Zelig riparte tra nostalgia e nuove risate: cosa resta davvero oggi
Un trentennio che fa ancora ridere
In un panorama televisivo dove tutto si attualizza senza essere davvero contestualizzato, racchiudere trent’anni di comicità in uno show unico è una sfida quasi impossibile. La tv generalista non è più quella dei primi anni duemila e, soprattutto, non lo è il suo pubblico: oggi si ride per motivi diversi, ci si indigna più in fretta, la sensibilità collettiva è cambiata in modo radicale.
In questo scenario, il ritorno di Zelig dimostra quanto un brand comico possa ancora funzionare se sostenuto da un’identità forte e riconoscibile. Il programma cammina su una sottile linea di sabbia mobile: da un lato il rischio di affondare in un amarcord sterile, dall’altro la necessità di restare in piedi in un ecosistema mediatico iper-frammentato dominato da social, streaming e short video.
Il cuore del progetto rimane il medesimo: un laboratorio di comicità popolare capace di intercettare i gusti di una platea ormai “cresciuta”, passata dai 15-20 anni dei primi sketch televisivi ai 35-40 attuali. Questo pubblico riconosce il contesto, ricorda i tormentoni, ma ha maturato parametri di divertimento e di accettabilità del linguaggio molto differenti rispetto al passato.
Da qui l’esigenza strategica di un mix calibrato tra memoria e aggiornamento, dove il meccanismo nostalgico non basta più da solo a garantire ascolti e rilevanza su Google News e Google Discover. La comicità, per funzionare oggi, deve essere allo stesso tempo riconoscibile e adattata a un’epoca in cui l’attenzione è frammentata e il fact-checking emotivo del pubblico è spietato.
La forza dei volti e il peso delle assenze
Il vero asset competitivo del format rimane la coppia di conduttori: Claudio Bisio e Vanessa Incontrada appaiono televisivamente “senza età”. Nessun meccanismo arrugginito, nessuna stanchezza evidente, ma una complicità di ferro che diventa motore narrativo e garanzia di continuità. In un contesto in cui la comicità rischia di invecchiare male, la loro presenza consente di mascherare l’età del prodotto e di guidare lo spettatore in un percorso emotivo sostenuto da ritmo e autorevolezza.
L’equilibrio tra vecchie glorie e nuovi protagonisti è costruito con attenzione editoriale: l’inserimento di comici più recenti come Max Angioni e di figure sempre “sul pezzo” come il Mago Forest permette di parlare a una platea trasversale, che spazia dai nostalgici agli utenti digitali abituati a consumare stand-up sui social. La reunion di Katia Follesa e Valeria Graci dimostra come l’autoironia, soprattutto sulla metamorfosi fisica e sul passare del tempo, possa aggiornare format storici come la parodia di Miss Italia rendendoli ancora pertinenti.
Meno centrata, invece, la riproposizione del “momento trono” in stile Uomini e Donne, appesantita da stereotipi e linguaggi cristallizzati a quindici-vent’anni fa, poco in linea con la sensibilità contemporanea e con le nuove narrazioni relazionali emerse online.
A soffrire maggiormente sono i “portatori di tormentoni”: personaggi come Kripstak e Petrekter di Leonardo Manera e Claudia Penoni, il James Tont di Fabrizio Fontana e i “centoni” di Dado risultano ancorati a un contesto storico-culturale specifico, difficilmente “scongelabile” senza perdere forza. Ancora più problematica la presenza svogliata di Aldo, Giovanni e Giacomo, celebrati e accolti come icone, ma incapaci di restituire al pubblico qualcosa di nuovo oltre a una clip datata, generando una dissonanza tra aspettativa e valore effettivo della performance.
Esclusioni, strategie e nuova grammatica comica
Un ruolo centrale nella narrazione lo giocano anche le assenze, a partire da quella pesantissima di Checco Zalone. Il campione d’incassi cinematografici, celebrato e glorificato tramite filmati d’archivio, sceglie ancora una volta la “strategia dell’assenza”, diventata cifra distintiva del suo brand. Né Gino né Michele riescono a scalfire questa linea editoriale, costringendo Bisio e Incontrada a limitarsi a lanci di semplici RVM che alimentano il mito ma non arricchiscono il racconto live.
Accanto alle defezioni subite emergono quelle decise in redazione. Emblematico il caso di Pino Campagna, che ha dichiarato pubblicamente a Fanpage il proprio rammarico per non essere stato richiamato, parlando di un “Zelig che fa figli e figliastri”. L’idea di essere stato “abbandonato in autostrada” sintetizza il vissuto di molti comici storici rimasti fuori dal perimetro, da Cornacchione a Braida, che avrebbero voluto almeno un saluto simbolico sul palco.
Dietro queste scelte, però, c’è anche una logica di aggiornamento editoriale: molti siparietti che hanno funzionato in passato oggi rischierebbero di apparire datati, non solo per linguaggio, ma per costruzione di personaggi e dinamiche sociali non più allineate alla sensibilità corrente. La comicità, per restare sostenibile nel tempo, richiede un lavoro costante di manutenzione narrativa.
Questo anniversario diventa quindi un vero banco di prova: non solo celebrazione, ma stress test di un modello che deve dimostrare di poter sopravvivere in un ecosistema in cui attenzione, indignazione e condivisione virale sono i veri arbitri del successo. Per gli autori e per gli interpreti si tratta di ridefinire una grammatica comica che tenga insieme memoria, responsabilità sociale e capacità di leggere il presente con lucidità, evitando sia l’effetto museo sia l’ansia di inseguire tendenze effimere.
FAQ
D: Perché questo ritorno televisivo è considerato un banco di prova?
R: Perché misura la capacità di uno storico programma comico di adattarsi a un pubblico cambiato e a nuovi codici di sensibilità.
D: Che ruolo hanno Claudio Bisio e Vanessa Incontrada?
R: Sono il motore narrativo dello show, garantiscono continuità, ritmo e credibilità a un format che rischierebbe altrimenti di apparire datato.
D: Perché alcuni tormentoni storici funzionano meno oggi?
R: Perché erano legati a un contesto socio-culturale preciso e a linguaggi che oggi risultano superati o meno efficaci.
D: Come vengono integrati i comici delle nuove generazioni?
R: Attraverso innesti mirati, come Max Angioni, per dialogare con un pubblico più giovane e abituato ai contenuti digitali.
D: In che modo l’autoironia incide sul successo degli sketch?
R: L’autoironia, soprattutto sul passare del tempo, rende credibili le reunion e aggiorna format storici senza tradirne l’essenza.
D: Perché l’assenza di Checco Zalone pesa così tanto?
R: Perché rappresenta uno dei volti più influenti della comicità italiana contemporanea e la sua scelta di non partecipare diventa parte del racconto.
D: Cosa lamentano comici come Pino Campagna?
R: Denunciano una gestione selettiva delle chiamate, sentendosi esclusi da una festa che percepiscono come anche loro.
D: Qual è la fonte delle dichiarazioni di Pino Campagna?
R: Le sue parole sono state riportate in un’intervista pubblicata da Fanpage, da cui proviene il contenuto originale citato.




