Alfonso Signorini racconta il suo isolamento e chiarisce il caso signor B

Le chat su “giro gay” e il nome di Alfonso Signorini
Le chat private tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia, mostrate da Massimo Giletti a “Lo Stato delle Cose” e già anticipate da Tommaso Cerno su Il Giornale, hanno riacceso il dibattito sulle dinamiche di potere nei media italiani. Nei messaggi si parla di un “giro gay, pericolosissimo” in cui vengono citati l’ex agente dei servizi segreti Marco Mancini, un misterioso “signor B”, lo stesso Giletti e il conduttore e direttore di Chi Alfonso Signorini.
L’episodio arriva al culmine di mesi già segnati dal clamore mediatico sulle accuse di Fabrizio Corona a Signorini, e incrocia temi sensibili: privacy, omofobia, etica professionale, uso politico delle confidenze digitali. In questo contesto, la scelta di Signorini di isolarsi dal sistema televisivo e mediatico assume un valore che va oltre il gossip e tocca la tenuta stessa della reputazione di volti noti dell’informazione italiana.
Il racconto di Signorini: isolamento come difesa
Contattato dal Corriere della Sera tramite il giornalista Fabrizio Caccia, Alfonso Signorini afferma di aver appreso dell’esistenza delle chat solo dai giornali. Spiega di aver scelto l’isolamento come unica strategia di sopravvivenza a mesi di esposti, accuse e sospetti alimentati dal caso Fabrizio Corona.
Signorini ribadisce di non sapere nulla di un presunto “giro gay di destra” e nega di far parte di qualunque rete occulta, sottolineando la distanza tra la sua vita privata e le narrazioni complottistiche circolate negli ultimi mesi. L’isolamento, racconta, è stato un atto di autodifesa psicologica e professionale, non una fuga.
L’ironia sul “signor B” e il riferimento a Kafka
Nella sua dichiarazione, Alfonso Signorini mantiene una cifra ironica che conosce bene il suo pubblico. Commentando il “signor B” citato nelle chat, afferma: “Mi intriga molto l’identità del misterioso signor B. Io rimango fermo al signor K. Ma dubito che la signora Boccia frequenti Kafka”.
Il riferimento letterario al “signor K” di Franz Kafka marca la distanza tra la realtà e la costruzione paranoica di un “giro gay” visto come trama oscura. L’ironia, in questo caso, non serve a derubricare la vicenda, ma a evidenziare il carattere grottesco di certe etichettature quando diventano strumento di delegittimazione personale e professionale.
Le conversazioni Ranucci–Boccia e il ruolo di Giletti
La sequenza di messaggi tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia, già al centro di un’inchiesta di Tommaso Cerno, è stata rilanciata in prima serata su Rai Tre da Massimo Giletti. Boccia, figura già nota alle cronache per le accuse di lesioni e stalking mosse dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano, parla di “giro gay, pericolosissimo”, citando in rapida successione Cerno, Mancini, Signorini, il “signor B” e lo stesso Giletti.
Questa esposizione televisiva di chat private sposta il baricentro da una controversia giudiziaria e politica a una battaglia interna al giornalismo, in cui l’orientamento sessuale viene evocato come categoria di potere, non come fatto identitario neutro.
I messaggi in chiaro: nomi, contesto e implicazioni
Nella ricostruzione proposta da Massimo Giletti, il dialogo è secco. Boccia scrive: “Ho visto Cerno a L’aria che tira… è davvero scandaloso”, e Sigfrido Ranucci risponde: “Quello è un altro del giro… amico di Marco Mancini… giro gay, pericolosissimo…”.
Alla citazione di Alfonso Signorini segue un “Sì” di Ranucci, poi l’allusione al “signor B” e l’inserimento di Massimo Giletti. La conversazione non menziona il termine “lobby”, ma introduce comunque l’idea di una rete omogenea di potere, collegata all’ex dirigente dell’Aise Marco Mancini, già noto per il caso dell’autogrill con Matteo Renzi. La forza della chat sta proprio nella concatenazione di nomi e nella definizione “pericolosissimo”.
La reazione di Giletti tra delusione e critica deontologica
In studio, Massimo Giletti lega il “signor B” a una figura “talmente importante” che non viene nominata per timore, lasciando intendere di avere un’idea precisa. Poi sposta il discorso sul piano etico: non è l’essere definito gay a indignarlo, ma l’idea di appartenenza a una presunta lobby.
Giletti afferma di non riconoscere in quelle frasi la libertà d’informazione di Sigfrido Ranucci e parla di “delusione umana profonda”, denunciando una frattura tra giornalisti della stessa azienda in un momento delicato per il settore. Il suo intervento intercetta un nodo sensibile: il confine tra confidenza privata, giudizio politico e potenziale diffamazione quando le chat vengono portate nel dibattito pubblico.
