Claudio racconta la verità al figlio e chiede un perdono impossibile

Indice dei Contenuti:
Claudio Carlomagno, la lettera al figlio di 10 anni: le spiegazioni su ciò che ha fatto e il perdono. Il sindaco tutore del bambino
La casa vuota e il bambino tra dolore e scuola
Il silenzio che avvolge l’abitazione dove viveva il piccolo di quasi dieci anni racconta più di qualunque verbale. La madre, **Federica Torzullo**, è stata uccisa con ventitré coltellate; il padre, **Claudio Carlomagno**, ha confessato ed è detenuto nel penitenziario di **Civitavecchia**. La famiglia paterna è stata spezzata da un’ulteriore tragedia: i nonni si sono tolti la vita, lasciando il minore privo di qualunque punto di riferimento adulto diretto.
Il bambino tenta di aggrapparsi alla normalità, tornando tra i banchi di scuola e ai ritmi di una quotidianità che non somiglia più a quella di prima. Gli insegnanti e i compagni sono stati coinvolti in un percorso di accompagnamento psicologico guidato da servizi sociali e specialisti dell’età evolutiva. L’obiettivo è contenere lo shock, garantire un ambiente protetto e prevenire il rischio di stigmatizzazione nel contesto scolastico.
In parallelo, gli assistenti sociali monitorano ogni passaggio: colloqui periodici, supporto psicologico individuale, valutazioni sulla capacità del minore di elaborare il lutto e la violenza subita in modo indiretto. Ogni scelta – dalle visite, alle attività extrascolastiche, fino alla gestione dei ricordi domestici – viene calibrata per ridurre l’impatto traumatico e favorire uno sviluppo emotivo quanto più possibile stabile.
La lettera dal carcere e il tema del perdono
Dal penitenziario di **Civitavecchia**, l’uomo accusato di femminicidio ha scritto una lunga lettera indirizzata al figlio. Il contenuto, secondo quanto riportato da quotidiani nazionali, è un tentativo di spiegare l’irreparabile, di dare un senso alla violenza che ha distrutto la famiglia. Tra le righe emergono giustificazioni, frammenti di pentimento e la richiesta esplicita di essere perdonato, nonostante la brutalità del gesto.
Gli esperti di psicotraumatologia sottolineano i rischi di un contatto diretto così precoce. Per un bambino in piena fase evolutiva, leggere parole di chi ha ucciso la madre può generare conflitti identitari, senso di colpa e confusione affettiva. Per questo motivo la lettera non viene consegnata automaticamente: viene valutata da magistratura minorile, tutore e psicologi, che si interrogano su tempi, modalità e opportunità di un eventuale accesso a quel messaggio.
Al centro c’è il dilemma etico-giuridico: il diritto del minore a conoscere la verità e quello, altrettanto fondamentale, a essere protetto da contenuti emotivamente devastanti. Il percorso di un eventuale perdono, spiegano i professionisti coinvolti, non può essere imposto né accelerato, ma deve nascere – se mai accadrà – da un lavoro lungo e strutturato sulla memoria, sulla sicurezza interiore e sulla fiducia negli adulti.
Il ruolo del sindaco tutore e la rete istituzionale
Per garantire tutela immediata e decisioni rapide nell’interesse del minore, il sindaco di **Anguillara Sabazia**, **Angelo Pizzigallo**, è stato nominato tutore legale del bambino. Una scelta che affida a una figura istituzionale, ritenuta super partes, la responsabilità delle decisioni cruciali su scuola, salute, rapporti con il padre detenuto e gestione dell’eredità emotiva e patrimoniale. Il tutore agisce sotto il controllo del Tribunale per i minorenni e in costante raccordo con i servizi sociali.
Attorno al bambino è stata costruita una rete multidisciplinare: operatori dei servizi territoriali, psicologi, magistrati minorili, strutture sanitarie e il mondo della scuola. Ogni passaggio – dall’eventuale partecipazione a udienze, alla valutazione delle richieste provenienti dal carcere – viene discusso in modo collegiale, con al centro il principio del “superiore interesse del minore” sancito dalle convenzioni internazionali.
La comunità locale si interroga intanto su come evitare curiosità morbosa e sovraesposizione mediatica. L’attenzione è concentrata sulla protezione dell’identità del bambino, sulla riduzione del rischio di retraumatizzazione e sull’accompagnamento lungo l’arco degli anni, ben oltre il clamore del caso giudiziario. Il compito del tutore, spiegano i giuristi, non è solo amministrativo: è anche quello di rappresentare simbolicamente una figura adulta affidabile in un contesto segnato da tradimenti affettivi estremi.
FAQ
D: Chi è l’uomo detenuto per l’omicidio?
R: Si tratta di Claudio Carlomagno, che ha confessato l’uccisione di Federica Torzullo ed è rinchiuso nel carcere di Civitavecchia.
D: Che età ha il figlio della vittima e dell’omicida?
R: Il bambino ha quasi dieci anni ed è rimasto orfano di madre, con il padre in carcere e i nonni paterni deceduti.
D: Perché è stata nominata una tutela legale speciale?
R: In assenza di familiari idonei, si è resa necessaria una figura che assumesse le decisioni fondamentali per la vita del minore, nel rispetto delle norme di protezione dell’infanzia.
D: Chi svolge il ruolo di tutore?
R: Il tutore legale è il sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, designato dal tribunale competente.
D: Cosa contiene la lettera inviata dal carcere?
R: È un testo in cui l’uomo cerca di spiegare il proprio gesto al figlio e chiede perdono, con toni definiti dagli inquirenti come fortemente emotivi.
D: Il bambino ha già letto quella lettera?
R: La decisione sulla consegna è oggetto di valutazione da parte di tutore, magistratura minorile e psicologi, che ne ponderano gli effetti psicologici.
D: Quali istituzioni seguono il caso?
R: Sono coinvolti tribunale per i minorenni, servizi sociali territoriali, scuola, strutture sanitarie e amministrazione comunale.
D: Qual è la fonte giornalistica principale delle informazioni?
R: Le notizie sull’esistenza e sul contenuto generale della lettera sono state riportate da quotidiani nazionali, tra cui il Corriere della Sera, in cronache dedicate al caso.




