Carlo Conti immagina Sanremo futuro senza big, svela retroscena su Occidentali Karma e auspica conduzione giovane innovativa

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Carlo Conti: «Sanremo senza big? Ho lavorato per chi ci sarà nel 2027, spero conduca uno giovane. Misi mano a Occidentali?s Karma e vinse»
Sanremo 2027 e il passaggio di testimone
Nel pieno della preparazione del Festival 2026, Carlo Conti guarda già oltre e immagina una guida diversa per l’edizione successiva. Sottolinea il desiderio di vedere sul palco dell’Ariston un volto più giovane, energico, «aitante e belloccio», pronto a raccogliere l’eredità del suo lavoro artistico e televisivo.
Il conduttore precisa di aver impostato una struttura pensata anche per chi arriverà dopo, costruendo un format più flessibile e moderno, in grado di adattarsi a gusti e linguaggi delle nuove generazioni. L’obiettivo è consegnare un Festival pronto all’evoluzione, non blindato su un solo stile o su un unico conduttore.
Questa visione di lungo periodo trasforma l’edizione 2026 in un ponte strategico verso il 2027, aprendo di fatto una corsa alla successione che coinvolge conduttori, autori e management televisivo, con ricadute immediate sul mercato discografico e sul posizionamento del marchio Sanremo.
Nuova direzione musicale e gestione delle assenze
Per il prossimo Festival, il direttore artistico annuncia una griglia musicale più sfaccettata, con aperture al rock, al country, al rap puro, ai suoni latini e a un pop meno prevedibile, capace di includere anche brani senza ritornello tradizionale. L’intenzione è aggiornare la colonna sonora del Paese senza perdere la centralità del palcoscenico sanremese.
La questione dei “big” assenti viene ridimensionata: per Conti conta soprattutto chi accetta il confronto, non chi resta fuori per scelta o strategia. La selezione punta su repertori solidi e identità artistiche chiare, più che su curriculum e classifiche.
In questo quadro la direzione artistica diventa la fase decisiva: una volta annunciati i nomi al TG1, il lavoro creativo per lui è concluso e inizia la dimensione di show televisivo, fatta di scalette, tempi e spettacolo, che considera parte del proprio mestiere “normale”.
Dietro le quinte: dal caso Gabbani alla tv del futuro
Nella sua esperienza sanremese, il conduttore ricorda anche quando intervenne sulla struttura di “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani, contribuendo a limare il brano che poi vinse il Festival. Quel precedente dimostra come il ruolo del direttore artistico non sia solo organizzativo, ma anche editoriale e, a tratti, creativo.
La sua visione è quella di un Sanremo laboratorio, dove singole intuizioni possono cambiare il destino di un pezzo e di un artista, incidendo su classifiche, passaggi radiofonici e carriera internazionale. La linea è di favorire canzoni leggibili dal grande pubblico ma mai banali, con attenzione maniacale a durata, incisi, bridge e impatto in diretta.
Questa impostazione guarda anche alla tv del futuro: una narrazione compatibile con social, clip brevi e piattaforme digitali, senza snaturare l’impianto classico del Festival trasmesso da Rai 1 e spinto da un ecosistema multipiattaforma sempre più centrale per la musica italiana.
FAQ
D: Chi è l’attuale direttore artistico del Festival?
R: Il ruolo è affidato a Carlo Conti, che cura sia la selezione dei brani sia l’impianto dello show televisivo.
D: Cosa desidera per la conduzione del Festival 2027?
R: Auspica un conduttore più giovane, energico e telegenico, a cui consegnare il lavoro impostato nelle edizioni precedenti.
D: Come cambia la linea musicale rispetto al passato recente?
R: È previsto un ventaglio più ampio di generi: rock, country, rap puro, sonorità latine, pop e brani non convenzionali.
D: Quanto contano i cosiddetti “big” nella selezione?
R: La priorità viene data alla qualità delle proposte e alla coerenza del progetto artistico, più che al nome in cartellone.
D: Perché “Occidentali’s Karma” è un caso emblematico?
R: Perché Conti intervenne sulla struttura del brano di Francesco Gabbani, che in seguito vinse il Festival, mostrando il peso delle scelte artistiche.
D: Quando per Conti “finisce” il Festival dal punto di vista creativo?
R: Nel momento in cui vengono annunciati i nomi al TG1; da lì in poi prevale la dimensione televisiva.
D: Qual è la fonte giornalistica delle dichiarazioni riportate?
R: Le affermazioni citate provengono da un’ospitata nel podcast “Pezzi: dentro la musica” e da un’intervista ripresa dalla stampa italiana, in particolare da Corriere della Sera.
D: In che modo il Festival viene adattato all’era digitale?
R: Viene pensato per funzionare su tv generalista, social e piattaforme streaming, con brani e contenuti adatti a clip e fruizione on demand.




