Banche italiane allentano i vincoli di capitale e rafforzano il gettito fiscale

Affrancamento delle riserve bancarie: cosa cambia con l’aliquota agevolata
Le principali banche italiane hanno sfruttato nei bilanci 2025 lo sconto fiscale introdotto con la legge di Bilancio 2026 per affrancare le riserve di capitale costituite nel 2023 in alternativa alla tassa sugli extraprofitti. Hanno così versato al fisco poco più di 1,8 miliardi di euro, beneficiando di un’aliquota agevolata del 27,5% valida solo per quest’anno, con un risparmio complessivo stimato in circa 800 milioni rispetto alla tassazione ordinaria. Il meccanismo, costruito su un’aliquota crescente negli anni, punta a spingere gli istituti ad affrancare rapidamente circa 6,8 miliardi di riserve, anticipando gettito per lo Stato senza compromettere la stabilità patrimoniale del sistema.
Come funziona lo sconto fiscale sulle riserve extraprofitti
Il regime agevolato prevede che le riserve accantonate nel 2023 in luogo della tassa sugli extraprofitti possano essere “liberate” pagando un’imposta sostitutiva al 27,5% nel 2025, aliquota destinata a salire negli anni successivi. In questo modo il Tesoro incassa subito gettito, mentre le banche possono trasformare riserve vincolate in capitale distribuibile o in margini di manovra regolamentari, con un onere fiscale ridotto rispetto alla tassazione ordinaria. Il disegno complessivo punta a bilanciare esigenze di entrata pubblica, stabilità del sistema e prevedibilità per il settore bancario.
La scelta dell’affrancamento in una singola annualità consente inoltre di concentrare gli impatti fiscali e patrimoniali in un esercizio caratterizzato da utili ancora sostenuti grazie ai tassi Bce elevati.
Perché le banche hanno convenienza ad affrancare nel 2025
Affrancare nel 2025 consente agli istituti di bloccare l’aliquota più bassa prevista dal meccanismo e di ridurre l’incertezza normativa e regolamentare sui profili futuri delle riserve extraprofitti. La stabilità dei tassi di interesse Bce mantiene elevati i margini da interesse e rende più agevole assorbire il costo fiscale in un esercizio con redditività ancora robusta. Inoltre, una volta affrancate, le riserve tornano pienamente disponibili per politiche di dividendi, buyback o rafforzamenti selettivi, migliorando la flessibilità finanziaria e la capacità di remunerare gli azionisti senza intaccare i requisiti patrimoniali richiesti dalle autorità di vigilanza.
Questo equilibrio tra costo fiscale immediato e benefici di medio periodo spiega la forte adesione allo schema agevolato.
Impatto sui conti bancari: dati, nomi e numeri principali
L’utilizzo dell’aliquota agevolata emerge chiaramente dai bilanci 2025 delle maggiori banche quotate. Il settore registra risultati ancora solidi, sostenuti dai margini da interesse e da un costo del rischio contenuto, fattori che hanno favorito la decisione di affrancare le riserve senza indebolire gli indici patrimoniali. Il capitale “liberato” può così essere redistribuito ai soci o impiegato per operazioni strategiche, mentre per lo Stato si materializza un gettito immediato e pianificabile. Parallelamente, la manovra fiscale introduce su base pluriennale altri oneri, come l’aumento dell’Irap e il differimento della deducibilità, con un impatto complessivo di circa 10 miliardi in tre anni.
I versamenti di Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Credem, Mediolanum, Fineco e Bper


Intesa Sanpaolo segnala nei conti 2025 un “contributo straordinario sulla riserva extraprofitti a carico del capitale” pari a 570 milioni di euro, indicativo di un uso pieno dello strumento di affrancamento. Il gruppo Bpm ha contabilizzato un versamento complessivo di 104,7 milioni, suddivisi in 104,0 milioni per Banco Bpm e 0,7 milioni per Banca Aletti. Credem quantifica l’effetto in “circa 11 bps derivanti dall’affrancamento”, equivalenti a circa 26 milioni. Banca Mediolanum indica 18,5 milioni di euro, mentre Fineco ha iscritto una riserva negativa di 8,4 milioni. Per Bper, in base a quanto riportato nel bilancio 2023, il versamento atteso è pari a 87 milioni.
Questi numeri confermano una partecipazione ampia e trasversale tra i principali operatori del credito.
Il quadro fiscale complessivo e i nuovi aggravi per il settore
La legge di Bilancio 2026 non si limita all’affrancamento agevolato: introduce anche misure strutturali a carico degli istituti, tra cui l’aumento dell’aliquota Irap e il rinvio nel tempo della piena deducibilità fiscale di alcune componenti di costo. Secondo le stime governative, tali interventi genereranno un onere addizionale di circa 10 miliardi in tre anni, riducendo nel medio periodo il vantaggio derivante dallo sconto sulle riserve extraprofitti. All’interno della maggioranza, la Lega aveva spinto per opzioni più dure e penalizzanti per il comparto, ma l’assetto finale riflette un compromesso tra gettito fiscale, tutela della stabilità finanziaria e competitività del sistema bancario nazionale.
