Badante, stipendi fino a 3mila euro tra lavoro nero e grigio: cosa rivela davvero la nuova analisi

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Stipendio da 3.000 euro per la badante, tra lavoro nero e grigio, ecco l’analisi
Stipendi mini e costi insostenibili
Nel lavoro domestico italiano convivono retribuzioni irrisorie e bilanci familiari al limite, con compensi per molte badanti che non superano i 3.000 euro l’anno, pur risultando formalmente assunte. Il rapporto tra costo del servizio e capacità di spesa delle famiglie è sempre più squilibrato, specie per chi vive solo con una pensione di circa 1.000 euro mensili.
Il CCNL lavoro domestico impone minimi tabellari, tredicesima, ferie retribuite e, per le conviventi, indennità di vitto e alloggio. A questi si sommano i contributi previdenziali INPS, che pesano ulteriormente sul datore di lavoro privato. Anche con bonus e detrazioni fiscali, la soglia di sostenibilità resta critica per una larga fetta di anziani e nuclei monoreddito.
In questo quadro, il rischio strutturale è lo slittamento verso il lavoro sommerso, con compensi concordati “a mano” e contribuzione ridotta al minimo, quando non totalmente assente. Il risultato è un paradosso: famiglie che faticano a pagare e lavoratrici che non riescono a raggiungere un reddito dignitoso, né a costruirsi una pensione accettabile.
Lavoro nero, grigio e distorsioni diffuse
Quando non si resta nel lavoro nero totale, si moltiplicano le zone d’ombra del cosiddetto lavoro grigio, in cui il contratto esiste ma non riflette né orari né mansioni reali. Accade con inquadramenti a livello inferiore rispetto all’assistenza effettivamente prestata, o con contratti part–time a fronte di un impegno quasi h24. In busta paga appare uno stipendio ridotto, mentre il resto del compenso, se c’è, viaggia fuori dai radar fiscali.
Il risultato è una dichiarazione annua di poche migliaia di euro: per circa un quarto dei lavoratori domestici, secondo le stime, il reddito ufficiale non supera i 3.000 euro. Situazioni del genere indicano non solo sfruttamento potenziale, ma anche una forte fragilità previdenziale, con contributi minimi versati e buchi assicurativi difficili da colmare.
La spinta al sommerso è incentivata da procedure burocratiche complesse e dall’assenza di un vero sistema di sostegno strutturale alle famiglie che assumono. Senza una riduzione del costo lordo e controlli mirati sulle anomalie dichiarative, il lavoro grigio rischia di restare la regola non scritta del settore.
I dati del rapporto Domina
Il settimo rapporto sul lavoro domestico elaborato dall’associazione Domina, basato sui dati 2024, fotografa un comparto cruciale ma cronicamente instabile. I lavoratori domestici regolari registrati all’INPS sono circa 817.000, di cui oltre 410.000 impegnati come badanti, in maggioranza donne. Quasi il 40% dei datori di lavoro ha più di 80 anni, segno di un’Italia che invecchia e si affida sempre di più all’assistenza familiare delegata.
Il valore del lavoro domestico regolare supera i 17 miliardi di euro l’anno, con famiglie che spendono circa 13,4 miliardi in salari per colf e assistenti familiari. Eppure, solo il 23% dei lavoratori supera i 12.000 euro annui, soglia più in linea con le tabelle del CCNL. La metà del comparto resterebbe comunque fuori dalle statistiche ufficiali: le stime indicano un tasso di irregolarità intorno al 50%, pari ad almeno altri 800.000 addetti “in ombra”.
Questa combinazione di lavoro regolare sottopagato e sommerso massiccio genera un doppio danno: impoverisce le lavoratrici e priva lo Stato di imposte e contributi, mentre il bisogno di cura cresce e rischia di trasformarsi in emergenza sociale strutturale.
FAQ
D: Cosa significa uno stipendio di 3.000 euro l’anno per una badante?
R: Indica un reddito ufficiale di circa 250 euro al mese, incompatibile con un impiego continuativo e spesso sintomo di lavoro grigio o dichiarazioni parziali.
D: Qual è la fonte dei dati citati sul lavoro domestico?
R: I numeri derivano dal settimo rapporto annuale sul lavoro domestico dell’associazione Domina, basato su statistiche INPS e su elaborazioni pubblicate da testate nazionali come il quotidiano economico Il Sole 24 Ore.
D: Quante badanti risultano regolarmente assunte in Italia?
R: Oltre 410.000 lavoratrici e lavoratori sono registrati come badanti, circa la metà di tutti gli addetti domestici regolari.
D: Quanto pesa il lavoro nero nel settore domestico?
R: Le stime parlano di un tasso di irregolarità intorno al 50%, con almeno 800.000 lavoratori non registrati o solo parzialmente dichiarati.
D: Perché molte famiglie ricorrono al lavoro grigio?
R: Per ridurre il costo complessivo di stipendio e contributi, soprattutto quando il reddito disponibile, in particolare pensionistico, è molto basso.
D: Il CCNL garantisce sempre salari adeguati?
R: Le tabelle del CCNL sono tendenzialmente coerenti con un reddito dignitoso, ma se orari e mansioni non vengono dichiarati correttamente, la retribuzione effettiva resta sottostimata.
D: Qual è il valore economico del lavoro domestico regolare?
R: Secondo Domina, supera i 17 miliardi di euro annui, di cui circa 13,4 miliardi destinati alle retribuzioni di colf e badanti.
D: Cosa rischiano le badanti che accettano contratti fittizi?
R: Accumulano pochi contributi, restano esposte a precarietà contrattuale e hanno minori tutele in caso di malattia, infortunio o futura pensione.




