Barbara d’Urso rompe il silenzio su De Filippi, Toffanin e Mediaset
Perché Barbara d’Urso ha portato Mediaset in Tribunale
La conduttrice Barbara d’Urso ha avviato un’azione legale contro Mediaset dopo una mediazione fallita, tre anni dopo l’ultima apparizione su Canale 5. Al centro della causa, depositata a Milano nel 2026, ci sono presunti diritti d’autore non riconosciuti e interferenze nella scelta degli ospiti di “Pomeriggio 5”.
Secondo la presentatrice, le produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin avrebbero condizionato le liste degli invitati alle sue trasmissioni, circostanza seccamente smentita dalla società Fascino. La vicenda, riaccesa da una lunga intervista concessa da d’Urso a “La Stampa”, interroga ora i rapporti di potere nella tv commerciale italiana e il margine di autonomia delle sue star di punta.
La causa mira anche a ricostruire il modo in cui la conduttrice è stata allontanata dal video, senza saluti al pubblico, e a chiarire la trattativa conclusa con una proposta giudicata da lei “umiliante”.
In sintesi:
- Causa civile di Barbara d’Urso contro Mediaset dopo mediazione fallita.
- Nell’esposto compaiono i nomi di Maria De Filippi e Silvia Toffanin.
- Fascino nega ogni controllo preventivo sulle liste degli ospiti.
- Al centro anche un’offerta “umiliante” e un post social ritenuto diffamatorio.
Nel colloquio con la giornalista Maria Corbi, Barbara d’Urso ha spiegato perché nei suoi atti compaiono riferimenti diretti a Maria De Filippi e Silvia Toffanin. La conduttrice afferma di aver descritto solo fatti da lei vissuti, che ritiene verificabili attraverso documenti, chat, audio e altri materiali raccolti con il legale Federico Lucarelli.
Nella stessa intervista ha rivelato di non aver più avuto contatti con le colleghe dopo l’uscita da Mediaset: *“Non ho mai più sentito nessuno”*. Un elemento che si inserisce in un contesto di rapporti già descritti come tesi da diverse testate sin dal 2021.
D’Urso afferma inoltre che in Tribunale saranno ascoltati come testimoni autori, produttori e alcuni ospiti dei suoi programmi, chiamati a confermare le dinamiche interne alle trasmissioni e agli organi decisionali dell’azienda.
Le accuse, la mediazione saltata e il nodo dell’offerta “umiliante”
Secondo quanto ricostruito, la controversia non riguarda soltanto i diritti economici, ma anche la gestione editoriale dei talk-show di Barbara d’Urso. La presentatrice sostiene che per anni la selezione degli ospiti di “Pomeriggio 5” sarebbe stata sottoposta a valutazioni collegate alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin; una dinamica che, se accertata, aprirebbe un fronte delicato sulla concorrenza interna tra format di punta.
La società Fascino, che fa capo a De Filippi, ha reagito con una nota ufficiale: *“Mai state liste, non c’era nessun passaggio intermedio”*, smentendo la presenza di filtri preventivi sulle ospitate. Il confronto tra le due versioni costituirà uno dei nodi tecnici del processo.
D’Urso racconta anche un tentativo di mediazione extragiudiziale con Mediaset, naufragato per una proposta che definisce così: *“Mi è stata fatta un’offerta talmente umiliante, che mi vergogno anche a raccontarla”*. Secondo indiscrezioni di Santo Pirrotta su Vanity Fair, si sarebbe parlato di un contratto biennale senza reali progetti e di una lettera di scuse per una foto, elementi che però non risultano confermati dalle parti coinvolte.
Un ulteriore capitolo riguarda un post del 2023 pubblicato dall’account X (Twitter) di Qui Mediaset, giudicato dalla conduttrice gravemente offensivo: *“Nessuno mi ha mai chiesto scusa, neanche privatamente, e il post era gravemente lesivo […] della mia dignità di madre, di donna e di artista”*. D’Urso dichiara di attendere “risposte adeguate” nelle aule giudiziarie.
Sull’emarginazione televisiva, non indica responsabili specifici, ma osserva: *“Il pubblico no, gli inserzionisti dei miei programmi assolutamente no… Forse qualche vendetta personale nell’ambiente?”*. L’azione legale diventa così anche un caso emblematico sui meccanismi, spesso opachi, che determinano l’ascesa e la caduta dei volti più esposti della tv generalista.
Impatto sull’industria televisiva e possibili scenari futuri
La disputa tra Barbara d’Urso e Mediaset va oltre il singolo contenzioso: porta in superficie il tema della trasparenza nella governance editoriale e contrattuale dei grandi broadcaster privati in Italia. L’esito della causa potrebbe spingere il settore verso prassi più documentate nella gestione degli artisti, delle ospitate e delle campagne social ufficiali.
In gioco c’è anche il futuro professionale di una figura che, per anni, ha garantito ascolti importanti sulla fascia pomeridiana di Canale 5. Se i giudici dovessero riconoscere le ragioni di d’Urso, per le aziende televisive diventerebbe più rischioso interrompere rapporti storici senza percorsi di comunicazione chiari e tracciabili con il pubblico. Allo stesso tempo, un eventuale ridimensionamento delle sue pretese consoliderebbe il modello di gestione centralizzata delle star, confermando il forte potere decisionale delle strutture editoriali interne rispetto alle singole personalità in video.
FAQ
Perché Barbara d’Urso ha fatto causa a Mediaset?
La causa riguarda presunti diritti d’autore non riconosciuti, interferenze sulla scelta degli ospiti e le modalità del suo improvviso allontanamento da Canale 5.
Cosa ha detto Fascino sulle presunte liste degli ospiti?
Fascino, società legata a Maria De Filippi, ha smentito l’esistenza di liste di ospiti da approvare preventivamente.
L’offerta “umiliante” a Barbara d’Urso prevedeva un risarcimento economico?
No, d’Urso precisa che non si è parlato di soldi, ma di condizioni professionali giudicate lesive della sua dignità.
Il post di Qui Mediaset può avere rilievo in Tribunale?
Sì, può essere valutato come elemento probatorio per ipotizzare un danno reputazionale e richiedere eventuale risarcimento civile.
Da quali fonti è stata ricostruita questa notizia?
La ricostruzione deriva da un’elaborazione congiunta di notizie tratte da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.



