Bruzzone rompe il silenzio sulla madre scomparsa, la casa blindata e il marito poliziotto che vigila sempre

Indice dei Contenuti:
Roberta Bruzzone, la casa fortezza, il marito poliziotto e la morte della mamma: «Ovunque tu sia, sarai sempre con me»
Infanzia, radici liguri e vocazione alla criminologia
Roberta Bruzzone nasce il 1° luglio 1973 a Finale Ligure, in provincia di Savona, in una famiglia in cui la divisa e il senso dello Stato sono centrali. Primogenita di Domenico Bruzzone, poliziotto, e di Virginia “Marisa” Zunino, cresce tra disciplina, rigore e una forte educazione al rispetto delle regole. Sin da ragazza mostra un’attrazione per i casi di cronaca nera, per le dinamiche della mente criminale e per il lato oscuro dei rapporti familiari.
Dopo il liceo decide di trasferirsi in Piemonte e si laurea in Psicologia clinica all’Università degli Studi di Torino, per poi specializzarsi in psicologia forense e criminologia investigativa. La scelta di campo è netta: studiare il crimine dall’interno, ricostruire moventi, pattern comportamentali, manipolazioni. Con il tempo costruisce una carriera solida tra consulenze ai tribunali, perizie complesse e incarichi nei processi più esposti mediaticamente.
La sua figura conquista spazio in televisione, dove diventa ospite fissa in talk e programmi di approfondimento, trasformandosi in uno dei volti più riconoscibili della criminologia italiana. L’esposizione pubblica, però, la costringe a proteggere sempre di più la propria sfera privata.
La casa fortezza e il marito poliziotto
Nella vita quotidiana, Roberta Bruzzone vive in un’abitazione che definisce una vera e propria “casa fortezza”, progettata per garantire sicurezza e controllo degli accessi. È una scelta quasi obbligata, maturata dopo anni di visibilità mediatica, minacce, haters, casi delicati seguiti come consulente in ambito giudiziario. Telecamere, sistemi di allarme e protocolli di difesa personale sono parte integrante della sua routine.
Al suo fianco c’è il marito, un poliziotto di lungo corso, con cui condivide il linguaggio operativo delle indagini, la conoscenza dei rischi e un’idea molto concreta di protezione. Il legame sentimentale si intreccia con un sodalizio professionale: entrambi sanno cosa significhi essere esposti a criminali, stalker e contesti a forte tensione. Questa sintonia rende più semplice gestire l’equilibrio tra impegno pubblico e vita domestica blindata.
L’abitazione non è solo difesa fisica, ma anche simbolica: un perimetro in cui la criminologa può abbassare la guardia, studiare i casi con lucidità e recuperare energie, pur mantenendo altissima l’attenzione sulla sicurezza personale.
Il lutto per la madre e la memoria che resta
Tra le ferite più profonde nella storia di Roberta Bruzzone c’è la morte della madre, Virginia “Marisa” Zunino, figura affettuosa e determinante nella costruzione del suo carattere. La scomparsa ha segnato un punto di non ritorno, obbligandola a confrontarsi con un dolore che nessuna competenza psicologica o criminologica può davvero anestetizzare. Per lei, abituata a studiare la morte negli atti processuali, l’esperienza personale del lutto ha assunto un’altra dimensione.
In più occasioni ha raccontato quanto il vuoto lasciato dalla madre sia rimasto presente in ogni passaggio importante della sua vita: successi professionali, cambi di rotta, persino le più recenti scelte affettive. Il pensiero costante è condensato nella frase che ama dedicare alla donna che l’ha cresciuta: «Ovunque tu sia, sarai sempre con me». È una promessa, ma anche un’ancora emotiva che la accompagna dietro le quinte della ribalta televisiva.
Quel legame, oggi, si traduce in un dialogo interiore continuo, che alimenta la sua empatia verso le vittime e i familiari coinvolti nei casi di cronaca nera, restituendole un’umanità che va oltre il ruolo di esperta in tribunale.
FAQ
D: Chi è Roberta Bruzzone?
R: È una psicologa forense e criminologa investigativa italiana, molto presente in TV e nei tribunali come consulente tecnica.
D: Dove è nata e quando?
R: È nata il 1° luglio 1973 a Finale Ligure, in provincia di Savona.
D: Qual è il suo percorso di studi?
R: Si è laureata in Psicologia clinica all’Università di Torino e si è specializzata in psicologia forense e criminologia investigativa.
D: Perché la sua casa è definita “fortezza”?
R: Perché è dotata di elevati sistemi di sicurezza, scelti per tutelarla dopo anni di esposizione mediatica e casi delicati seguiti professionalmente.
D: Chi è il marito di Roberta Bruzzone?
R: È un poliziotto, con cui condivide esperienza operativa, attenzione alla sicurezza e una forte sintonia sul piano umano e professionale.
D: Che rapporto aveva con la madre?
R: Aveva un legame molto stretto con la madre, Virginia “Marisa” Zunino, la cui morte ha rappresentato un lutto centrale nella sua vita.
D: Cosa significa per lei la frase «Ovunque tu sia, sarai sempre con me»?
R: È il modo in cui esprime la presenza costante della madre nella sua quotidianità, nonostante la scomparsa.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento per questa ricostruzione?
R: Le informazioni derivano da interviste e servizi televisivi, tra cui l’ospitata a Verissimo citata nella stampa italiana di attualità e spettacolo.




