Aldo Cazzullo chiama Caterina Balivo in diretta e nasce lo scontro

Cazzullo contro la canzone di Sanremo, Balivo replica in diretta a La Volta Buona
Lo scontro tra il giornalista Aldo Cazzullo e la conduttrice Caterina Balivo è esploso il 4 marzo 2026 negli studi Rai di La Volta Buona, a Roma, in pieno pomeriggio televisivo. Al centro del dibattito la vittoria al Festival di Sanremo di Sal Da Vinci con il brano Per Sempre Sì, pezzo che sta iniziando a circolare anche tra i fan internazionali dell’Eurovision Song Contest. Le durissime parole di Cazzullo, pubblicate sul Corriere della Sera, sono state lette in studio e commentate dalla Balivo, che ha chiamato in causa il modo in cui spesso viene raccontata la Campania. Il giornalista, avvisato da amici napoletani, ha quindi telefonato in diretta per chiarire di non avere nulla contro Napoli né contro la musica napoletana, ma una precisa riserva critica su Sal Da Vinci e sull’immagine dell’italianità veicolata dal brano.
In sintesi:
- Aldo Cazzullo stronca la canzone sanremese Per Sempre Sì di Sal Da Vinci.
- Caterina Balivo legge la recensione in diretta e difende la dignità artistica campana.
- Cazzullo telefona a La Volta Buona e chiarisce: ama Napoli ma non il brano.
- Lo scontro riapre il dibattito su stereotipi, musica popolare e strategia Eurovision.
Dal giudizio al vetriolo alla telefonata in studio: cosa è successo davvero
Il caso nasce dalla recensione di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in cui il giornalista bolla Per Sempre Sì come una delle peggiori canzoni vincitrici di Sanremo. Nella sua analisi scrive che il brano potrebbe essere *“la colonna sonora di un matrimonio della camorra o una canzone di Checco Zalone, che però le scrive per burla”*, contrapponendolo a classici popolari come *Volare*, da lui indicata come esempio positivo di popolarità e qualità.
Le frasi vengono lette integralmente a La Volta Buona. A quel punto Caterina Balivo sottolinea come, nel commentare la canzone, si finisca spesso per puntare il dito su Napoli e sulla Campania, parlando di una certa resistenza nazionale ad accettare che un artista campano possa conquistare sia l’Italia sia l’Europa: *“Ve ne farete una ragione tutti”*, chiosa in diretta.
Avvisato da amici napoletani, Cazzullo chiama in trasmissione per intervenire in prima persona. Ribadisce il suo amore per Napoli, per la tradizione musicale portata da Renzo Arbore e per autori come Lucio Dalla (in Caruso), Pino Daniele, Peppino Di Capri, Edoardo Bennato, Alan Sorrenti, arrivando a definire interessante anche Geolier. Ma precisa: secondo lui Sal Da Vinci rappresenta Napoli come la vedono “i nordisti che non amano Napoli”, e la battuta sulla camorra è, nelle sue intenzioni, solo una battuta.
Balivo replica secca, ricordando di non aver mai detto che il giornalista ce l’abbia con Napoli, ma di aver semplicemente commentato una recensione pubblicata su un grande quotidiano nazionale. Sullo sfondo resta la dimensione internazionale: il suono melodico e “da cartolina” del brano, considerato da Cazzullo un limite, potrebbe invece funzionare come leva strategica all’Eurovision Song Contest, dove spesso i cliché nazionali diventano arma competitiva.
Oltre la polemica: immagine di Napoli e strategia per l’Eurovision
Lo scontro televisivo tra Aldo Cazzullo e Caterina Balivo va letto anche come cartina di tornasole di un tema più ampio: chi decide oggi cosa sia “alta qualità” nella musica popolare italiana e quale immagine del Paese esportare in Europa. Da un lato la critica giornalistica tradizionale, che guarda con sospetto alle estetiche percepite come stereotipate; dall’altro una televisione generalista che intercetta il consenso del pubblico e difende il diritto della musica nazional-popolare di rappresentare l’Italia sul palco dell’Eurovision.
Se la lettura di Cazzullo individua in Per Sempre Sì una cartolina folkloristica che rassicura gli stereotipi dei “nordisti che non amano Napoli”, la contro-narrazione di Balivo propone una prospettiva diversa: quella di una Napoli che rivendica il proprio successo mainstream come frutto di una tradizione musicale viva, non di un cliché accomodante. Proprio questa frizione potrebbe diventare centrale nel racconto mediatico dei prossimi mesi, accompagnando il percorso di Sal Da Vinci verso l’Europa e costringendo critica, tv e pubblico a ridefinire, ancora una volta, il confine tra pregiudizio, identità e mercato internazionale.
FAQ
Perché Aldo Cazzullo ha criticato la canzone Per Sempre Sì?
Perché, secondo Cazzullo, Per Sempre Sì è una canzone debole, caricaturale, lontana dalla qualità di storici successi sanremesi.
Cosa ha detto Caterina Balivo in difesa di Sal Da Vinci?
Ha sostenuto che si critichi il brano tirando in ballo in modo pregiudiziale Napoli e la Campania, rivendicando il successo dell’artista campano.
Cazzullo ha davvero qualcosa contro Napoli e la musica napoletana?
No, Cazzullo ha dichiarato di amare Napoli e la sua tradizione musicale, ma di non apprezzare specificamente lo stile di Sal Da Vinci.
Perché Per Sempre Sì potrebbe funzionare all’Eurovision Song Contest?
Perché propone un’immagine immediatamente riconoscibile dell’italianità, con melodia forte e cliché nazionali che spesso all’Eurovision diventano un vantaggio competitivo.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo giornalistico?
L’articolo deriva da un’elaborazione congiunta di notizie tratte da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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