Chiara Ferragni alla resa dei conti: brand in fuga, store chiusi e licenziamenti scuotono l’impero social
Indice dei Contenuti:
Sentenza e fine della monarchia social
È il giorno della sentenza sul Pandoro-gate, epilogo di oltre due anni che travalicano l’accusa di truffa aggravata e ridisegnano la parabola di Chiara Ferragni. L’inchiesta milanese, che ha incluso casi analoghi come le uova di Pasqua e la bambola di peluche, ha eroso reputazione e credibilità, trasformando la “prima della classe” dei social nella protagonista di una crisi sistemica del modello d’influenza personale.
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La traiettoria è rovesciata: dal trionfo pop di Sanremo 2023, alle prime file delle sfilate tra Milano e Parigi, fino alla costruzione di un brand omonimo e a contratti multipli con multinazionali. Poi l’Antitrust, la multa, il video di scuse e la narrazione incrinata. Il pubblico, abituato a consumare la vita come prodotto, si è ritrovato a mettere in discussione il prodotto stesso.
La richiesta della Procura: 1 anno e 8 mesi tenendo conto del rito abbreviato. Sullo sfondo, anche l’ex manager Fabio Maria Damato e il manager industriale Francesco Cannillo. La sentenza chiarisce un punto: l’“impero Ferragni” si reggeva sulla vendibilità di un personaggio che coincideva con l’azienda. Con l’esito giudiziario, si consuma la fine della “monarchia social” milanese: non crolla soltanto un business, ma un archetipo di successo digitale basato su aspirazione, accesso totale e fiducia commerciale.
Dalla fuga dei brand alla crisi d’immagine
Il 15 dicembre l’Autorità Garante sanziona le società legate a Chiara Ferragni e Balocco per pratica commerciale ingannevole sul pandoro “Pink Christmas”. Tre giorni dopo arriva il video di scuse in tuta grigia e la promessa di una donazione, ma la strategia non argina l’emorragia. I partner iniziano a sfilarsi: Safilo rescinde la licenza degli occhiali per violazione degli impegni contrattuali.
Poco dopo, Coca-Cola decide di non mandare in onda lo spot già girato. Nel 2024 la crisi si allarga: la Procura di Milano ipotizza truffa aggravata e valuta operazioni simili, dalle uova di Pasqua Dolci Preziosi alla bambola Trudi. Il danno d’immagine si trasforma in implosione commerciale: Pigna interrompe i rapporti “nel rispetto del proprio codice etico”, mentre si chiudono collaborazioni come Pantene e Morellato.
La narrazione privata amplifica l’onda lunga: la crisi con Fedez, poi la separazione, alimenta il cortocircuito tra vita e prodotto editoriale “Ferragnez”. L’engagement precipita, i post attirano valanghe di commenti ostili e ogni tag a un brand diventa boomerang reputazionale. L’immagine della “imprenditrice perfetta” si incrina in modo strutturale: il pubblico contesta la promessa di autenticità, i partner temono la polarizzazione e il profilo commerciale perde valore anche nei mercati meno esposti al caso giudiziario.
FAQ
- Qual è l’origine della crisi? Dalla sanzione Antitrust sul pandoro “Pink Christmas” alle indagini per truffa aggravata, con fallout reputazionale.
- Quali brand hanno interrotto le collaborazioni? Tra gli altri, Safilo, Coca-Cola (spot bloccato), Pigna, Pantene, Morellato.
- Che ruolo ha avuto la vita privata? La separazione da Fedez ha amplificato la polarizzazione e l’erosione dell’engagement.
- Come sono cambiati i numeri social? Nonostante i follower, è l’engagement a crollare, riducendo il valore commerciale.
- Quali operazioni sono finite sotto lente? Oltre al pandoro, uova di Pasqua Dolci Preziosi e bambola Trudi.
- Qual è l’impatto sui mercati esteri? Minore esposizione al caso, ma attenzione dei partner per il rischio reputazionale.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Rielaborazione su dati e ricostruzioni riportate dalla stampa italiana, tra cui Il Fatto Quotidiano.
Chiusure, licenziamenti e tentativo di rilancio
Il ridimensionamento è diventato inevitabile: i conti di Fenice Srl mostrano un crollo del fatturato e l’erosione dei margini, imponendo tagli alla struttura. Tra maggio e agosto 2024 vengono chiuse le boutique del Chiara Ferragni Brand a Milano e Roma, con conseguenti licenziamenti e contratti non rinnovati.
L’arretramento retail segna il passaggio obbligato verso un modello più leggero: stock ridotti, canale diretto online e focus sui mercati esteri meno saturi dal punto di vista reputazionale. L’operatività viene razionalizzata su poche linee ad alta rotazione, rinunciando alla spinta di lancio tipica dei sold out istantanei.
Nel 2025 arriva l’iniezione di capitale: aumento da 6,4 milioni sottoscritto per stabilizzare la cassa e coprire debiti operativi. Parallelamente nasce Rivoluzione Romantica, progetto di rebranding che sfrutta un’estetica da “cuore spezzato” e ironia disincantata, con felpe, t-shirt e una candela “It’s gonna be incredible”. Le vendite non replicano i picchi storici, ma puntano su una community più giovane e su pricing accessibile.
Il rientro sulle scene è prudente: presenze a sfilate selezionate, partnership soprattutto all’estero e contenuti social calibrati per ridurre la polarizzazione. L’engagement resta debole, ma la strategia mira alla tenuta del brand personale, mentre il procedimento penale e i riflettori su ex manager e partner industriali continuano a condizionare ogni passo.
FAQ
- Quali negozi sono stati chiusi? Le boutique del brand a Milano e Roma tra maggio e agosto 2024.
- Perché sono stati effettuati licenziamenti? Per il calo del fatturato di Fenice Srl e la necessità di ridurre i costi fissi.
- Qual è la nuova strategia di vendita? Riduzione del retail fisico e focus sull’e-commerce con priorità ai mercati esteri.
- Quanto è stato l’aumento di capitale? 6,4 milioni di euro per sostenere la liquidità e coprire impegni operativi.
- Cosa prevede Rivoluzione Romantica? Rebranding con collezioni basic, estetica “cuore spezzato” e prezzi accessibili.
- L’engagement social è tornato ai livelli precedenti? No, rimane inferiore ai picchi storici nonostante la maggiore attività all’estero.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Sintesi e rielaborazione da ricostruzioni della stampa italiana, tra cui Il Fatto Quotidiano.