La smentita di Ranucci e il nodo “giro gay”
Dalle pagine de la Repubblica, Sigfrido Ranucci respinge l’accusa di aver etichettato Massimo Giletti come membro di una “lobby gay”. Sostiene di essere vittima di una “forte strumentalizzazione” e di “attacchi scomposti”, rivendicando il proprio percorso professionale e personale come estraneo all’omofobia.
Ranucci sposta il fuoco del discorso: più che di orientamento sessuale, parla di prossimità politica e di rapporti con l’ex dirigente dell’intelligence Marco Mancini, già oggetto di inchieste di “Report”. La querelle, così riletta, diventa scontro tra linee editoriali contrapposte e tra modi diversi di intendere il giornalismo d’inchiesta sulla rete pubblica.
“Lobby gay” o rete di influenza: la versione di Ranucci
Sigfrido Ranucci rivendica di non aver mai parlato di lobby gay e precisa: “Se ci tiene tanto a riconoscersi in quella definizione è un problema suo”, riferendosi a Massimo Giletti. Sostiene di aver detto “una cosa più grave”: che Tommaso Cerno e Giletti sarebbero “amici e al servizio di Marco Mancini”.
Ranucci evoca il precedente dell’autogrill con Matteo Renzi, episodio simbolo delle inchieste su relazioni tra politica e apparati di sicurezza. Sul fronte omofobia, ribalta l’accusa ricordando i rapporti di alcuni suoi accusatori con ambienti che, a suo dire, hanno usato la retorica anti-Lgbt per vincere elezioni.
Perché torna il nome di Alfonso Signorini
Resta il nodo dell’inserimento di Alfonso Signorini nella chat di Maria Rosaria Boccia. Il suo nome appare in un elenco che lega mondo televisivo, giornalismo e apparati, ma nelle ricostruzioni successive il focus mediatico si concentra soprattutto su Massimo Giletti e Tommaso Cerno.
In assenza di elementi ulteriori, il riferimento a Signorini appare come un’annotazione al margine, priva di riscontri fattuali. Proprio questa sproporzione tra l’impatto reputazionale del nome e la mancanza di dettagli alimenta interrogativi sull’uso dei messaggi privati a fini narrativi. Da qui la scelta del conduttore di ribadire, con fermezza e ironia, di non riconoscersi in alcun “giro gay” né in logiche di lobby.
FAQ
Cosa ha detto Alfonso Signorini sulle chat che lo riguardano?
Alfonso Signorini ha dichiarato al Corriere della Sera di aver saputo delle chat solo dai giornali, di non conoscere alcun “giro gay” e di essersi isolato per “sopravvivere” ai mesi di attacchi mediatici.
Cosa si intende per “giro gay pericolosissimo” nelle chat Ranucci–Boccia?
Nelle chat, attribuite a Sigfrido Ranucci, l’espressione indica un presunto gruppo di persone legate tra loro sul piano personale e di potere. Vengono citati Tommaso Cerno, Marco Mancini, Alfonso Signorini, un “signor B” e Massimo Giletti, senza ulteriori prove pubbliche.
Perché Massimo Giletti si dice deluso da Sigfrido Ranucci?
Massimo Giletti contesta a Sigfrido Ranucci l’uso di espressioni che lo inseriscono in un “giro gay” o in una presunta lobby, giudicandole prive di sostanza giornalistica e definendole motivo di “delusione umana profonda” tra colleghi Rai.
Sigfrido Ranucci ha parlato davvero di una “lobby gay”?
Nelle chat rese pubbliche non compare la parola “lobby”, ma “giro gay”. In un’intervista a la Repubblica, Ranucci ha negato di aver accusato Giletti di far parte di una lobby gay e ha parlato di “strumentalizzazione” delle sue parole.
Qual è il ruolo di Marco Mancini in questa vicenda?
Marco Mancini, ex dirigente dell’Aise, è citato da Sigfrido Ranucci come figura alla quale sarebbero “al servizio” Tommaso Cerno e Massimo Giletti. Mancini era già stato al centro di un’inchiesta di “Report” per l’incontro all’autogrill con Matteo Renzi.
Perché l’orientamento sessuale è rilevante nel dibattito pubblico?
In sé non dovrebbe esserlo. Diventa problematico quando è usato per suggerire l’esistenza di lobby occulte o reti “pericolose”. In questo caso il rischio è scivolare nell’omofobia implicita e nella delegittimazione personale, oltre il perimetro dell’interesse pubblico.
In che modo questa vicenda tocca l’etica del giornalismo?
La pubblicazione di chat private e l’uso di etichette come “giro gay” interrogano su responsabilità, verifica delle fonti e confine tra gossip politico e informazione. Il caso mostra anche tensioni interne alla Rai tra approcci diversi al giornalismo d’inchiesta.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni su Alfonso Signorini?
Le dichiarazioni di Alfonso Signorini e la ricostruzione delle chat tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia sono state riportate, tra gli altri, dal sito Biccy nell’articolo “Alfonso Signorini rompe il silenzio: ‘Isolato per sopravvivere’”.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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