Augias lascia la Rai e svela retroscena scomodi tra politica e tv

Indice dei Contenuti:
Un addio che racconta la nuova Rai
Per oltre sessant’anni **Corrado Augias** è stato uno dei volti simbolo della televisione pubblica, entrato in **Rai** nel 1960 quando il servizio pubblico coltivava ancora una forte missione culturale. Oggi il suo approdo a **La7** nel 2023 viene letto come il segnale di una trasformazione profonda del sistema televisivo italiano, dove audience e inserzionisti sembrano contare più della qualità editoriale. Secondo il giornalista, la nuova Rai valuterebbe i programmi quasi esclusivamente in base a due parametri: l’“indirizzo politico” e la “raccolta pubblicitaria”.
In questo scenario, i format di **Augias**, centrati su storia, letteratura e memoria civile, sarebbero diventati marginali perché incapaci di incidere sui due indicatori dominanti. Lui stesso si definisce “una pedina fuori posto”, spiegando che i suoi contenuti spesso andavano “in un’altra direzione rispetto a quella attuale”. La scelta di lasciare il servizio pubblico, dunque, non viene descritta come un fulmine a ciel sereno, ma come l’esito quasi inevitabile di una lunga divergenza di visione.
Il passaggio a **La7** assume così un valore simbolico: non solo spostamento di rete, ma migrazione verso uno spazio percepito come più libero da vincoli politici e più attento alla nicchia colta dell’audience. In filigrana emerge la domanda chiave per il futuro del sistema radiotelevisivo: esiste ancora spazio per una televisione che non cerchi soltanto consenso politico e ritorno pubblicitario?
Berlusconi, morale pubblica e ferita democratica
Nell’analisi di **Silvio Berlusconi**, **Corrado Augias** non risparmia giudizi durissimi, arrivando a sostenere che l’ex premier “ha molto nuociuto a questo Paese con l’esempio che ha dato”. Il nodo, più ancora delle scelte politiche, sarebbe l’impatto culturale: la derisione sistematica degli avversari, il vilipendio delle istituzioni e il messaggio implicito a chi evade le tasse che, con qualche complicità, è possibile “farla franca”.
Per il giornalista romano, il berlusconismo ha indebolito il senso civico e la fiducia nelle regole condivise, alimentando l’idea che il successo personale possa legittimare ogni scorciatoia. Sul piano ideale riconosce a **Berlusconi** un intento dichiarato: costruire una società liberale in senso quasi ottocentesco, riassunta nel motto “laissez faire, laissez passer”. Ma quell’orizzonte, osserva, non si è mai compiuto, restando schiacciato tra interessi privati e personalizzazione del potere.
Lo sguardo di **Augias** si allarga alla tenuta democratica del Paese: l’idea che le leggi si possano piegare alle convenienze momentanee ha prodotto, nel tempo, un impoverimento del dibattito pubblico e una diffusa rassegnazione. Nel suo racconto di decenni di storia italiana, l’era berlusconiana è letta come una lunga parentesi in cui il modello di leadership ha pesato almeno quanto le norme approvate in Parlamento.
Cinema, presidenti e memoria civile
Non meno tagliente è la lettura che **Corrado Augias** offre del cinema politico contemporaneo, a partire da **Paolo Sorrentino** e dal suo film “La Grazia”. Il giornalista racconta di aver apprezzato l’opera, giudicandola un ritorno in forma dopo “un paio di film” meno convincenti. Quando il regista partenopeo “gioca con la politica”, osserva, si muove con grande sicurezza, costruendo figure che richiamano in controluce presidenti reali della storia repubblicana.
Nel presidente interpretato da **Toni Servillo**, **Augias** intravede l’eco di **Oscar Luigi Scalfaro** e **Sergio Mattarella**, entrambi garanti silenziosi ma inflessibili della Costituzione. Il confronto con **Sandro Pertini** è netto: quest’ultimo, ricorda, era l’opposto, “parlava a voce alta”, rivendicava il passato socialista, la Resistenza, la liberazione e l’antifascismo. Apparentemente divisivo, in realtà fu un riferimento capace di accompagnare il Paese fuori da uno dei decenni più bui.
Ripercorrendo quel periodo per una puntata televisiva, **Augias** dice di aver riscoperto “che periodo tremendo abbiamo attraversato” e quanto il carisma morale di **Pertini** abbia aiutato la società italiana a ritrovare un equilibrio. A 91 anni compiuti – età che preferisce non celebrare né ricordare – il giornalista continua a interrogare passato e presente, legando il racconto culturale alla responsabilità civica.
FAQ
D: Chi è Corrado Augias?
R: **Corrado Augias** è un giornalista, scrittore e divulgatore televisivo nato a **Roma** nel 1935, noto per programmi culturali su **Rai** e poi su **La7**.
D: Perché Corrado Augias ha lasciato la Rai?
R: Secondo lui, la **Rai** oggi valuta i programmi quasi solo in base a indirizzo politico e raccolta pubblicitaria, rendendo i suoi format una “pedina fuori posto”.
D: Che ruolo ha La7 nella nuova carriera di Augias?
R: **La7** rappresenta per **Augias** uno spazio più libero, dove continuare l’approfondimento storico e civile con minori condizionamenti politici.
D: Come giudica Augias la figura di Silvio Berlusconi?
R: Ritiene che **Silvio Berlusconi** abbia nuociuto al Paese sul piano morale, veicolando l’idea che le istituzioni e le regole siano negoziabili.
D: Qual è la posizione di Augias sul film “La Grazia” di Sorrentino?
R: Dice che “La Grazia” gli è piaciuto, considerandolo un buon film di **Paolo Sorrentino**, particolarmente efficace quando affronta la politica.
D: Quali presidenti richiama il personaggio di Toni Servillo?
R: **Augias** vi riconosce tratti di **Oscar Luigi Scalfaro** e **Sergio Mattarella**, presidenti discreti ma fermi nella difesa istituzionale.
D: Perché Augias cita spesso Sandro Pertini?
R: Vede in **Sandro Pertini** un presidente che, con il suo coraggio antifascista e la vicinanza al popolo, aiutò l’Italia a superare anni difficili.
D: Da dove provengono le dichiarazioni riportate su Augias?
R: Le dichiarazioni di **Corrado Augias** citate in questo testo provengono dall’intervista rilasciata a **Fanpage**.




