Abu Youssef svela il suo sogno infranto: da bravo ragazzo a mistero che scuote la comunità
Indice dei Contenuti:
Profilo di Youssef “Abu”
Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki, 18 anni, originario di Fayyum vicino a Il Cairo, viveva da tempo alla Spezia con la famiglia; il padre, capocantiere stimato in un’azienda locale, è figura conosciuta nell’area. Conosciuto da tutti come “Abu”, veniva descritto come studente serio e riservato, integrato e rispettoso, apprezzato per i modi pacati.
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Possedeva doppia cittadinanza, egiziana e italiana, ed era iscritto all’istituto tecnico Einaudi-Chiodo, dove teneva una condotta impeccabile e collezionava buoni risultati. Timido ma luminoso nel rapporto con i coetanei, mostrava un forte attaccamento alla famiglia e un approccio concreto alla vita.
Fuori dall’orario scolastico lavorava come cameriere in una pizzeria del centro per contribuire al bilancio domestico, sostenendo padre, madre e sorelle. Non era compagno di classe di Zouhair Atif, ma lo conosceva come compagno di scuola, anche per via dell’amicizia di lunga data con la ragazza frequentata da Atif. Uno zio lo ricorda come “molto timido”, con voce flebile in casa, sempre diretto dal banco di scuola al lavoro.
Sogni e impegno verso l’elettricista
All’istituto Einaudi-Chiodo della Spezia aveva individuato un percorso concreto: formazione tecnica, laboratorio, stage, obiettivo chiaro di diventare artigiano elettricista. Il traguardo era a portata di mano, una prospettiva solida nel tessuto produttivo locale, con domanda stabile di competenze e opportunità immediate.
A scuola manteneva una condotta esemplare e risultati costanti, segno di metodo e disciplina. Timidezza e misura non ne limitavano l’ambizione: puntava a crescere passo dopo passo, senza esibizionismi, preferendo i fatti ai proclami.
Nel tempo libero lavorava come cameriere in centro, contribuendo alle spese familiari e affinando puntualità e affidabilità, qualità spendibili anche in cantiere e in assistenza tecnica. L’integrazione in classe e la rete di relazioni sobrie restavano coerenti con un profilo di impegno silenzioso.
L’idea di un impiego artigiano non era un ripiego, ma una scelta identitaria: professionalità, prospettive occupazionali nel polo spezzino, possibilità di autonomia economica. La doppia cittadinanza, egiziana e italiana, si traduceva in un progetto di vita radicato sul territorio, con obiettivi immediati e misurabili.
Il soprannome “Abu” circolava tra compagni e amici come sinonimo di affidabilità. Il percorso intrapreso rappresentava una traiettoria limpida: scuola, lavoro serale, esperienza pratica, e un mestiere pronto ad accoglierlo.
FAQ
- Chi era “Abu”?
Uno studente 18enne, integrato alla Spezia, noto per serietà e discrezione. - Dove studiava?
All’istituto tecnico Einaudi-Chiodo della Spezia. - Qual era il suo obiettivo professionale?
Diventare artigiano elettricista nel tessuto produttivo locale. - Quali qualità gli venivano riconosciute?
Condotta irreprensibile, buoni voti, timidezza, affidabilità, forte senso della famiglia. - Lavorava oltre la scuola?
Sì, come cameriere in una pizzeria del centro per sostenere i familiari. - Che valore aveva la doppia cittadinanza?
Indicava integrazione reale e un progetto di vita radicato tra Italia ed Egitto. - Qual è la fonte giornalistica citata?
ANSA è indicata come fonte dell’articolo di riferimento.
Il cordoglio della comunità spezzina
Alla Spezia, nella notte successiva alla notizia del decesso, decine di studenti dell’Einaudi-Chiodo hanno marciato in silenzio per le vie del centro storico. Il ritrovo in piazza Garibaldi, a pochi passi dal luogo del ferimento, ha dato il via a un corteo spontaneo e composto, segnato da cartelli sobri e volto basso.
Lungo il percorso si sono uniti cittadini di ogni età, in un gesto collettivo di vicinanza alla famiglia e alla scuola. La partecipazione, ordinata e priva di slogan, ha scelto il silenzio come linguaggio del lutto.
Tra i presenti, insegnanti e compagni hanno ricordato “Abu” per mitezza e dedizione; uno zio, commosso, ha raccontato un ragazzo timido, impegnato tra studi e lavoro serale, capace di risposte misurate e rispetto per tutti.
Il cordoglio si è tradotto in una presenza discreta, con lumini e passi lenti, segnale di una comunità integrata che difende la memoria senza ostentazioni. La processione ha attraversato le arterie principali del centro, fino a ricomporsi in piccoli gruppi davanti alla scuola.
Il messaggio condiviso è stato quello di una perdita che tocca studenti, famiglie e quartieri, senza distinzioni. Un dolore che ha attraversato i confini generazionali e culturali, riaffermando l’immagine di Youssef come giovane affidabile e laborioso, riconosciuto e stimato ben oltre i banchi.
FAQ
- Chi ha partecipato al corteo?
Studenti dell’Einaudi-Chiodo, docenti e molti cittadini della Spezia. - Dove si è svolto il ritrovo?
In piazza Garibaldi, vicino al luogo del ferimento. - Qual è stata la forma della manifestazione?
Un corteo silenzioso, spontaneo e ordinato, senza slogan. - Quali ricordi hanno condiviso i familiari?
Lo zio ha descritto “Abu” come timido, rispettoso e instancabile tra scuola e lavoro. - Come ha reagito la comunità scolastica?
Con presenza composta e messaggi di stima verso Youssef. - Qual è il significato civico del corteo?
Un atto di vicinanza che unisce generazioni e culture nel lutto. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Le informazioni di riferimento provengono da ANSA.




