Cellulari e radiofrequenze, studio sugli animali ridimensiona il rischio tumori

Studio su cellulari e cancro: come è stata condotta la nuova ricerca
Un ampio progetto coordinato da istituti di ricerca coreani e giapponesi, tra cui la Ajou University School of Medicine e il Korea Institute of Toxicology, ha riesaminato in modo sistematico il possibile legame tra segnali dei telefoni cellulari e cancro. L’obiettivo era verificare con rigore indipendente le conclusioni del National Toxicology Program statunitense (NTP, 2018), che aveva ipotizzato un aumento di alcuni tumori nei ratti esposti a radiofrequenze. Gli scienziati asiatici hanno replicato il disegno sperimentale chiave, mantenendo però la potenza del segnale entro i limiti di sicurezza oggi previsti per l’uomo, così da produrre dati direttamente rilevanti per l’esposizione reale degli utenti.
La scelta di lavorare “in cieco” per la valutazione patologica, evitando che i patologi conoscessero in anticipo l’appartenenza degli animali ai gruppi esposti o di controllo, ha rafforzato l’affidabilità dei risultati e la loro spendibilità nelle valutazioni di rischio sanitario.
Parametri di esposizione e protocollo sperimentale
I ratti sono stati esposti per 104 settimane a segnali CDMA a 900 MHz, con SAR (Specific Absorption Rate) intorno a 4 W/kg, valore allineato ai limiti massimi previsti dalle principali normative internazionali per la popolazione generale. I gruppi di controllo sono stati mantenuti nelle stesse condizioni ambientali, ma senza irraggiamento. Le procedure istologiche e la classificazione delle lesioni neoplastiche e non neoplastiche sono state standardizzate secondo linee guida tossicologiche internazionali, riducendo al minimo variazioni interpretative tra i diversi laboratori coinvolti.
La durata biennale dell’esperimento copre l’intero ciclo di vita del ratto, consentendo di intercettare anche tumori a insorgenza tardiva. Questo dato temporale è cruciale per la comparabilità con i principali studi regolatori.
Risultati su tumori cerebrali, cardiaci e surrenali
L’analisi patologica non ha evidenziato aumenti statisticamente significativi di tumori cerebrali, cardiaci o delle ghiandole surrenali nei ratti esposti rispetto ai controlli. I pochi casi osservati rientrano nelle oscillazioni attese per la specie e non mostrano pattern dose-risposta coerenti con un effetto cancerogeno delle radiofrequenze. Non sono emerse neppure differenze sostanziali in termini di lesioni precancerose o di alterazioni degenerative correlate specificamente all’irraggiamento. Nel complesso, il quadro è coerente con l’assenza di un effetto oncogeno rilevabile alle condizioni di esposizione testate, rafforzando l’ipotesi che i livelli tipici della telefonia mobile attuale non comportino un incremento di rischio misurabile nei modelli animali.
Implicazioni per il rischio cancerogeno delle radiofrequenze
I nuovi dati si inseriscono in una letteratura che, negli ultimi anni, ha progressivamente ridimensionato l’ipotesi di un forte legame tra radiofrequenze e cancro. La classificazione del 2011 dello IARC dell’OMS, che aveva inserito le RF nel gruppo “possibile cancerogeno” (2B), rifletteva un approccio prudenziale in un contesto di evidenze ancora frammentarie. Gli studi successivi, inclusa questa indagine internazionale, non hanno confermato in modo coerente un aumento di rischio per tumori cerebrali o altre neoplasie, soprattutto a livelli di esposizione comparabili all’uso reale di smartphone. Ciò non implica che il rischio sia matematicamente nullo, ma che, allo stato attuale, non emergono prove robuste di un nesso causale clinicamente rilevante.


La ricerca resta comunque aperta, in particolare sui meccanismi biologici potenziali e sulle esposizioni cumulative di lungo periodo.
Perché i risultati differiscono dal National Toxicology Program
Le divergenze con lo studio del National Toxicology Program si spiegano soprattutto con le differenti condizioni di esposizione: nel NTP alcune configurazioni utilizzavano SAR e durate complessive ben più elevate di quelle realistiche per l’uomo. La nuova ricerca ha invece scelto parametri vicini ai limiti normativi, rendendo i risultati più direttamente traducibili in termini di salute pubblica. Anche gli avanzamenti metodologici nella valutazione istopatologica e nel controllo dei fattori di confondimento hanno contribuito a chiarire meglio il segnale biologico, riducendo il rischio di interpretazioni sovrastimate di singoli cluster tumorali osservati in studi precedenti.
