia anche la dimensione aziendale: le imprese italiane passano da 2,4 a 3 addetti medi, segnalando una selezione verso strutture più organizzate; quelle guidate da imprenditori stranieri restano più piccole e diffuse, scendendo da 1,9 a 1,7 addetti medi.
Sul piano giuridico aumentano le società di capitali: dal 9% al 17% nel commercio al dettaglio e dal 14,2% al 30,6% in alloggio e ristorazione.
Diminuiscono ditte individuali e cooperative, indicando un processo di progressiva strutturazione del terziario, con maggiore ricerca di efficienza, produttività e capacità di presidiare mercati fisici e digitali.
Per le città, la sfida diventa ripensare funzioni dei centri storici, servizi di vicinato e rigenerazione dei locali sfitti.
FAQ
Quanti negozi hanno chiuso in Italia tra 2012 e 2025?
In Italia hanno chiuso 156 mila punti vendita al dettaglio e ambulanti tra il 2012 e il 2025, pari a oltre un quarto del totale.
Quanto incidono oggi le vendite online sui consumi in Italia?
Nel 2025 l’e‑commerce rappresenta l’11,3% dei consumi di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, secondo elaborazioni Confcommercio.
Quali attività crescono mentre calano i negozi tradizionali?
Crescono in modo significativo le imprese del comparto alloggio e ristorazione, con circa 19 mila attività in più tra il 2012 e il 2025.
Che ruolo hanno le imprese a conduzione straniera nel terziario?
Le imprese straniere aumentano di 134 mila unità tra 2012 e 2025, generando circa 194 mila occupati aggiuntivi nel commercio e nei pubblici esercizi.
Quali sono le fonti dei dati sul commercio al dettaglio italiano?
I dati derivano da elaborazioni redazionali su informazioni di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente integrate.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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