Cassese cede in aula sul caso Garlasco e parla di errore

Delitto di Garlasco, l’ex colonnello Cassese ammette errori chiave nelle indagini
Nel corso di Quarto Grado, il programma di Gianluigi Nuzzi in onda su Rete 4, l’ex colonnello dei carabinieri Gennaro Cassese, oggi in congedo, ha ricostruito le prime fasi dell’indagine sul delitto di Garlasco, avvenuto nella villetta di via Pascoli dove il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi.
Davanti alle telecamere, Cassese ha riconosciuto errori investigativi rilevanti, dalla gestione della scena del crimine alla mancata repertazione di tracce potenzialmente decisive, fino alle modalità di sequestro del computer di Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima.
Le sue parole riaprono il dibattito pubblico sulle criticità delle indagini iniziali e sulla tenuta probatoria di alcuni elementi centrali del processo, alimentando nuove domande su come siano stati raccolti, conservati e interpretati gli indizi nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all’omicidio.
In sintesi:
- Cassese ammette errori operativi dei carabinieri nella gestione della scena del crimine.
- Impronte sui pigiama di Chiara Poggi perse dopo il primo esame necroscopico.
- Dubbi sulla porta della taverna e sulla descrizione del corpo fatta da Alberto Stasi.
- Gestione del pc di Stasi riconosciuta dallo stesso Cassese come errore tecnico.
Gli errori iniziali: scena del crimine, impronte e pc di Alberto Stasi
Nel suo racconto, Gennaro Cassese descrive l’ingresso nella villetta di via Pascoli come un momento “drammatico”, con sangue ovunque e l’immediata percezione di una violenza feroce subita da Chiara Poggi.
Tutto il personale, precisa, entrò con calzari e guanti, “ad accezione dei primi due carabinieri”, dettaglio che apre interrogativi sulla possibile contaminazione della scena.
L’ex colonnello ammette di non aver notato subito le impronte di polpastrelli sul pigiama della vittima: *“È un errore fatto dall’Arma dei carabinieri, quella parte di tessuto doveva essere ritagliata e repertata”*. Quando arrivò il professor Ballardini per il primo esame necroscopico, rigirando il corpo, il pigiama si intrise di sangue e le impronte si cancellarono, rendendo impossibile ogni successiva analisi comparativa.
Nei giorni successivi, l’attenzione si concentrò su Alberto Stasi. Cassese precisa che *“i sospetti non furono immediati”*, ma emersero incongruenze: la descrizione della famosa porta di accesso alla taverna non combaciava con il reale meccanismo di apertura e, soprattutto, su quella porta non fu rilevata alcuna impronta di Stasi.
Ulteriore elemento critico: Stasi descrisse il volto di Chiara come “bianco, pulito”, mentre dalle foto – che Cassese dice di avergli mostrato – risultava “intriso di sangue”.
Sul pc di Stasi, l’ex colonnello rivendica l’assenza di dolo ma riconosce un grave errore tecnico: alcuni file furono aperti, il cestino svuotato e il famoso file “tesi” non venne mai aperto, scelta che finì per alterare la tracciabilità temporale delle attività informatiche, con impatto sulle successive valutazioni processuali.
Conseguenze, dubbi ancora aperti e impatto sul dibattito pubblico
Le ammissioni di Gennaro Cassese riaccendono i riflettori su una delle inchieste più discusse della cronaca nera italiana, già segnata da sentenze, ripensamenti e analisi critiche da parte di magistrati e consulenti, come ricordato anche da interventi televisivi successivi sul caso Garlasco.
Il riconoscimento di errori nella repertazione delle prove biologiche e nella gestione dei reperti digitali consolida l’idea che le prime ore di un’indagine siano decisive e irreversibili: ciò che si perde allora, difficilmente si recupera più tardi.
In prospettiva, le dichiarazioni di Cassese possono alimentare nuove richieste di approfondimento mediatico e accademico sulle prassi investigative, stimolando un confronto più rigoroso tra forze dell’ordine, magistratura e comunità scientifica sulle procedure da adottare in casi di omicidio complessi e altamente mediatici.
FAQ
Cosa ha ammesso esattamente l’ex colonnello Gennaro Cassese sul caso Garlasco?
Cassese ha ammesso errori operativi dei carabinieri nella gestione della scena del crimine e del pc di Alberto Stasi, riconoscendo mancate repertazioni e scelte tecniche sbagliate.
Perché le impronte sul pigiama di Chiara Poggi sono considerate decisive?
Le impronte sui pigiama avrebbero potuto indicare chi toccò il corpo di Chiara Poggi. L’intrusione del sangue durante l’esame necroscopico le ha cancellate irrimediabilmente.
Quali errori sono stati commessi sul computer di Alberto Stasi?
È accertato che alcuni file furono aperti, il cestino svuotato e il file “tesi” mai aperto, compromettendo la ricostruzione cronologica delle attività informatiche.
Le indagini furono concentrate solo su Alberto Stasi fin dall’inizio?
No, secondo Cassese i sospetti su Alberto Stasi non furono immediati. Furono sentite circa 300 persone, ma successive incongruenze focalizzarono l’attenzione su di lui.
Quali sono le fonti utilizzate per la ricostruzione di questo articolo?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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