Anm sfida il Governo sul Pnrr: giustizia verso il collasso, richiesta audizione urgente alla Commissione Ue

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Allarme dell’Anm sul Pnrr e rischio collasso della giustizia
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Associazione nazionale magistrati chiede di essere ascoltata dalla Commissione europea per illustrare una situazione giudicata “allarmante” sul fronte del Pnrr. Secondo il sindacato delle toghe, l’inerzia del governo rispetto agli impegni assunti in sede Ue sull’Ufficio per il processo espone il sistema a un “rischio di collasso” della giustizia italiana. La richiesta è formalizzata in un documento votato dal Consiglio direttivo centrale, mentre si inasprisce lo scontro istituzionale sul referendum per la separazione delle carriere.
L’Anm ricorda che l’Ufficio per il processo è misura strutturale del Pnrr, concepita per trasformare in modo permanente l’organizzazione dei tribunali e il lavoro dei giudici. Il progetto prevede un organico dedicato con compiti di studio, ricerca e supporto redazionale ai magistrati, oltre a funzioni di raccordo con cancellerie e segreterie, a beneficio dell’efficienza complessiva degli uffici giudiziari.
Nel rendiconto dell’Unità di missione del ministero della Giustizia al 31 ottobre, il governo ha ribadito l’obiettivo: assumere e mantenere in servizio 10mila addetti tra funzionari dell’Ufficio per il processo e personale tecnico-amministrativo, per consolidare uno staff stabile a servizio della giurisdizione. L’Anm contesta però un inadempimento sostanziale rispetto a tali impegni, con conseguenze operative già visibili negli uffici.
Criticità su stabilizzazione del personale e fuga dagli uffici
L’Anm denuncia l’assenza di atti concreti per la stabilizzazione degli addetti all’Ufficio per il processo, nonostante gli impegni formalizzati nei documenti sul Pnrr. A gennaio 2026, a meno di sei mesi dalla scadenza del progetto, non risulta pubblicato alcun bando per l’assorbimento strutturale del personale formato e impiegato nei team di supporto ai magistrati.
Nel contempo, i numeri segnano una contrazione significativa: rispetto all’obiettivo di 10mila unità, al 31 ottobre 2025 gli effettivi in servizio risultano ridotti a 8.930. La perdita riguarda in larga parte figure qualificate che, in assenza di prospettive, hanno scelto altre amministrazioni o il settore privato.
L’assessoramento operativo degli uffici giudiziari ne risulta già indebolito: diminuisce il supporto su studio, ricerca e redazione di bozze, rallenta il raccordo con cancellerie e segreterie, si disperdono competenze costruite con formazione dedicata su procedure e flussi. L’annuncio del ministero della Giustizia dell’11 agosto 2025 di una procedura comparativa entro ottobre non ha avuto seguito, aggravando l’incertezza organizzativa.
Secondo il sindacato, lo stop alla stabilizzazione compromette metodo di lavoro, team e risultati conseguiti sul contenzioso, con il rischio concreto di vanificare investimenti e target concordati in sede europea.
Impatto sui processi e richiesta di audizione alla Commissione Ue
L’Anm avverte che l’indebolimento dell’Ufficio per il processo inciderà in modo diretto su tempi e qualità della giurisdizione, mettendo a rischio traguardi Pnrr già conseguiti su arretrato civile e riduzione del Disposition Time.
Particolarmente critica la situazione nelle Sezioni specializzate in protezione internazionale, dove il team di supporto al giudice è ritenuto indispensabile per garantire gli standard minimi del processo in materia di asilo previsti dal sistema comune europeo. L’uscita di personale formato compromette istruttorie, studio dei fascicoli e coordinamento con le cancellerie.
Pur registrando anticipi sul target di riduzione del 25% dei tempi nei giudizi penali e progressi sull’abbattimento dell’arretrato civile ultra-triennale, resta incerta la capacità di centrare l’ultimo obiettivo: -40% del Disposition Time nei processi civili nei tre gradi, rispetto alla baseline 2019. Senza stabilizzazione, l’Anm teme un rapido deterioramento dei risultati.
Per questo il sindacato chiede di essere audito dalla Commissione europea, denunciando la mancanza di fondi per il reclutamento delle 10mila unità previste e il conseguente rischio di disperdere risorse, competenze e metodo di lavoro in team.
L’audizione mira a rappresentare lo scostamento tra gli impegni assunti dal governo italiano e lo stato effettivo di attuazione, sollecitando interventi tempestivi per garantire continuità operativa degli uffici giudiziari e salvaguardare i target concordati in sede Ue.
FAQ
- Qual è l’oggetto della richiesta dell’Anm? Essere audita dalla Commissione europea sullo stato dell’Ufficio per il processo e sugli impegni Pnrr.
- Perché l’Anm parla di rischio collasso? Per la mancata stabilizzazione del personale che sostiene attività di studio, ricerca e redazione per i magistrati.
- Quante unità erano previste e quante risultano in servizio? Erano previste 10mila unità; al 31 ottobre 2025 risultano 8.930 in servizio.
- Quali processi sono più esposti? Quelli delle Sezioni specializzate in protezione internazionale e il contenzioso civile ai fini del target -40% dei tempi.
- Cosa denuncia l’Anm sui bandi? A gennaio 2026 non risulta pubblicato alcun bando di stabilizzazione nonostante gli annunci del ministero.
- Quali risultati Pnrr sono oggi a rischio? La sostenibilità della riduzione dei tempi penali e, soprattutto, il conseguimento del -40% dei tempi nei processi civili.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Le informazioni riprendono i contenuti riportati dall’Associazione nazionale magistrati e dalla relativa documentazione, come riferito nell’articolo di ispirazione.




