Cassazione assolve imputati per violenza di gruppo, basta il consenso da ubriaca e scoppia la bufera sulle vittime

Indice dei Contenuti:
“Consenziente anche se ubriaca”: la Cassazione assolve due imputati per violenza di gruppo
Il caso giudiziario
Una giovane di 18 anni denunciò di aver subito abusi al termine di una serata ad alto tasso alcolico in un locale del centro di Ravenna, nell’ottobre 2017. La notte tra il 5 e il 6 ottobre venne accompagnata a spalla in un appartamento, messa sotto la doccia per farla riprendere e, secondo l’accusa, costretta a un rapporto sessuale mentre veniva ripresa con un telefono cellulare.
I due imputati, oggi 35enne e 36enne, furono inizialmente arrestati e poi rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame dopo pochi giorni. L’inchiesta ipotizzava violenza sessuale di gruppo, ritenendo la ragazza incapace di esprimere un consenso libero e consapevole a causa dell’alcol. Una parte centrale del fascicolo è sempre stata il video girato in casa, analizzato in dettaglio dai giudici di merito e dai consulenti.
Nei tre gradi di giudizio, la linea difensiva ha insistito sulla ricostruzione di un rapporto volontario, sostenendo che la giovane fosse lucida nelle fasi riprese dalle immagini. La valutazione della sua condizione psicofisica è diventata il nodo cruciale dell’intera vicenda.
Le motivazioni delle sentenze
Il Tribunale di Ravenna ha assolto i due imputati con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, escludendo la sussistenza di una costrizione o di uno stato di totale incapacità della ragazza. Le immagini registrate sono state giudicate compatibili con un comportamento ritenuto consenziente, pur in un contesto di forte abuso di alcolici.
La Corte d’Appello di Bologna ha confermato l’assoluzione, aderendo alla lettura secondo cui il grado di ubriachezza non avrebbe annullato, in quel preciso frangente, la capacità della giovane di autodeterminarsi. Per i giudici di secondo grado non vi era prova sufficiente di un dissenso esplicito o di un’incapacità totale di opporsi. Anche gli elementi medici e testimoniali sono stati valutati non idonei a ribaltare il verdetto.
La Corte di Cassazione ha reso definitiva la decisione dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale di Bologna. Di fatto, il terzo grado ha blindato l’impianto motivazionale dei giudici territoriali, chiudendo la strada a ulteriori contestazioni penali sul punto.
Reazioni e ricadute sociali
Dopo la prima assoluzione, davanti al Tribunale di Ravenna si tennero manifestazioni promosse da associazioni contro la violenza di genere, che denunciarono il rischio di messaggi “normalizzanti” verso i rapporti sessuali con persone in stato di forte alterazione. Il caso ha alimentato un dibattito acceso su consenso, alcol e tutela penale, con particolare attenzione alle giovani donne.
Gli avvocati Francesco Papiani e Raffaella Salsano, difensori di uno degli imputati, hanno espresso soddisfazione per la decisione definitiva, sottolineando il “grave danno di immagine” patito dai loro assistiti, etichettati a lungo come “predatori sessuali”. La vicenda è durata anni, con un impatto personale e professionale rilevante per entrambi gli uomini coinvolti.
Sul piano giuridico, il caso viene già letto dagli operatori del diritto come un precedente significativo sul tema della capacità di prestare consenso in situazioni di ubriachezza. Il punto sensibile resta la soglia tra semplice alterazione e incapacità totale, linea che le sentenze hanno tracciato in modo rigoroso ma destinato a far discutere dottrina e opinione pubblica.
FAQ
D: Dove sono avvenuti i fatti contestati?
R: In un appartamento di Ravenna, dopo una serata in un locale del centro cittadino.
D: In quale periodo si collocano gli eventi?
R: Nella notte tra il 5 e il 6 ottobre 2017, secondo gli atti processuali.
D: Qual era l’accusa mossa agli imputati?
R: Era contestata la violenza sessuale di gruppo, con presunta incapacità di consenso della ragazza per abuso di alcol.
D: Come si sono pronunciati i giudici di primo grado?
R: Il Tribunale di Ravenna ha assolto entrambi con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
D: Cosa ha stabilito la Corte d’Appello di Bologna?
R: Ha confermato integralmente le assoluzioni, ritenendo non provata la violenza di gruppo.
D: Qual è stato il ruolo della Cassazione?
R: La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale, rendendo definitive le assoluzioni.
D: Chi sono i principali difensori citati?
R: Gli avvocati Francesco Papiani e Raffaella Salsano, legali di uno degli imputati.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria del caso?
R: Il caso è stato ricostruito e diffuso da agenzie e testate nazionali, tra cui l’agenzia di stampa Adnkronos.




