Auto elettriche, Italia fanalino di coda in Europa: cosa frena davvero

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Auto, Unrae: Italia ultima fra principali mercati Ue nelle ricaricabili
Corsa europea alla mobilità elettrica
Nel 2025 il mercato europeo delle autovetture chiude con 13,2 milioni di immatricolazioni, in lieve crescita ma ancora ben sotto i volumi del 2019 pre-Covid. Le rilevazioni di Unrae mostrano un comparto in ripresa ma strutturalmente più debole, con una domanda che si polarizza su vetture a basse emissioni e su fasce di prezzo medio-alte.
Nel mese di dicembre le immatricolazioni salgono del 7,6% a livello continentale, spinte soprattutto da Germania (+9,7%) e Regno Unito (+3,9%), mentre l’Italia si limita a un modesto +2,3%, la Spagna arretra del 2,2% e la Francia del 5,8%. Su base annua, è proprio la Spagna a guidare la crescita fra i grandi mercati con un +12,9%, seguita a distanza dal Regno Unito (+3,5%) e dalla Germania (+1,4%).
Italia e Francia chiudono il 2025 in territorio negativo, rispettivamente con -2,1% e -5%, pur mantenendo il quarto posto nella graduatoria dei 31 mercati europei. In parallelo, le vetture ricaricabili conquistano spazio: a fine anno le motorizzazioni elettriche pure e ibride plug-in superano in media un quarto del mercato Ue, accelerando la transizione verso obiettivi di decarbonizzazione fissati da Bruxelles e dalle singole capitali.
Perché l’Italia resta fanalino di coda
Nonostante gli incentivi del Mase, il mercato domestico resta l’ultimo tra i principali Paesi europei per quota di vetture ricaricabili. A dicembre le auto a batteria e plug-in si fermano complessivamente al 20,3% delle nuove immatricolazioni, contro una media europea del 36,8%, con un divario che mina la competitività industriale e la decarbonizzazione del parco circolante.
Nel dettaglio, le elettriche pure pesano in Italia l’11,2% e le ibride plug-in il 9,1%, mentre nel complesso dell’Unione le prime raggiungono il 26,3% e le seconde il 10,5%. Guardando all’intero 2025, il quadro è ancora più netto: la quota di ricaricabili resta ferma al 12,6%, con una ripartizione quasi simmetrica fra elettriche a batteria (6,2%) e plug-in (6,4%), ben lontana dalle performance dei mercati più avanzati.
Il Regno Unito guida la classifica tra i grandi Paesi con il 34,5% di vetture ricaricabili, di cui il 23,4% elettriche pure, seguito dalla Germania al 30% (Bev al 19,1%). A livello europeo le vetture a spina raggiungono il 29,1% del mercato, con le elettriche al 19,5% e le plug-in al 9,6%. Il ritardo italiano è legato a fattori strutturali: incentivi discontinui, fiscalità poco favorevole per le flotte aziendali, infrastrutture di ricarica ancora insufficienti e una percezione di costo totale di possesso poco trasparente per il cliente privato.
Pacchetto automotive UE e nodo fiscale
Il 16 dicembre la Commissione europea ha presentato il nuovo pacchetto di misure per il settore automotive, con particolare attenzione alle flotte aziendali, considerate volano decisivo per la diffusione delle tecnologie a zero e basse emissioni. La proposta prevede che dal 2030 gli Stati membri garantiscano una quota minima di nuove immatricolazioni di grandi imprese composta da veicoli a emissioni ridotte, con target specifici per quelli a emissioni zero.
Secondo Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae, tali obiettivi sono raggiungibili in Italia solo se si riscrive la fiscalità in chiave verde per le aziende clienti, rendendo competitive le motorizzazioni elettriche rispetto alle tradizionali. L’associazione chiede da anni un intervento organico su Iva, deducibilità dei costi e tempi di ammortamento per le auto aziendali, con un allineamento ai principali partner europei.
In questa prospettiva, viene sollecitata l’apertura di un tavolo interministeriale che coinvolga Ministero dell’Economia, Ministero dell’Ambiente e Ministero delle Imprese, con l’obiettivo di definire una roadmap credibile e stabile per la transizione, evitando stop-and-go normativi e incentivi episodici. Per centrare i target del pacchetto comunitario, il Paese dovrà agire in parallelo su infrastrutture di ricarica, semplificazione burocratica e piani industriali per filiera, componentistica e riqualificazione professionale.
FAQ
D: Qual è la posizione dell’Italia tra i principali mercati europei per le auto ricaricabili?
R: È ultima tra i grandi mercati Ue, con una quota di vetture ricaricabili nettamente inferiore alla media europea.
D: Qual è stata la crescita complessiva delle immatricolazioni auto in Europa nel 2025?
R: Le immatricolazioni sono salite a circa 13,2 milioni di unità, pari a un incremento di circa il 2,4% rispetto all’anno precedente.
D: Quale Paese guida la crescita delle immatricolazioni tra i grandi mercati europei?
R: La Spagna registra l’aumento più forte su base annua, seguita da Regno Unito e Germania, mentre Italia e Francia calano.
D: Quanto pesano le auto ricaricabili sul mercato europeo nel complesso?
R: In Europa le vetture elettriche e plug-in rappresentano quasi un terzo delle nuove immatricolazioni, con un ruolo crescente delle elettriche pure.
D: Perché l’Italia è in ritardo nella diffusione delle auto elettriche?
R: Pesano fiscalità sfavorevole alle flotte, incentivi intermittenti, rete di ricarica non omogenea e scarsa chiarezza sul costo totale di possesso.
D: Cosa prevede il nuovo pacchetto automotive della Commissione europea?
R: Stabilisce, tra l’altro, che dal 2030 una quota minima delle nuove immatricolazioni delle grandi imprese sia composta da veicoli a basse o zero emissioni.
D: Quali modifiche fiscali propone Unrae per spingere la mobilità elettrica aziendale?
R: Aumento della detraibilità Iva, maggiore deducibilità dei costi e riduzione dei tempi di ammortamento per rendere competitive le vetture green.
D: Qual è la fonte giornalistica dei dati citati sul mercato auto europeo?
R: I dati e le analisi derivano da rilevazioni diffuse da Unrae e riportate da Askanews in un lancio da Milano del 27 gennaio.




