Caso Bellavia: il consulente derubato trasformato in sospettato, i retroscena che cambiano l’inchiesta

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Furto dei file e vulnerabilità degli archivi digitali di Bellavia
Gian Gaetano Bellavia, consulente tecnico per numerose Procure italiane, denuncia il furto di oltre un milione di file dal server del proprio studio professionale, condiviso con la socia Fulvia Ferradini. Si tratta di atti, perizie, documenti contabili e materiali d’indagine digitalizzati, relativi a procedimenti giudiziari definiti “ad alta sensibilità”, sottratti entro la fine di settembre 2024. Le informazioni contenute in quei database riguardano soggetti, società e indagini tuttora delicate, trasformando l’archivio violato in un potenziale arsenale di ricatto e divulgazione abusiva.
Secondo quanto emerge dalle denunce, i dati sono stati prelevati direttamente dall’infrastruttura informatica dello studio, dove erano conservati i fascicoli connessi alle consulenze svolte per le Procure e i Tribunali – da Varese a Palermo, da Genova ad Ancona. La domanda cruciale resta inevasa: quei file, una volta sottratti, sono semplicemente stati copiati oppure anche commercializzati, e se sì, a beneficio di chi?
Un passaggio decisivo è il rinvio a giudizio, con citazione diretta, disposto dal Pubblico Ministero nei confronti di un’ex collaboratrice dello studio, indicata da Bellavia nella querela per furto. La notizia compare solo sei mesi dopo sul Corriere della Sera, a firma Luigi Ferrarella, aprendo ulteriori interrogativi sulla sicurezza degli archivi digitali utilizzati dai consulenti giudiziari e sulla gestione dei dati sensibili affidati loro dalle Autorità.
Dal ruolo di parte lesa alla costruzione del “sospettato” mediatico
Bellavia, 71 anni, è un dottore commercialista e revisore dei conti che ha collaborato come consulente tecnico con almeno quindici distretti giudiziari, da Varese a Palermo, da Genova ad Ancona. Non un professionista che si propone, ma un tecnico “precettato” dai magistrati, come lui stesso ricorda: il conferimento degli incarichi è un dovere imposto dall’Autorità Giudiziaria ai professionisti qualificati.
Questo profilo istituzionale, tuttavia, viene rapidamente messo in ombra da una narrazione che, dopo la notizia del rinvio a giudizio dell’ex collaboratrice, cambia registro. Alcuni quotidiani, in particolare Il Giornale e Libero, spostano il fuoco dal furto informatico alle attività del consulente, alimentando dubbi e sospetti sulla gestione del materiale sensibile.
Le domande pubbliche del senatore Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, trasformate in interrogazione al Ministro dell’Interno, amplificano il clima di sospetto: quali documenti aveva a disposizione Bellavia? Quei dati, raccolti per conto delle Procure, sono stati usati per inchieste televisive, in particolare per la trasmissione Report? Esiste un nuovo caso di “dossieraggio” ai danni di esponenti politici o istituzionali?
In questa cornice, la posizione di parte lesa scivola verso quella del “presunto manovratore” di archivi occulti. Il furto subìto dal consulente finisce quasi sullo sfondo, mentre il vero bersaglio mediatico diventa il rapporto fra Report, le consulenze di Bellavia e i legami con la Procura di Milano e altri uffici giudiziari, spostando l’attenzione dal reato informatico alle ricadute politiche e televisive del caso.
Interrogativi giudiziari irrisolti e rischi per le indagini ancora in corso
Dietro il furto dei file dello studio di Gian Gaetano Bellavia resta una serie di nodi giudiziari aperti. Non è chiaro se esista un procedimento parallelo, contro ignoti, per la possibile ricettazione del materiale sottratto né se i dati rubati siano stati venduti, ceduti o utilizzati per attività di pressione o discredito. La domanda sul possibile “mandante” del furto, cioè su chi possa aver commissionato l’operazione prima che avvenisse, al momento non trova un riscontro pubblico negli atti noti.
Altrettanto incerto è l’impatto sulle indagini tuttora in corso: gli atti digitalizzati finiti nel mirino riguardano procedimenti delicati e la sottrazione potrebbe compromettere linee investigative, fonti e strategie delle Procure coinvolte. Il rischio è che fascicoli sensibili vengano rallentati, archiviati o comunque condizionati dal timore di ulteriori fughe di notizie e utilizzi impropri.
A complicare il quadro c’è il “giallo” segnalato dal Corriere della Sera: un documento di 36 pagine, contenente l’elenco di persone presuntamente danneggiate dal furto, sarebbe comparso nel fascicolo della Procura “senza tracciamento” di ingresso. Un’anomalia che apre ulteriori quesiti sulla filiera di gestione degli atti e sull’eventuale circolazione non controllata di materiale ultrasensibile, mentre resta il timore che, una volta dissipata la polemica mediatica, le prime domande sul furto restino senza risposta.
FAQ
Qual è il fulcro del caso che coinvolge Gian Gaetano Bellavia?
Il caso ruota attorno al furto di oltre un milione di file “ad alta sensibilità” dall’archivio digitale dello studio di Bellavia, contenenti atti e documenti legati a numerose indagini giudiziarie.
Chi è Bellavia e quale ruolo ricopre nel sistema giudiziario?
Bellavia è un dottore commercialista e revisore dei conti che ha operato come consulente tecnico per Procure e Tribunali di vari distretti italiani, chiamato dai magistrati in qualità di esperto.
Chi è finito a giudizio per il furto dei file?
Un’ex collaboratrice dello studio di Bellavia è stata rinviata a giudizio con citazione diretta dal Pubblico Ministero, dopo essere stata indicata nella denuncia presentata dal consulente.
Perché si parla di costruzione del “sospettato” mediatico?
Dopo la notizia del rinvio a giudizio, parte della stampa ha spostato l’attenzione dal furto alle attività di Bellavia, sollevando dubbi sulla gestione dei dati e collegandolo alla trasmissione Report.
Che ruolo hanno avuto Il Giornale, Libero e le dichiarazioni di Maurizio Gasparri?
Questi soggetti hanno amplificato interrogativi sul possibile uso dei documenti nelle inchieste televisive e sul rischio di “dossieraggio”, contribuendo a trasformare la parte lesa in figura sotto sospetto.
Quali sono i principali interrogativi giudiziari ancora senza risposta?
Restano aperte le domande su eventuali mandanti, su un possibile mercato dei file rubati, sull’esistenza di procedimenti per ricettazione e sull’impatto del furto sulle indagini in corso.
Quali elementi sono stati rivelati dal Corriere della Sera?
Il Corriere della Sera ha riportato il rinvio a giudizio dell’ex collaboratrice e ha segnalato il “giallo” di un documento di 36 pagine inserito negli atti della Procura senza tracciamento formale di ingresso.




