Casa Bianca guida la svolta sulle criptovalute, banche in pressing silenzioso

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Una settimana decisiva per le regole sulle stablecoin
La Casa Bianca si prepara a convocare la prossima settimana un tavolo ristretto con i vertici delle principali banche statunitensi e delle maggiori società crypto, per affrontare uno dei capitoli più delicati della futura regolamentazione degli asset digitali negli Stati Uniti. Al centro del confronto ci sarà il modo in cui il Clarity Act intende disciplinare interessi e ricompense riconosciuti ai clienti che detengono stablecoin ancorate al dollaro. L’iniziativa arriva dopo anni di pressioni dell’industria, che chiede norme federali chiare e uniformi per uscire dall’attuale zona grigia regolamentare.
Secondo le anticipazioni emerse da un report di Reuters, l’obiettivo politico è trovare un equilibrio tra innovazione fintech e tutela della stabilità finanziaria, evitando arbitraggi regolamentari tra banche tradizionali e piattaforme crypto. La partita, però, è tutt’altro che tecnica: dal perimetro concesso alle stablecoin dipenderà anche il futuro della raccolta bancaria, l’evoluzione dei pagamenti digitali in dollari e il posizionamento globale degli USA nella competizione sulle valute digitali private.
Il confronto si preannuncia teso: da una parte gli intermediari tradizionali difendono il sistema dei depositi assicurati, dall’altra gli operatori crypto rivendicano spazio per modelli di business basati su rendimenti competitivi e flessibilità tecnologica. Il tavolo della Casa Bianca dovrà sciogliere ambiguità normative che da mesi bloccano prodotti chiave per il mercato, con impatti diretti su milioni di utenti retail e investitori istituzionali.
Stablecoin, interessi e rischio fuga di depositi bancari
Il nodo principale riguarda la possibilità di offrire interessi o altre forme di reward sulle stablecoin indicizzate al dollaro, come USDC o USDT, detenute su exchange o piattaforme di finanza decentralizzata. Il framework approvato lo scorso anno ha vietato esplicitamente agli emittenti di stablecoin di pagare interessi, ma ha lasciato aperta una zona grigia su broker, exchange e operatori terzi che potrebbero riconoscere rendimenti sulle giacenze dei clienti. Proprio questa ambiguità è diventata la linea di frattura principale nel processo legislativo.
Le big del settore crypto sostengono che i reward rappresentino uno strumento essenziale per attrarre e fidelizzare utenti, specialmente in un contesto in cui i tassi di interesse tradizionali sono tornati a livelli elevati. Limitare questi incentivi, secondo gli operatori, significherebbe penalizzare l’innovazione, ridurre la competitività del mercato statunitense e spingere gli utenti verso giurisdizioni estere più permissive. Per gli exchange, la possibilità di offrire rendimento sulle stablecoin è paragonabile ai conti remunerati del mondo bancario.
Le grandi banche, invece, vedono nelle stablecoin un potenziale “buco nero” per i depositi. L’istituto Standard Chartered ha avvertito che, in uno scenario di deregolamentazione, le stablecoin potrebbero drenare fino a 500 miliardi di dollari dai depositi bancari statunitensi entro il 2028. Una cifra che, se confermata, indebolirebbe uno dei pilastri del funding del sistema bancario, con possibili ripercussioni sulla capacità di erogare credito all’economia reale e sulla stabilità complessiva del sistema finanziario.
Equilibrio tra innovazione digitale e stabilità finanziaria
Per il legislatore federale, la sfida è definire un quadro per gli asset digitali che non soffochi l’innovazione ma neppure replichi gli squilibri visti in altre fasi di deregulation finanziaria. Il Clarity Act nasce proprio con l’obiettivo di fissare regole chiare sulla natura giuridica delle stablecoin, sulla protezione dei consumatori, sulla segregazione delle riserve e sulla distribuzione delle competenze tra regolatori come la SEC e la CFTC. Il dossier sui rendimenti è cruciale perché tocca il confine tra servizi bancari regolati e nuovi prodotti crypto ad alto tasso di sperimentazione.
Nel dibattito emergono scenari intermedi: dalla possibilità di consentire interessi solo entro soglie predeterminate, all’obbligo per gli operatori crypto di ottenere licenze simili a quelle bancarie, fino alla creazione di una categoria ad hoc di “intermediari di pagamento digitali” sottoposti a vigilanza prudenziale. Sul tavolo anche opzioni di trasparenza rafforzata: disclosure obbligatoria sui rischi, limiti di concentrazione dei fondi in stablecoin e regole AML/KYC più stringenti per chi offre prodotti remunerati.
Per gli USA, il negoziato ha una dimensione strategica: definire per primi uno standard regolamentare sulle stablecoin potrebbe influenzare le scelte di altre grandi giurisdizioni e incidere sul ruolo globale del dollaro nell’era digitale. Al contrario, una normativa percepita come eccessivamente punitiva rischierebbe di spingere innovatori e capitali verso Europa, Asia o mercati emergenti più aperti, riducendo il peso di Wall Street nell’ecosistema crypto globale.
FAQ
D: Che cos’è il Clarity Act?
R: È una proposta di legge federale che mira a definire regole chiare per stablecoin e asset digitali negli Stati Uniti, inclusa la disciplina degli interessi.
D: Perché la Casa Bianca incontra banche e società crypto?
R: Per trovare un compromesso tra tutela della stabilità finanziaria e possibilità per le piattaforme crypto di offrire rendimenti competitivi sulle stablecoin.
D: Gli emittenti di stablecoin possono pagare interessi ai clienti?
R: Il framework attuale lo vieta agli emittenti, ma non chiarisce pienamente il ruolo di exchange e altri intermediari terzi.
D: Perché le banche sono contrarie ai rendimenti sulle stablecoin?
R: Temono una fuga di depositi verso strumenti digitali non assicurati, con effetti potenzialmente destabilizzanti sul sistema bancario tradizionale.
D: Cosa chiedono invece le società crypto?
R: Chiedono la possibilità di offrire interessi e reward sulle giacenze in stablecoin, considerandoli essenziali per attrarre utenti e capitali.
D: Quali rischi corrono gli utenti retail?
R: Rischiano perdite in caso di fallimento di piattaforme o problemi sulle riserve delle stablecoin, poiché i fondi non sono coperti come i depositi bancari.
D: Il Clarity Act influenzerà anche gli investitori istituzionali?
R: Sì, perché determinerà il perimetro regolamentare entro cui fondi, broker e gestori potranno usare stablecoin in prodotti regolati.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su questi negoziati?
R: Le informazioni più dettagliate sul tavolo della Casa Bianca e sul dibattito legislativo provengono da un report di Reuters.




