Cinturrino racconta l’omicidio di Rogoredo e ammette lo sparo per paura, poi esprime rimorso
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Dichiarazioni di Carmelo Cinturrino sull’omicidio Mansouri a Rogoredo
Nell’aula del Tribunale di Milano, durante la seconda giornata di incidente probatorio, l’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino ha rilasciato dichiarazioni spontanee sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, 28 anni, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo.
Le deposizioni, rese a porte chiuse, sono state ascoltate da giudici, pm, difesa e parte civile. Cinturrino, accusato di omicidio volontario, ha negato ogni violenza intenzionale, esprimendo rammarico per la morte del giovane marocchino e per le conseguenze sulla propria vita professionale e personale.
Il nodo centrale riguarda la dinamica dello sparo e il successivo ritrovamento di una pistola finta accanto al corpo. Le sue spiegazioni puntano a ridimensionare le accuse, ma lasciano aperti punti oscuri che pesano sulla valutazione giudiziaria del caso.
In sintesi:
- Carmelo Cinturrino nega l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo.
- La difesa contesta le testimonianze d’accusa e annuncia denunce per calunnia.
- Resta senza risposta il perché della pistola finta accanto alla vittima.
- La famiglia Mansouri giudica fredda e poco credibile la manifestazione di dispiacere.
La linea difensiva e le contestazioni sulle prove
Assistito dagli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, Carmelo Cinturrino ha “respinto fermamente ogni accusa”, negando di aver minacciato di morte o usato violenza intenzionale su Abderrahim Mansouri.
Elemento centrale della strategia difensiva è la rilettura dell’uso del martello contestato all’agente: secondo Cinturrino, non arma impropria, ma attrezzo operativo “principalmente per andare a scavare, per cercare lo stupefacente […] oppure anche per evitare di toccare siringhe, garze, sporche di sangue”.
I legali hanno inoltre sottolineato l’assenza di rapporti pregressi con la vittima, spiegando che Cinturrino “non lo conosceva” personalmente e che lo aveva visto solo in alcune foto segnaletiche collegate a un’indagine svolta da altri colleghi. Il poliziotto ha parlato di “profondo e autentico dispiacere”, ribadendo di non aver voluto uccidere e annunciando denunce per calunnia contro i testimoni che lo avevano accusato nella prima giornata di udienza.
Il quadro probatorio, tuttavia, resta gravato da elementi controversi, a partire dalla presenza della pistola finta accanto al corpo del 28enne nel boschetto di Rogoredo.
Le reazioni della famiglia Mansouri e gli scenari processuali
Proprio sul punto più delicato dell’inchiesta, l’arma finta collocata dopo lo sparo, Cinturrino ha scelto il silenzio, evitando di fornire spiegazioni. Questo vuoto narrativo ha irrigidito la posizione della parte civile, rappresentata dagli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza.
Secondo Romagnoli, le parole dell’agente non hanno rassicurato la famiglia: “Da chi dice di aver ucciso senza voler uccidere ci si aspettava una disperazione che non è emersa nelle sue parole”.
Mentre Cinturrino rivendicava i suoi 18 anni di servizio e la “passione per la divisa”, ricordando di essere stato il primo in famiglia a indossarla, i legali dei Mansouri hanno rilevato come il dolore apparisse concentrato sulla sua rovina personale più che sulla vita spezzata del giovane.
Le prossime fasi dell’incidente probatorio, con il confronto fra versioni contrastanti e approfondimenti balistici, saranno decisive per chiarire se si sia trattato di eccesso colposo, uso legittimo delle armi o omicidio volontario aggravato.
FAQ
Chi è Carmelo Cinturrino e quale ruolo aveva a Rogoredo?
È un assistente capo del commissariato Mecenate di Milano, in servizio nell’area del boschetto di Rogoredo durante l’operazione in cui è morto Mansouri.
Perché a Cinturrino viene contestato l’uso di un martello?
Viene contestato come possibile arma impropria. La difesa afferma invece che veniva usato solo per scavare e manipolare materiali contaminati nelle operazioni antidroga.
Qual è il punto più controverso dell’inchiesta sull’omicidio Mansouri?
Il punto cruciale è la pistola finta trovata accanto al corpo di Abderrahim Mansouri, sulla quale Cinturrino non ha fornito finora alcuna spiegazione.
Cosa chiedono la famiglia Mansouri e i loro avvocati?
Chiedono verità completa sulla dinamica dello sparo, sulle ragioni dell’arma finta e il riconoscimento di una responsabilità penale piena dell’agente.
Qual è la fonte delle informazioni riportate in questo articolo?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