Per gli investitori, il nuovo quadro impone di valutare con attenzione la sostenibilità degli utili futuri al netto della pressione fiscale crescente.
Ruolo della Bce, prossime mosse di Unicredit e Mps, ricadute per lo Stato
L’intera architettura dell’affrancamento affonda le radici nella contestata tassa sugli extraprofitti introdotta nell’estate 2023 e poi corretta su richiesta della Bce. L’intervento dell’istituzione di vigilanza ha spinto il governo a trasformare una tassazione una tantum in un sistema basato su riserve patrimoniali affrancabili, ritenuto più coerente con la stabilità finanziaria. Con la legge di Bilancio 2026 l’esecutivo ha poi completato il disegno, collegando lo sconto fiscale a un percorso di maggiori entrate strutturali. Nei prossimi giorni l’attenzione del mercato si concentrerà sui conti di Unicredit e Mps, determinanti per misurare l’adesione complessiva allo schema.
Dal decreto extraprofitti 2023 alla rimodulazione concordata con la Bce
La tassa sugli extraprofitti bancari fu annunciata a sorpresa nell’estate 2023, con l’obiettivo di colpire gli extra margini generati dal rapido rialzo dei tassi. Le reazioni negative dei mercati e i rilievi della Bce ne misero però in evidenza i rischi per la stabilità del sistema e per la prevedibilità del quadro normativo. Su pressione di Francoforte, il governo modificò il provvedimento, introducendo per le banche la facoltà di costituire riserve patrimoniali in alternativa al pagamento immediato dell’imposta. La successiva legge di Bilancio 2026 ha completato il percorso, fissando un’aliquota agevolata iniziale e una curva crescente per incentivare l’affrancamento anticipato.
Il risultato è un compromesso che mitiga l’azzardo fiscale iniziale, salvaguardando al contempo le entrate pubbliche.
Le attese sui bilanci di Unicredit e Mps e il gettito per l’erario
Nei prossimi giorni presenteranno i conti 2025 anche Unicredit, lunedì, e Mps il giorno successivo. In base alle elaborazioni del sindacato bancario Uilca, Unicredit avrebbe accantonato circa 1,1 miliardi di euro, con un potenziale versamento, sfruttando l’aliquota agevolata, vicino ai 310 milioni. Per Mps le stime indicano 313 milioni di riserve e un’imposta attesa di circa 86 milioni.
Se questi ordini di grandezza saranno confermati, il gettito complessivo per l’erario dall’affrancamento delle riserve extraprofitti nel 2025 supererà nettamente i 1,8 miliardi già contabilizzati, rafforzando l’apporto del settore bancario ai conti pubblici e consolidando il ruolo delle misure strutturali introdotte con la manovra.
FAQ
Cosa sono le riserve extraprofitti delle banche italiane
Si tratta di accantonamenti patrimoniali costituiti nel 2023 dalle banche in alternativa al pagamento immediato della tassa straordinaria sugli extraprofitti, successivamente rese affrancabili tramite imposta sostitutiva.
Come funziona l’aliquota agevolata del 27,5 per cento
Nel 2025 le banche possono “liberare” le riserve pagando un’imposta sostitutiva del 27,5%, aliquota iniziale destinata ad aumentare negli anni, così da incentivare l’affrancamento anticipato e garantire gettito immediato allo Stato.
Quanti miliardi lo Stato incassa dalle banche nel 2025
Dai bilanci già pubblicati emerge un gettito di poco superiore a 1,8 miliardi di euro, destinato a crescere con i versamenti di Unicredit, Mps e di altri istituti che opteranno per l’affrancamento.
Perché la Bce è intervenuta sulla tassa extraprofitti
La Bce ha espresso timori su stabilità e prevedibilità del quadro regolamentare, spingendo il governo a trasformare la tassa una tantum in un meccanismo basato su riserve patrimoniali affrancabili con imposta sostitutiva.
Qual è il vantaggio per le banche che affrancano nel 2025
Affrancare nel 2025 consente di bloccare l’aliquota più bassa, ridurre l’incertezza normativa e rendere nuovamente distribuibili le riserve, sfruttando utili ancora sostenuti grazie ai tassi Bce elevati.
Quali oneri fiscali aggiuntivi prevede la manovra per il settore bancario
La legge di Bilancio 2026 introduce aumento dell’aliquota Irap e differimento di alcune deduzioni fiscali, con un impatto complessivo stimato in circa 10 miliardi di euro nel triennio successivo.
Che ruolo ha la Lega nel dibattito sulla tassazione delle banche
All’interno della maggioranza la Lega ha spinto per misure più severe e penalizzanti per gli istituti, ma il compromesso finale ha puntato a conciliare gettito, stabilità finanziaria e competitività del sistema.
Qual è la fonte dei dati su Unicredit e Mps citati nell’analisi
Le stime relative agli accantonamenti di Unicredit e Mps e agli importi versati con aliquota agevolata derivano dai calcoli del sindacato bancario Uilca e dalle informazioni riportate nell’articolo originale de il Fatto Quotidiano.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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