Achille Barosi eroe a Crans-Montana: scampa alla strage, torna tra le fiamme per salvare una ragazza

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L’atto di coraggio di Achille Barosi
Achille Barosi, 16 anni, è uscito vivo dal rogo di Le Constellation a Crans-Montana, poi ha invertito la rotta. Ha visto che una ragazza del gruppo non era con loro e ha deciso di rientrare. «Voglio tornare giù», avrebbe detto agli amici che tentavano di trattenerlo. Il gesto, confermato dai sopravvissuti e dal parente Michele Rescigno, non è stato un’azione impulsiva né dettata da superficialità: «Non sarebbe mai rientrato per un cellulare», chiarisce lo zio. È tornato per aiutare, convinto di avere il tempo di farlo. In pochi secondi le scintille hanno trasformato il locale in una trappola; il fumo e le fiamme hanno chiuso ogni via. L’amico con cui era uscito, Giuseppe Giola, è riuscito a dare l’allarme. Achille no. La sua scelta, compiuta con lucidità e istinto di protezione, lo ha consegnato alla cronaca come uno dei sei giovani italiani che non ce l’hanno fatta. Per chi lo conosceva, resta l’immagine di un ragazzo che, di fronte al panico, ha scelto di tornare indietro per qualcun altro.
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Il profilo di un ragazzo appassionato
Achille Barosi cresce a Milano con un’idea chiara: costruire, disegnare, capire come funziona ciò che lo circonda. La passione per l’architettura gli arriva in eredità dal bisnonno Osvaldo Borsani, figura centrale del design italiano. In casa sfoglia i suoi libri, li studia, li fa propri. Quando sceglie l’Artistico delle Suore Orsoline, non ha esitazioni: l’indirizzo legato al progetto è la sua strada. In camera domina una collezione imponente di Lego, smontati e rimontati all’infinito, esercizio quotidiano di ingegno e precisione. Il disegno è il suo linguaggio: linee pulite, visione spaziale, ambizione di “fare palazzi”, come racconta il cugino del padre, Giovanni Barosi. Alto, biondo, riservato ma presente, coltiva interessi da collezionista — tra cui monete antiche cercate ai mercatini con il nonno — indice di pazienza, curiosità e senso della misura.
Crans-Montana è il suo luogo d’anima: la casa di famiglia, la montagna come rituale, amicizie consolidate nel tempo. Lì trova equilibrio e serenità, una dimensione che alterna allo studio e ai legami milanesi. La sera del rogo arriva dopo un cenone a casa con i genitori, la famiglia di Giuseppe Giola e altri amici; poi il ritrovo a Le Constellation per salutare Chiara Costanzo e Francesca Nota, compagni di coetà e di scuola. È il profilo di un sedicenne con giudizio, distante dagli stereotipi dell’imprudenza: chi lo conosce lo descrive come attento, capace di scegliere. La sua biografia breve, segnata da vocazioni precise e affetti solidi, restituisce l’immagine di un ragazzo proiettato sul futuro, con un’educazione all’ascolto e alla responsabilità maturata in famiglia e nella comunità scolastica. Nulla di estremo, molto di concreto: studio, progetto, amicizia, montagna.
FAQ
- Chi era Achille Barosi?
Uno studente milanese di 16 anni del Liceo Artistico delle Suore Orsoline, tra le vittime dell’incendio a Le Constellation di Crans-Montana. - Quali erano le sue passioni principali?
Architettura e design, ereditate dal bisnonno Osvaldo Borsani; amava disegnare, costruire e collezionare Lego e monete antiche. - Perché amava Crans-Montana?
Era la meta familiare da anni: montagna, amici e un ambiente che gli dava serenità. - Con chi aveva trascorso la serata prima dell’incendio?
Con i genitori, la famiglia di Giuseppe Giola e altri amici; poi aveva raggiunto il locale per salutare Chiara Costanzo e Francesca Nota. - Che tipo di studente era?
