Bossetti rompe il silenzio in tv, nega il Dna su Yara e rivela bugie, richiesta ai genitori

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“Ho detto delle bugie, ma quel Dna non è mio. Ho chiesto un colloquio ai genitori di Yara Gambirasio”. Massimo Bossetti si difende a “Porta a Porta”
Dna contestato e richiesta di nuove perizie
Massimo Bossetti, condannato in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio, dal carcere di Bollate ribadisce a “Porta a Porta” di non riconoscersi nel profilo genetico che lo ha incastrato. Insiste nel sostenere che il campione di Dna attribuito all’ormai celebre “Ignoto 1” non gli appartenga e chiede di rifare gli esami con le tecnologie attuali.
Secondo il muratore di Mapello, i 54 campioni originari sarebbero stati “consumati” nelle consulenze, impedendogli la controprova, mentre altro materiale genetico, in gran quantità, sarebbe stato a lungo conservato al San Raffaele di Milano a -80 gradi, poi trasferito all’ufficio Corpi di reato a temperatura ambiente. A suo dire, si sarebbe “scientemente preclusa” ogni verifica ulteriore.
L’uomo invoca l’analisi integrale degli indumenti della tredicenne, ritenendo possibile rilevare altri profili: ricorda che sul corpo della vittima furono isolati undici Dna diversi e si dice pronto ad accettare l’esito di nuovi accertamenti: se il Dna risultasse davvero suo, giura che “tacerà per sempre”.
Alibi, bugie e vita privata sotto accusa
Ricostruendo le ore della scomparsa di Yara, Bossetti parla di un “giorno normale”, fatto di commissioni e pratiche fiscali, e ammette di non ricordare con precisione ogni spostamento. Sostiene però che gli agganci delle celle tra il suo telefono e quello della ragazzina, tra Brembate di Sopra e Mapello, non collocano i due apparecchi nello stesso luogo e fascia oraria, anche perché il suo cellulare “obsoleto” si sarebbe spento per batteria scarica.
Sull’arresto respinge l’idea di una fuga: racconta di esser stato chiamato dal capocantiere mentre stava lavorando su un solaio, e di essersi solo avvicinato al ponteggio, con gli stivali immersi nel cemento, quando un Carabiniere gli intimò di fermarsi. Secondo lui, buttarsi giù sarebbe stato un gesto suicida, non un tentativo di scampo.
Il 55enne riconosce invece di aver mentito sul lavoro, inventando un presunto tumore al cervello per giustificare assenze e potersi dedicare ad altri cantieri, lamentando mancati pagamenti. Ammette anche di aver nascosto alla moglie la frequentazione di un centro estetico situato lungo il tragitto vicino alla casa dei Gambirasio.
Etichetta di “mostro”, pornografia e appello ai genitori di Yara
Nel colloquio con Bruno Vespa, Bossetti affronta pure il capitolo delle ricerche pornografiche sul suo computer. Spiega che, tramite il pc di casa, insieme alla moglie accedeva a siti per adulti “per curiosità e intimità di coppia”, ma nega categoricamente di aver mai cercato materiale pedopornografico, sostenendo che le chiavi incriminate sarebbero state generate in automatico, come indicato da un suo consulente informatico.
Il muratore parla dell’“etichetta di mostro” che sente addosso e che dice di non riuscire ad accettare, a differenza – osserva Vespa – di altri condannati celebri come Alberto Stasi. Ribadisce di avere “la coscienza pulita”, afferma di non aver mai incrociato la tredicenne e di non riuscire a immaginare un futuro dopo anni di carcere e di esposizione mediatica.
Rivela infine di aver scritto, tramite la madre, una lettera ai genitori di Yara per chiedere un confronto diretto. Dice di volerli guardare negli occhi perché, a suo avviso, capirebbero che non è l’assassino della figlia. Per lui, la verità giudiziaria resta lontana da quella che definisce la verità “reale”.
FAQ
D: Chi è Massimo Bossetti?
R: È il muratore di Mapello condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, che continua a proclamarsi innocente.
D: Cosa contesta Bossetti sulla prova del Dna?
R: Sostiene che il Dna attribuito a “Ignoto 1” non sia il suo e chiede di rifare gli esami con le metodiche scientifiche più recenti.
D: Dove sarebbero conservati i campioni genetici del caso Yara?
R: Secondo Bossetti, erano al San Raffaele di Milano a -80 gradi e oggi si troverebbero all’ufficio Corpi di reato, a temperatura ambiente.
D: Cosa dice sugli spostamenti il giorno della scomparsa di Yara?
R: Afferma di ricordare solo attività di routine e pagamenti, e che gli agganci telefonici non lo collocano con la vittima.
D: Ha ammesso di aver detto bugie?
R: Sì, ha riconosciuto falsità sul presunto tumore e su un centro estetico, motivate da problemi economici e familiari.
D: Come giustifica le ricerche pornografiche al computer?
R: Dice che visitava siti porno con la moglie e che le ricerche pedopornografiche sarebbero state prodotte automaticamente dal sistema.
D: Perché chiede un colloquio con i genitori di Yara?
R: Vuole incontrarli per convincerli, guardandoli negli occhi, della propria estraneità all’omicidio.
D: Qual è la fonte giornalistica originale dell’intervista?
R: Le dichiarazioni di Bossetti provengono dalla puntata di “Porta a Porta” andata in onda su Rai 1 e riprese da testate online di cronaca nera.




