Germania rallenta ancora segnalando nuovi ostacoli al taglio dei tassi BCE

Germania, crescita timida ma fiducia in calo: cosa indicano Pil, ZEW e IFO
La Germania, principale economia dell’area euro, è tornata a crescere nello scorso trimestre con un Pil in aumento dello 0,3% congiunturale, dopo tre mesi di stagnazione e due anni segnati da contrazioni. Su base annua il progresso resta minimo, +0,2%, ma segna l’uscita tecnica dalla recessione.
Parallelamente, però, gli indicatori di fiducia confermano un clima economico fragile: a febbraio l’indice ZEW è sceso a 58,3 punti, contro i 59,6 di gennaio e i 65,8 attesi, mentre l’IFO resta inchiodato a 87,6 punti.
Questi dati, rilevati in Germania tra investitori e imprese all’inizio del 2026, mostrano un’economia che non è più in crisi profonda ma che fatica a imboccare un sentiero di crescita robusta, condizionando le scelte future di governo e Banca Centrale Europea.
In sintesi:
- Pil tedesco +0,3% trimestrale e +0,2% annuo: uscita tecnica dalla recessione.
- Indice ZEW a 58,3 punti, molto sotto le attese del mercato a 65,8.
- Indice IFO fermo a 87,6 punti: imprese prudenti su domanda e investimenti.
- Inflazione sopra il 2% limita i margini per tagli dei tassi BCE nel 2026.
Il quadro congiunturale tedesco è contraddittorio. La crescita positiva del Pil segnala che Berlino si è lasciata alle spalle la fase più dura, segnata da dazi americani, shock energetico e crisi del comparto automotive.
Tuttavia, lo ZEW – costruito sulle aspettative di circa 350 investitori finanziari sui prossimi sei mesi – rallenta pur restando in territorio ampiamente positivo, mentre l’indice IFO, basato su un sondaggio tra 7.000 aziende, si conferma debole e inferiore alle previsioni.
L’ultimo valore negativo dello ZEW risaliva all’aprile scorso, in coincidenza con l’annuncio dei nuovi dazi statunitensi, quando l’indice era scivolato a -14 punti. Da allora il sentiment è migliorato, ma non abbastanza da tradursi in un’accelerazione visibile di produzione, export e investimenti.
Debole fiducia, inflazione ostinata e vincoli per la Banca Centrale Europea
Nonostante l’uscita dalla recessione, la Germania resta intrappolata in una crescita di “zero virgola”, insufficiente a recuperare il terreno perso. L’auto ha smesso di arretrare ma non è ancora tornata a trainare l’economia come in passato.
Il governo guidato da Friedrich Merz, insediato da quasi un anno, aveva alimentato forti aspettative di riforme pro‑crescita dopo la stagione del cancelliere Olaf Scholz, segnata da una maggioranza litigiosa. Finora però molte misure restano solo annunciate, mentre le tensioni nella coalizione nero‑rossa limitano la capacità di decisione.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione tedesca è risalita al 2,1% a gennaio; al netto di generi alimentari freschi ed energia l’indice core è al 2,5%. Un livello che, combinato con la crescita fiacca, avvicina la Germania a uno scenario di quasi stagflazione, particolarmente sensibile per un Paese tradizionalmente inflazion‑averso.
Per la BCE, il messaggio da Berlino è chiaro: non basta una crescita modesta per giustificare una politica monetaria significativamente più espansiva. Le autorità tedesche difficilmente avalleranno rapidi tagli dei tassi finché l’inflazione non rientrerà in modo più convincente verso il 2%.
Solo un marcato peggioramento del contesto globale o un nuovo shock esterno potrebbero cambiare la posizione tedesca in seno al Consiglio direttivo di Francoforte. Nel frattempo, Friedrich Merz ha intensificato i contatti con la premier italiana Giorgia Meloni per chiedere una forte sburocratizzazione dell’Unione Europea e un abbattimento delle residue barriere al mercato unico.
Il cancelliere è consapevole che, senza un contesto europeo più integrato e competitivo, la sola Germania non ha margini sufficienti per rilanciare strutturalmente la propria crescita.
Riforme UE, riarmo e investimenti: le prossime mosse di Berlino
Per reagire alla stagnazione, a Berlino è diventato centrale il tema del riarmo tedesco, visto come leva industriale oltre che militare. Il governo punta a incrementare in modo stabile la spesa per la difesa e a mobilitare investimenti significativi in infrastrutture, logistica e digitalizzazione.
L’obiettivo è utilizzare i margini fiscali accumulati dopo anni di austerità per sostenere la domanda interna e migliorare la produttività di medio‑lungo periodo.
Tuttavia, l’impatto potenziale di queste misure sarebbe molto maggiore se l’UE riducesse i “dazi interni”, semplificando la circolazione di capitali, servizi e competenze. Sono riforme a costo di bilancio quasi nullo, ma politicamente sensibili, che molti governi nazionali continuano a rinviare per difendere interessi domestici. Proprio su questo terreno, nel 2026, si giocherà una parte decisiva della capacità dell’Europa – e della Germania – di uscire da una stagnazione che rischia di diventare strutturale.
FAQ
Qual è la crescita attuale del Pil tedesco su base trimestrale e annua?
Attualmente il Pil tedesco cresce dello 0,3% su base trimestrale e dello 0,2% su base annua, indicando un’uscita tecnica dalla precedente fase recessiva.
Cosa misura l’indice ZEW e perché è importante per la Germania?
L’indice ZEW misura le aspettative di circa 350 investitori sui prossimi sei mesi. È importante perché anticipa umore dei mercati e possibili svolte congiunturali.
Perché l’indice IFO sotto 90 punti preoccupa le imprese e i mercati?
L’indice IFO a 87,6 punti indica fiducia debole tra 7.000 aziende tedesche, suggerendo prudenza su investimenti, occupazione e dinamica della domanda interna.
In che modo l’inflazione tedesca condiziona le decisioni della BCE sui tassi?
L’inflazione al 2,1% (core 2,5%) spinge la Germania a opporsi a rapidi tagli dei tassi, mantenendo la BCE su una linea prudente nel 2026.
Qual è la fonte originale dei dati su Pil, ZEW, IFO e inflazione tedeschi?
I dati e le analisi sono rielaborati dall’articolo originariamente pubblicato su Investireoggi.it a firma di Giuseppe Timpone.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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