Baby Gang denuncia persecuzioni e minacce, nega violenze e annuncia querela
Indice dei Contenuti:
Il rapper Baby Gang dal carcere accusa persecuzioni e annuncia denunce
Baby Gang, 24 anni, rapper milanese detenuto nel carcere di Busto Arsizio, è tornato a parlare tramite alcune Stories su Instagram, nonostante il regime di sorveglianza speciale.
Nel penitenziario è rinchiuso dal 17 marzo per accuse di possesso abusivo di armi, rapina e maltrattamenti.
Il musicista contesta l’impostazione delle indagini, denuncia una presunta persecuzione da parte di appartenenti alle forze dell’ordine e annuncia querele per diffamazione contro media e profili social.
Al centro del suo racconto ci sono assoluzioni che, a suo dire, sarebbero state ignorate dall’informazione, minacce ascritte a un carabiniere e le condizioni detentive particolarmente dure applicate a suo carico.
Parallelamente, il rapper utilizza la vicenda giudiziaria per rilanciare la propria attività musicale, anticipando l’uscita di un nuovo singolo sulle piattaforme digitali.
In sintesi:
- Il rapper Baby Gang parla da detenuto a Busto Arsizio tramite Stories Instagram.
- Contesta le accuse di maltrattamenti e annuncia querele per diffamazione contro media e utenti social.
- Denuncia presunte persecuzioni dopo una relazione con l’ex moglie di un carabiniere.
- Rivendica condizioni carcerarie dure e annuncia il nuovo singolo in uscita venerdì.
Le accuse, il racconto su Instagram e le contestazioni alla giustizia
Nelle Stories pubblicate da Baby Gang dal carcere di Busto Arsizio, il rapper rivendica di non essere “un santo”, ma nega di essere colpevole “di qualsiasi cosa” gli venga attribuita.
Sostiene che gli arresti ottengano ampia visibilità mediatica, mentre le eventuali assoluzioni passerebbero sotto silenzio: *“quando vengo assolto ed esce la mia innocenza fanno tutti finta di niente e stanno tutti zitti”*.
Rispetto ai capi d’accusa di possesso abusivo di armi, rapina e maltrattamenti, indica proprio il presunto maltrattamento come punto su cui non intende più tacere, spiegando che a denunciarlo sarebbero stati i Carabinieri e non l’ex compagna.
Preannuncia quindi querele per diffamazione “dalle pagine ai giornali e a tutte le persone che hanno condiviso il fatto dei maltrattamenti”, rimandando alla ex compagna l’onere di ulteriori chiarimenti.
Il passaggio più grave riguarda una storia personale: *“Il mio unico sbaglio che ho fatto nella mia vita è che mi sono chiavato un’ex moglie di un carabiniere”*.
Secondo il suo racconto, da quel momento sarebbero iniziate minacce di morte e pressioni, di cui sarebbe stata testimone l’ex compagna, con chat e screenshot a supporto.
Il rapper collega a questo contesto anche il fatto di girare armato, rivendicando una sorta di “autotutela”: *“Tante volte mi faccio giustizia da solo perché le forze dell’ordine non mi hanno mai aiutato, mi hanno messo solo in galera”*.
Detenzione estrema, immagine pubblica e rilancio musicale
Nel prosieguo del racconto social, Baby Gang sottolinea come la sua storia giudiziaria sia costellata di ingressi in carcere: *“Ormai è la quindicesima volta che entro in carcere e questo vi fa capire che sono l’esperimento fallito di questa giustizia”*.
Racconta un regime detentivo particolarmente rigido: riferisce di essere stato destinatario di sei mesi di regime di 14-bis disposti da Roma, con limitazioni quali assenza di televisione, niente acqua calda e passeggio in isolamento.
*“Sono isolato dal mondo, non so che ore sono, non so che giorno è e non me ne frega un cazzo”*, scrive, rivendicando però il rispetto di cui godrebbe tra i detenuti.
Nonostante il quadro descritto, il rapper utilizza il canale social per mantenere viva la propria immagine artistica e commerciale: chiude infatti il messaggio con l’annuncio del brano *“ho solo un problema”*, in uscita venerdì su tutte le piattaforme digitali.
La sovrapposizione fra narrazione giudiziaria, denuncia di abusi e promozione musicale conferma la centralità dei social nella costruzione del personaggio pubblico di Baby Gang, rendendo la vicenda rilevante anche sul piano del dibattito su giustizia, media e cultura urbana.
FAQ
Perché Baby Gang è detenuto nel carcere di Busto Arsizio?
Baby Gang è detenuto dal 17 marzo nel carcere di Busto Arsizio per accuse di possesso abusivo di armi, rapina e maltrattamenti, nell’ambito di procedimenti penali tuttora in corso.
Cosa contesta Baby Gang alle forze dell’ordine e ai media?
Baby Gang afferma di essere perseguitato dopo una relazione con l’ex moglie di un carabiniere e contesta ai media di enfatizzare arresti ignorando assoluzioni e decisioni a lui favorevoli.
Quali azioni legali annuncia Baby Gang dalle Stories in carcere?
Il rapper annuncia di voler presentare denunce per diffamazione contro pagine social, organi di stampa e utenti che hanno rilanciato le accuse di maltrattamenti.
In quali condizioni di detenzione si trova secondo il suo racconto?
Secondo Baby Gang è sottoposto a sei mesi di 14-bis, senza televisione, senza acqua calda e con aria da solo, denunciando un forte isolamento rispetto agli altri detenuti.
Qual è la fonte delle informazioni su questa vicenda giudiziaria?
Le informazioni sono derivate da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

