Bond argentini tornano protagonisti: rally sorprende i mercati e riaccende l’appetito degli investitori globali

Bond argentini tornano protagonisti: rally sorprende i mercati e riaccende l’appetito degli investitori globali

18 Gennaio 2026

Rally dei titoli sovrani e ritorno della fiducia

Argentina ha onorato scadenze per 4,3 miliardi di dollari tra bond in valuta locale (Bonares) e internazionali (Global), riducendo la pressione percepita sui mercati e rafforzando la credibilità del Tesoro. Il pagamento è stato possibile grazie alla liquidità derivante dalla privatizzazione delle dighe e a un prestito-ponte da 3 miliardi concesso da un consorzio di banche estere. A Washington, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato la restituzione integrale della linea di credito USA da 20 miliardi approvata lo scorso autunno.

Il segnale combinato di disciplina finanziaria e supporto internazionale ha riacceso la fiducia su Buenos Aires, con un immediato effetto di compressione del rischio sovrano. La dinamica è stata amplificata dall’esito delle elezioni di ottobre, che hanno rafforzato il mandato del presidente Javier Milei, eliminando l’ipotesi di un ritorno peronista e dissipando i timori di stallo politico.

Il rinnovato appetito per il rischio ha innestato un rally dei titoli sovrani: il Bonte 2030 (ISIN: AR0193433734), emesso a maggio con cedola 29,50%, ha sfiorato quota 113, portando a chi ha comprato in emissione un guadagno in pesos oltre il 30% tra cedole e capital gain, superiore all’inflazione del periodo stimata intorno al 18%. La percezione di svolta ha riattivato flussi domestici e internazionali sui listini del debito.

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Performance dei bond in euro e dollari dopo le elezioni

Il rimbalzo è stato più marcato sui titoli in valuta forte. Le scadenze medio‑lunghe in euro e dollari, depresse tra settembre e inizio ottobre, hanno recuperato rapidamente terreno fino a quotare attorno al 75% del nominale dai livelli prossimi o inferiori al 50%. Il cambio di passo coincide con l’esito delle elezioni di ottobre, che ha consolidato la maggioranza del presidente Javier Milei e ridotto il premio per il rischio politico.

Il bond in euro con scadenza 9 luglio 2030 e cedola 0,125% (ISIN: XS2177363665), frutto della ristrutturazione 2020, è salito da 60,50 a oltre 80 centesimi in meno di quattro mesi, pari a un progresso di circa il 25%. Lo Step Up Call Sink 2038 (ISIN: XS2177365017) ha superato 74 centesimi dai poco più di 49 di inizio ottobre, con un balzo superiore al 50%, segnalando domanda in rafforzamento sulla parte lunga in euro.

Sul fronte USD, il titolo con scadenza gennaio 2038 e cedola 5% (ISIN: US040114HU71) è passato da 50 a 76,50 centesimi, evidenziando un recupero oltre il 50% dai minimi autunnali. Il movimento è coerente con la compressione del rischio sovrano e con l’afflusso di capitali esteri, attratti da valutazioni ancora depresse rispetto alla media storica e da prospettive di normalizzazione finanziaria.

FAQ

  • Quali scadenze hanno guidato il rally in valuta forte?
    Le medio‑lunghe in euro e dollari, in particolare le emissioni 2030 e 2038.
  • Quanto è salito il bond in euro 9 luglio 2030?
    Da 60,50 a oltre 80 centesimi, circa +25% in quattro mesi.
  • Qual è la performance dello Step Up Call Sink 2038?
    Da poco sopra 49 a oltre 74 centesimi, rialzo superiore al 50%.
  • E il titolo in dollari con scadenza gennaio 2038?
    Da 50 a 76,50 centesimi, recupero oltre il 50%.
  • Qual è il fattore chiave post‑elezioni?
    La riduzione del rischio politico dopo la vittoria della maggioranza presidenziale.
  • Perché l’interesse estero è aumentato?
    Valutazioni scontate e attese di normalizzazione finanziaria.
  • Qual è la fonte giornalistica citata?
    Dati e contesto riprendono quanto riportato da InvestireOggi.

Rischi macro: riserve esigue e inflazione in ripresa

Il rally non azzera i rischi. Le riserve valutarie restano contenute e mantengono elevato il premio per il rischio a breve‑medio termine, come riflesso dai CDS a 5 anni. La capacità di sostenere ulteriori rialzi dipende dall’accumulo di riserve e dal profilo del debito estero a breve, ancora ingombrante rispetto agli attivi in valuta.

La variabile cruciale è il cambio: la sopravvalutazione pesa sulle esportazioni e rallenta l’afflusso di dollari, condizionando la ricostituzione delle riserve. Da quest’anno il regime consente oscillazioni mensili legate all’andamento dell’inflazione, ma la finestra di fluttuazione rischia di non compensare i divari di competitività accumulati.

Sul fronte dei prezzi, dopo il miglioramento dal 25,5% mensile di dicembre 2023 all’1,5% di maggio 2025, l’inflazione ha ripreso a salire e viaggia tra il 2,5% e il 3% al mese, complice l’indebolimento del cambio. Questo può erodere il consenso per Javier Milei e aumentare la volatilità sui mercati.

I conti pubblici in avanzo per il secondo anno consecutivo indicano disciplina fiscale e crescita senza nuovo debito, ma il nodo resta la rapidità di ricostituzione delle riserve a fronte di scadenze esterne ravvicinate, stimate su multipli delle disponibilità. Dopo mesi di disillusione il recupero dei bond è tangibile, ma richiede prudenza operativa.

FAQ

  • Perché le riserve basse sono un rischio?
    Limitano la difesa del cambio e aumentano il rischio sovrano a breve‑medio termine.
  • Come incide il cambio sopravvalutato?
    Riduce la competitività delle esportazioni e rallenta l’accumulo di dollari.
  • Cosa segnalano i CDS a 5 anni?
    Una riduzione del rischio rispetto ai minimi autunnali, ma livelli ancora elevati.
  • Qual è il trend recente dell’inflazione?
    Dopo il minimo all’1,5% mensile (maggio 2025) è risalita tra 2,5% e 3%.
  • La politica fiscale aiuta?
    Sì, l’avanzo primario per il secondo anno sostiene la credibilità.
  • Qual è la priorità macro?
    Ricostituire rapidamente le riserve per coprire il debito estero a breve.
  • Fonte giornalistica citata?
    Dati e contesto sono ripresi da InvestireOggi.
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