Carlo Conti travolto da un caso clamoroso, ultimatum in Rai su una figura scomoda che rischia Sanremo

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Carlo Conti nella bufera, deve cacciarla immediatamente o Sanremo non può continuare
Bufera su Sanremo
Il nome di Carlo Conti è improvvisamente finito nell’occhio del ciclone, mentre l’attesa per il prossimo Festival di Sanremo si intreccia a una polemica che monta sui social minuto dopo minuto. Il dibattito è esploso attorno a una decisione musicale che coinvolge una delle voci italiane più note al mondo, trasformando una normale operazione discografica in un caso nazionale. La richiesta più estrema che circola online è brutale: “va cacciata subito o il Festival non può andare avanti”.
In gioco non c’è soltanto il cast del Festival, ma la tenuta stessa del marchio Sanremo come evento “di tutti”, non schierato e capace di tenere insieme pubblici diversi. Nel mirino è finita Laura Pausini, chiamata in causa come simbolo di un presunto cortocircuito tra musica, potere mediatico e politica. Intanto, dall’entourage di Conti nessuna presa di posizione netta: linea del silenzio, almeno per ora.
Dietro la tempesta digitale emergono domande cruciali per la Rai: fino a che punto assecondare la pressione dei social? E quale prezzo pagherebbe il Festival se venisse percepito come ostaggio delle campagne d’odio organizzate?
La cover che divide
Al centro della contesa c’è la rilettura di “Due vite”, brano con cui Marco Mengoni ha trionfato a Sanremo 2023. La versione italo-francese, ribattezzata “La Dernière Chanson”, è stata incisa da Laura Pausini in duetto con Lieb, giovane finalista di Star Academy in Francia. Un’operazione perfettamente nella norma dell’industria musicale internazionale, presumibilmente concordata e autorizzata dallo staff di Mengoni.
Sui social, però, la reazione è degenerata: accuse di “appropriazione”, critiche sulla tempistica (“troppo presto per toccare un pezzo così”), attacchi personali al timbro e allo stile interpretativo della cantante. Il tono, più che da confronto musicale, è apparso da regolamento di conti ideologico. Molti utenti hanno riesumato il caso del 2022, quando la Pausini rifiutò di cantare “Bella Ciao” in tv spagnola definendola “troppo politica”, trasformando ogni sua mossa successiva in un processo permanente.
Il risultato è una polarizzazione totale: chi chiede l’esclusione di Pausini dal perimetro sanremese e chi la difende come bersaglio di una “sinistra pop” che usa la musica come arma identitaria.
Strategia Rai e rischio boomerang
A complicare il quadro c’è la posizione di Fiorello, che è sceso in campo a difesa di Pausini: “Le canzoni sono di tutti, una cover è un omaggio, non un furto. Mengoni avrà anche ringraziato”. Parole che ricordano una regola non scritta della musica leggera: i grandi brani vivono anche grazie alle reinterpretazioni. Eppure, sui social, neppure una voce autorevole sembra bastare a placare la furia delle tribù digitali.
Per Carlo Conti il rebus è delicato: ignorare le richieste di “epurazione” rischia di alimentare nuovi attacchi, cedere vorrebbe dire certificare che la linea editoriale del Festival di Sanremo è dettata da hashtag e trend del momento. In mezzo, la Rai deve tutelare audience, immagine istituzionale e credibilità internazionale del suo prodotto di punta. Ogni scelta su ospiti, super-ospiti e collaborazioni artistiche verrà letta come un messaggio politico, comunque vada.
Sanremo conferma così di essere molto più di un concorso di canzoni: è il termometro di un Paese che proietta su palco, conduttore e artisti le proprie fratture culturali, trasformando ogni cover in referendum identitario.
FAQ
D: Perché Carlo Conti è finito nella polemica?
R: Il suo nome è coinvolto perché come direttore e conduttore di Sanremo viene ritenuto responsabile delle scelte artistiche, inclusa la presenza o meno di Laura Pausini.
D: Cosa ha scatenato la bufera su Laura Pausini?
R: La pubblicazione della cover italo-francese di “Due vite”, percepita da molti come troppo precoce e come gesto “invasivo” verso il brano di Mengoni.
D: Mengoni ha osteggiato la cover di Due vite?
R: Non risultano prese di posizione pubbliche contro la cover; nel mercato discografico queste operazioni avvengono normalmente con il consenso dell’autore.
D: Che ruolo ha avuto Fiorello nella vicenda?
R: Fiorello ha difeso Pausini, ricordando che le canzoni appartengono a tutti e che le cover sono da sempre un omaggio all’originale.
D: Perché torna a galla il caso Bella Ciao?
R: Il rifiuto di cantare Bella Ciao in una tv spagnola è usato da alcuni come prova di una presunta “neutralità” politica della cantante, diventata pretesto per nuove critiche.
D: Sanremo rischia davvero di cambiare cast per la polemica?
R: Al momento non ci sono conferme ufficiali su esclusioni legate alla vicenda, ma la pressione dei social viene attentamente monitorata.
D: Come incide la politica su questa controversia musicale?
R: La discussione sulla cover si è trasformata in scontro ideologico, con l’arte usata come campo di battaglia simbolico tra opposte tifoserie politiche.
D: Qual è la fonte giornalistica citata nella ricostruzione?
R: La ricostruzione prende le mosse dal materiale giornalistico originariamente pubblicato dalla stampa italiana specializzata in spettacolo, come indicato nell’articolo di provenienza.




