Cameriera sopravvissuta svela il caos senza estintori e i volti dei morti: la verità che inquieta
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Testimonianza della sopravvissuta
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Louise Leguistin, 25 anni, ricostruisce davanti agli inquirenti la notte del rogo al Constellation di Crans-Montana. Racconta di essersi sentita disorientata e sola, travolta dal panico mentre le fiamme avanzavano e le urla riempivano il locale. Dice di aver percepito un’attesa interminabile per l’arrivo dei soccorsi e di aver provato un senso di impotenza di fronte alla scena.
Da quella notte” confessa “fatico a dormire: rivedo i volti dei morti, riconosciuti all’esterno, bruciati; l’odore è rimasto nel naso”. Afferma di non considerare “ferite” i due tagli riportati, rispetto alla gravità di quanto accaduto. Sottolinea uno stato persistente di tristezza, angoscia e shock, con un senso di colpa per essere sopravvissuta.
Spiega di aver accettato il lavoro dopo un colloquio telefonico con Jessica Moretti una settimana e mezza prima, attirata dall’idea di fare esperienza in Svizzera e risparmiare. Dice di aver legato con i colleghi, citando il capobarman Gaëtan, il dj Mateo e la cameriera Cyane Panine, poi tra le 40 vittime.
Riferisce che durante i festeggiamenti, al momento dell’innesco, Jessica stava filmando la scena: l’ha vista salire le scale e allontanarsi in fretta, senza più incontrarla. Alla domanda sui rapporti con i Moretti risponde: “Nessuno”.
Carenze di sicurezza e formazione
Louise Leguistin riferisce di non aver ricevuto alcuna istruzione su procedure antincendio o gestione delle emergenze: le era stato spiegato soltanto l’assetto operativo del reparto. Nessun briefing, nessuna simulazione, nessuna indicazione su evacuazioni o uso dei presidi di primo intervento.
Alla domanda specifica sugli estintori, risponde in modo esitante: “Credo ce ne sia uno”, segnale di dispositivi non segnalati o non accessibili. Questo dettaglio, unito all’assenza di formazione, suggerisce un contesto lavorativo privo di protocolli minimi di sicurezza.
Le criticità si estendono alle vie di fuga: un cartello c’era, ma “non molto visibile”. I clienti, secondo la testimone, non avrebbero mai notato quella porta. Gli accertamenti svizzeri hanno rilevato che l’uscita d’emergenza risultava bloccata da un mobiletto, un ostacolo fisico che avrebbe compromesso l’evacuazione nei primi minuti cruciali.
Il quadro delineato combina scarsa segnaletica, presunti presidi antincendio non identificabili e una cultura della prevenzione inesistente. In assenza di istruzioni chiare e di una catena di comando per le emergenze, la risposta del personale è stata affidata all’improvvisazione, con esiti catastrofici nella notte di Capodanno.
Responsabilità e dubbi sull’inchiesta
L’istruttoria si concentra sui Moretti, indagati per la strage di Capodanno, con elementi che mettono in discussione la loro versione su caschi, travestimenti e dinamiche dei festeggiamenti. La testimonianza di Louise Leguistin contraddice i coniugi su più punti, indicando che Jessica Moretti stava filmando mentre iniziavano le fiamme e si allontanava rapidamente.
Restano interrogativi sulla gestione dei dispositivi di sicurezza e sull’assenza di formazione del personale, profili che incidono su eventuali responsabilità gestionali e penali. Il sequestro dei pc dei Moretti solo il 14 gennaio alimenta perplessità difensive e delle parti civili su tempi e completezza della cristallizzazione delle prove digitali.
Gli inquirenti svizzeri hanno accertato l’ostruzione dell’uscita d’emergenza con un mobiletto, circostanza che aggrava il quadro organizzativo del locale. La tracciabilità dei ruoli durante la serata, le decisioni in tempo reale e l’eventuale delega di responsabilità operative restano nodi cruciali.
La ricostruzione degli eventi punta a verificare se omissioni, negligenze o scelte imprudenti abbiano contribuito all’elevato numero di vittime e feriti. La discrepanza tra quanto dichiarato dai titolari e le deposizioni del personale sarà centrale per definire il perimetro delle imputazioni.
FAQ
- Chi sono gli indagati principali? I coniugi Moretti, titolari del Constellation.
- Cosa contraddice la testimone? Versioni su caschi, travestimenti e dinamiche video riprese durante l’innesco.
- Perché il sequestro dei pc è contestato? Effettuato il 14 gennaio, solleva dubbi su tempestività e integrità probatoria.
- Quali carenze strutturali sono emerse? Uscita d’emergenza bloccata e segnaletica poco visibile.
- Il personale era formato? Secondo Louise Leguistin, nessuna formazione antincendio o prove di evacuazione.
- Quali reati si valutano? Ipotesi di responsabilità per omissioni, negligenza e gestione della sicurezza.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Ricostruzioni riportate dal Corriere della Sera sulla deposizione della sopravvissuta.




