Alex Pretti, l’italiano morto in cella Ice negli Stati Uniti: il mistero sul suo passato sconosciuto scuote tutti

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Chi era Alex Pretti, ucciso dall’Ice a Minneapolis: infermiere di terapia intensiva, 37 anni, senza precedenti
La sparatoria a Minneapolis
Alex Pretti è crollato sull’asfalto di Minneapolis mentre cercava di soccorrere una donna, durante un’operazione degli agenti dell’Ice. Secondo la versione ufficiale, avrebbe impugnato un’arma, costringendo gli agenti a sparare per legittima difesa. Testimoni oculari e video diffusi sui social smentiscono però questa ricostruzione, descrivendo un uomo disarmato circondato da agenti in assetto antisommossa.
Un’analisi indipendente del New York Times sulle immagini disponibili indica che nella mano di Pretti era visibile un cellulare, non una pistola. Nel filmato si vede l’uomo avanzare con un braccio alzato e l’altro occupato dal telefono, mentre la donna che stava cercando di aiutare viene spinta a terra. Pochi istanti dopo, i colpi di arma da fuoco lo colpiscono a morte.
La dinamica esatta rimane al centro di un acceso scontro pubblico e politico, con organizzazioni per i diritti civili che chiedono la diffusione integrale dei filmati e l’apertura di un’indagine federale indipendente sulle procedure seguite dagli agenti dell’agenzia per l’immigrazione.
Chi era davvero Alex
Nato in Illinois e cittadino americano, Pretti aveva 37 anni, nessun precedente penale e solo qualche multa per divieto di sosta. Dopo gli studi all’Università del Minnesota, dal 2012 aveva lavorato come “junior scientist” presso la Facoltà di Medicina, per poi ottenere nel 2021 la licenza di infermiere professionale, valida fino al 2026.
Lavorava nel reparto di terapia intensiva della Veterans Administration di Minneapolis, dove si occupava di veterani gravemente malati. I familiari lo descrivono come una persona riservata, generosa, profondamente legata ai pazienti e motivata dall’idea di “fare la differenza” nella vita degli altri. Amava le attività all’aria aperta e le lunghe escursioni con il suo cane Joule, un Catahoula Leopard, anch’esso morto di recente.
Secondo il padre, Michael Pretti, era molto turbato dalla repressione dell’immigrazione sotto l’amministrazione Donald Trump, in particolare nelle strade della città in cui viveva. Proprio per questo aveva scelto di partecipare alle proteste contro l’Ice esplose dopo l’uccisione della 37enne Renee Good, colpita da un agente nel gennaio scorso.
Proteste, famiglia e richiesta di verità
In un video girato poco prima della morte, si vede Pretti mentre si interpone tra gli agenti dell’Ice e due donne, cercando di proteggerle. I genitori, che vivono in Wisconsin, raccontano di averlo messo in guardia: volevano che manifestasse, ma senza esporsi a situazioni rischiose. Lui aveva assicurato di sapere come mantenersi al sicuro, pur continuando a scendere in piazza.
Dopo la sparatoria, le autorità hanno descritto Pretti come un potenziale terrorista deciso a “massacrare” le forze dell’ordine. Una narrazione che la famiglia definisce “menzognera e ripugnante”, sottolineando che le immagini mostrano chiaramente il telefono nella sua mano destra e la mano sinistra alzata, vuota, mentre tenta di proteggere una donna già a terra e colpita con spray al peperoncino.
In una nota al Washington Post, i genitori parlano di “persona dal cuore gentile”, devota alla famiglia, agli amici e ai veterani che assisteva in terapia intensiva. Lo definiscono “eroe” non per retorica, ma perché il suo ultimo gesto è stato quello di frapporsi tra una donna e gli agenti armati, chiedendo ora un’inchiesta completa e trasparente su ogni fase dell’operazione.
FAQ
D: Chi era Alex Pretti?
R: Era un infermiere di terapia intensiva di 37 anni, cittadino americano, senza precedenti penali, residente a Minneapolis.
D: Dove lavorava come infermiere?
R: Lavorava nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale della Veterans Administration di Minneapolis.
D: Perché è rimasto coinvolto nelle proteste?
R: Partecipava alle manifestazioni contro le operazioni dell’Ice e le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump, che lo turbavano profondamente.
D: Era armato al momento della sparatoria?
R: Testimoni e video indicano che in mano aveva un cellulare; non risultano prove di un’arma da fuoco nelle sue mani.
D: Cosa ha rilevato il New York Times sui filmati?
R: L’analisi del New York Times indica che nelle immagini si vede un telefono nella mano di Pretti, non una pistola.
D: Come ha reagito la famiglia alle accuse delle autorità?
R: I genitori hanno definito “menzogne ripugnanti” la descrizione del figlio come terrorista e chiedono una piena ricostruzione dei fatti.
D: Qual è la posizione dei genitori sulla sua morte?
R: Si dicono affranti e furiosi, ma sottolineano che il figlio voleva proteggere gli altri e considerano il suo ultimo gesto come un atto eroico.
D: Qual è la fonte giornalistica principale citata sul caso?
R: Tra le fonti principali figurano il New York Times per l’analisi dei video e il Washington Post, che ha raccolto l’appello pubblico dei genitori di Alex Pretti.




