Bitcoin crolla sotto 81mila dollari e fuga miliardaria dagli ETF USA

Vendite improvvise e ruolo degli ETF spot
Il recente tonfo di Bitcoin, sceso fino all’area degli 81.200 dollari, ha segnato il livello più debole dallo scorso novembre e ha innescato un brusco cambio di sentiment sull’intero mercato crypto. Il movimento è arrivato a poche ore dalla decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi d’interesse, letta dagli operatori come un segnale di maggiore prudenza sulla tempistica dei futuri allentamenti monetari. La reazione iniziale era stata contenuta, ma la pressione in vendita è aumentata rapidamente quando anche azioni e materie prime hanno invertito la rotta.
Elemento chiave di questa correzione è stato l’ondata di riscatti dagli ETF spot su bitcoin, ether, solana e XRP quotati negli Stati Uniti. Secondo i dati di SoSoValue, in una sola sessione sono stati ritirati oltre 1 miliardo di dollari, un deflusso sincronizzato che segnala un drastico taglio dell’esposizione al rischio a livello di portafoglio.
Non si tratta quindi solo di debolezza di una singola criptovaluta, ma di una riduzione coordinata delle posizioni rischiose, probabilmente guidata da desk istituzionali.
Per gli investitori retail, questo contesto implica un aumento della volatilità potenziale: finché i deflussi dagli ETF rimarranno elevati, ogni rimbalzo dei prezzi potrebbe trasformarsi in un “dead cat bounce”.
Al contrario, un ritorno a flussi neutri o positivi sui prodotti quotati offrirebbe un primo segnale concreto di stabilizzazione, più affidabile dei soli movimenti intraday sui grafici degli exchange.
Liquidità globale, leva e livelli tecnici critici
Molti analisti sottolineano che, più dei tassi nominali, è la liquidità globale a determinare l’andamento di Bitcoin e delle altre crypto. Come osservato dall’economista di Kraken Thomas Perfumo, il mercato digitale continua a sottoperformare nonostante le aspettative di tagli dei tassi nel 2025, perché le condizioni complessive di liquidità restano tese. Il confronto con l’oro è emblematico: il metallo giallo, pur avendo perso circa il 7% nell’ultima fase correttiva, su base annua rimane in netto vantaggio, con una performance attorno all’82% contro un calo di circa il 20% per bitcoin.
In questo scenario, l’oro sta attraendo i flussi più difensivi, sfruttando anche la debolezza del dollaro, mentre gli asset digitali soffrono il disimpegno degli investitori più sensibili al rischio. La pressione è stata amplificata dalle liquidazioni forzate: oltre 1,8 miliardi di dollari in posizioni a leva, soprattutto long, sono stati cancellati in 24 ore secondo CoinGlass.
Quando la liquidità è sottile, le margin call trasformano i supporti tecnici in mere illusioni grafiche, accelerando i ribassi una volta rotti i livelli chiave.
Il trader professionista e vice presidente di Kraken Matt Howells-Barby evidenzia come il mercato fosse fortemente “risk-on” prima della discesa, con spread di credito estremamente compressi. La mancata riconquista stabile dell’area degli 83.500 dollari mantiene il focus sugli 80.000, zona psicologica e tecnica decisiva.
Finché la leva si ricostruirà più velocemente della liquidità, il rischio di ulteriori scosse rimarrà elevato, soprattutto per chi opera con margini ridotti.
Pressione dai miner e segnali da monitorare
Oltre ai fattori macro e di posizionamento, i dati onchain indicano tensioni nel settore del mining di Bitcoin. Un report settimanale di CryptoQuant ha documentato una forte riduzione dell’hashrate, la più ampia dall’ottobre 2021, causata da una violenta tempesta invernale negli Stati Uniti che ha costretto diversi grandi operatori a sospendere o ridurre la produzione. L’hashrate sarebbe calato di circa il 12% rispetto ai livelli di metà novembre, mentre i ricavi giornalieri dei miner sono scivolati verso il minimo annuale intorno ai 28 milioni di dollari.
Margini in deterioramento spingono alcuni miner a vendere più bitcoin per coprire costi energetici e investimenti infrastrutturali, aumentando l’offerta sul mercato proprio nelle fasi di debolezza. I dati sulla rete mostrano che, con il miglioramento delle condizioni meteo, blocchi e hashrate stanno gradualmente risalendo, ma l’episodio conferma la vulnerabilità della supply chain di Bitcoin a shock esterni.
Per gli investitori di medio-lungo periodo, il monitoraggio dei flussi dai portafogli dei miner verso gli exchange è diventato un indicatore essenziale per anticipare possibili ondate di vendita.
Nei prossimi mesi l’attenzione resterà concentrata su tre fronti: evoluzione della liquidità globale, stabilizzazione dei flussi sugli ETF spot e dinamica delle vendite da parte dei grandi detentori, inclusi i miner. Un raffreddamento delle pressioni in uscita da parte degli holder di lungo periodo, unito a segnali costruttivi dal fronte regolamentare statunitense, potrebbe favorire un graduale ritorno di capitale verso gli asset digitali.
Fino ad allora, l’andamento di bitcoin rimarrà strettamente legato all’appetito per il rischio e alla capacità del sistema finanziario di assorbire shock improvvisi di liquidità.
FAQ
D: Perché Bitcoin è sceso così rapidamente recentemente?
R: Il calo è stato alimentato da deflussi massicci dagli ETF spot, liquidazioni forzate su posizioni a leva e da condizioni di liquidità globale più rigide.
D: Che ruolo hanno giocato gli ETF spot statunitensi?
R: Gli ETF spot su bitcoin, ether, solana e XRP hanno registrato oltre 1 miliardo di dollari di deflussi in un solo giorno, segnalando un forte de-risking dei portafogli istituzionali.
D: Quanto conta la decisione della Federal Reserve sui tassi?
R: La Fed ha mantenuto i tassi invariati, ma il messaggio di pazienza sul futuro allentamento ha spinto molti investitori a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi, incluse le criptovalute.
D: Perché l’oro sta facendo meglio di Bitcoin?
R: L’oro beneficia della sua natura di bene rifugio e di un dollaro più debole, attirando flussi difensivi che in passato andavano in parte verso gli asset digitali.
D: In che modo le liquidazioni a leva influenzano il mercato crypto?
R: Le liquidazioni automatiche delle posizioni a margine amplificano i movimenti di prezzo, trasformando correzioni normali in cadute violente quando la liquidità è scarsa.
D: Cosa è successo al settore del mining di Bitcoin?
R: Una forte tempesta invernale negli Stati Uniti ha costretto diversi miner a fermarsi, causando un calo dell’hashrate e dei ricavi, con possibili vendite aggiuntive di bitcoin per coprire i costi.
D: Quali segnali devono monitorare gli investitori adesso?
R: Flussi sugli ETF spot, movimenti dagli indirizzi dei miner agli exchange, variazione della leva aggregata e indicazioni sulla liquidità globale sono oggi i driver principali.
D: Qual è la principale fonte citata per i dati di mercato?
R: Tra le fonti originali utilizzate spiccano i report e i dataset di CryptoQuant, SoSoValue e CoinGlass, integrati con analisi di esperti di Kraken.