Determinato e focalizzato sul progetto architettonico; attirato da libri tecnici e dal disegno. - Come lo descrivono familiari e amici?
Ragazzo misurato, maturo, con senso di responsabilità e grande attenzione per gli altri.
Il dolore della famiglia e le domande aperte
Nel punto di raccolta allestito dalle autorità svizzere, la famiglia di Achille Barosi ha atteso per giorni, aggrappandosi alla possibilità che fosse tra i feriti non identificati. La conferma del riconoscimento tramite Dna ha spezzato ogni speranza. «È difficilissimo parlare al passato», confida il cugino Giovanni Barosi, ricordando l’ultima serata trascorsa insieme: il cenone a casa, il brindisi di mezzanotte con i genitori, la famiglia di Giuseppe Giola e altri amici, poi l’uscita per salutare Chiara Costanzo e Francesca Nota al Le Constellation. La dinamica del rientro nel locale, confermata dai testimoni, si intreccia con il rimpianto di chi resta: «Se fossero rimasti a casa di più…». Un pensiero ricorrente che la famiglia prova a arginare definendo quanto accaduto «una fatalità inevitabile», pur denunciando con nettezza che «non si può morire così, per l’imperizia e la negligenza di qualcuno».
La presenza storica della famiglia a Crans-Montana amplifica lo strappo: «È un luogo che amava, lo faceva stare bene», ricordano i parenti. Proprio questo legame, trasformato in scenario di tragedia, alimenta interrogativi che restano sul tavolo. Chi doveva vigilare sulla sicurezza del locale? Quali standard antincendio erano attivi e con quali controlli? Perché le scintille hanno avuto margine per trasformare l’ambiente in una trappola in pochi secondi? Domande che si sommano a un’altra certezza, ribadita dallo zio Michele Rescigno: Achille non è rientrato per un oggetto personale. «Aveva giudizio», sottolinea la famiglia, respingendo le ricostruzioni affrettate circolate nelle prime ore.
Nel frattempo gli amici sopravvissuti provano a ripercorrere gli ultimi istanti: l’uscita di Achille e Giuseppe Giola, l’allarme dato all’esterno, il «voglio tornare giù» che ha scandito la scelta di rientrare. Il dolore si fa anche comunitario: la scuola delle Suore Orsoline, i compagni del liceo, le famiglie che da anni frequentano la località alpina. La richiesta condivisa è che le indagini chiariscano responsabilità e omissioni: vie di fuga, materiali, procedure, piani di evacuazione. Il lutto non cancella l’esigenza di verità. Per i parenti, la memoria di Achille passa dalla ricostruzione puntuale di ciò che non ha funzionato, affinché una serata di festa non si trasformi più in una condanna senza scampo.
FAQ
- Chi era Achille Barosi?
Uno studente milanese di 16 anni del Liceo Artistico delle Suore Orsoline, tra le vittime dell’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana. - Cosa è accaduto la sera dell’incendio?
Dopo il cenone con la famiglia e amici, Achille ha raggiunto il locale; è uscito durante l’emergenza, poi è rientrato per cercare una ragazza del gruppo. - Perché la famiglia esclude il movente del cellulare?
I parenti riferiscono che Achille era prudente e avrebbe rientrato solo per aiutare, non per recuperare effetti personali. - Quali sono le principali domande aperte sulla sicurezza del locale?
Controlli antincendio, vie di fuga, materiali e procedure di evacuazione sono gli aspetti su cui si attendono chiarimenti. - Come ha reagito la famiglia alla notizia ufficiale?
Dopo giorni di attesa all’Unità di crisi, il riconoscimento tramite Dna ha confermato il decesso, chiudendo ogni speranza. - Perché Crans-Montana era significativa per Achille?
Era la meta familiare da sempre, luogo di amicizie e serenità, parte della sua routine affettiva.