Limiti dei modelli animali e trasferibilità all’uomo
Anche in presenza di risultati rassicuranti, i modelli animali hanno limiti intrinseci: differenze di metabolismo, termoregolazione e risposta tissutale alle RF possono rendere parziale la trasposizione all’uomo. Per questo le conclusioni devono essere integrate con studi epidemiologici di coorte e caso-controllo su grandi popolazioni esposte a lungo termine. I dati disponibili, compresi i registri tumori di Paesi con alta penetrazione della telefonia mobile, non mostrano incrementi sistematici di incidenza correlabili alla diffusione degli smartphone. La convergenza tra evidenza sperimentale ed epidemiologica supporta l’assenza di un forte effetto cancerogeno, pur lasciando spazio al monitoraggio continuo.
Impatto per gli utenti e prospettive della ricerca
Per i cittadini la sintesi operativa è chiara: alle condizioni d’uso tipiche dei telefoni cellulari moderni, le evidenze attuali non indicano un aumento dimostrato del rischio di tumori. Chi lo desidera può comunque adottare misure di precauzione a basso costo, come l’uso di auricolari o vivavoce e la riduzione delle chiamate prolungate con il dispositivo a contatto diretto con la testa. Sul fronte scientifico, la priorità resta il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, in particolare sulle fasce giovani che iniziano ad utilizzare gli smartphone in età precoce, e lo studio di esposizioni multiple legate alle tecnologie emergenti come il 5G.
La credibilità del processo scientifico dipende dalla capacità di aggiornare le valutazioni man mano che arrivano nuovi dati.
Indicazioni pratiche per un uso consapevole del cellulare
In assenza di allarmi fondati, le autorità sanitarie internazionali suggeriscono comportamenti equilibrati: evitare l’uso superfluo del telefono vicino all’orecchio, preferire messaggistica e dispositivi a mani libere quando possibile, non dormire con lo smartphone appoggiato sulla testa o sotto il cuscino. Queste abitudini riducono ulteriormente l’esposizione, pur partendo da livelli già considerati sicuri, e rispondono al principio di precauzione senza alimentare paure infondate. Per i genitori, vale la raccomandazione di limitare uso intensivo e notturno nei bambini, più per motivi di igiene del sonno e attenzione che per timori oncologici documentati.
Linee di ricerca future sulle radiofrequenze
Le prossime fasi di ricerca punteranno su studi a lungo termine su coorti di utenti, integrazione di dati di esposizione individuale più precisi e analisi dei possibili effetti subclinici delle RF, ad esempio su processi infiammatori o stress ossidativo. Sarà cruciale anche valutare la combinazione tra diverse fonti di esposizione ambientale, non solo la telefonia mobile, per comprendere eventuali effetti cumulativi. Parallelamente, la trasparenza sui finanziamenti e la revisione tra pari rigorosa restano elementi essenziali per mantenere l’affidabilità delle conclusioni e la fiducia del pubblico.
FAQ
I segnali dei telefoni cellulari causano il cancro?
Le migliori evidenze disponibili, inclusa la nuova ricerca su ratti con SAR compatibili con i limiti umani, non mostrano un aumento convincente di tumori associato all’uso di telefoni cellulari alle condizioni tipiche d’uso.
Cosa significa la classificazione IARC “possibile cancerogeno”?
La categoria 2B dello IARC indica che non si può escludere del tutto un rischio, ma le prove sono limitate o poco coerenti; è una valutazione prudenziale, non una conferma di pericolosità accertata.
Perché questo studio è considerato più vicino alla realtà d’uso?
La potenza del segnale e il SAR sono stati impostati entro i limiti di sicurezza per la popolazione, rendendo l’esposizione sperimentale paragonabile a quella che sperimenta un normale utente di smartphone.
Devo preoccuparmi se uso il cellulare ogni giorno?
Alla luce delle conoscenze attuali non emergono segnali di rischio oncologico significativo per l’uso quotidiano; adottare semplici misure di precauzione è una scelta opzionale, non un obbligo sanitario.
I bambini sono più vulnerabili alle radiofrequenze?
I dati specifici sui bambini sono ancora limitati, perciò si raccomandano uso moderato, regole di tempo davanti agli schermi e buon senso, più per ragioni comportamentali e di sviluppo che per timori oncologici dimostrati.
Il 5G è più pericoloso delle tecnologie precedenti?
Le bande di frequenza e le modalità di esposizione cambiano, ma i limiti di sicurezza restano stringenti; finora non esistono evidenze che il 5G comporti un rischio cancerogeno superiore rispetto alle reti precedenti.
Ha senso usare custodie o accessori “anti-radiazioni”?
Molti prodotti commerciali non hanno solide validazioni scientifiche; ridurre il tempo di contatto diretto e usare auricolari resta più semplice, economico e trasparente come misura prudenziale.
Qual è la fonte dello studio qui analizzato?
L’analisi si basa su una ricerca collaborativa condotta da istituzioni come la Ajou University School of Medicine e il Korea Institute of Toxicology, descritta e discussa nell’articolo originale pubblicato da Tecnoandroid.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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