Yen risale, Nikkei arretra dai massimi mentre l’oro resta forte

Nikkei in frenata dopo i dati sul Pil, ma lo yen ritrova forza
L’indice azionario giapponese chiude in lieve calo dopo una sequenza di sedute sui massimi storici, zavorrato dai dati deboli sul Pil del quarto trimestre. Il movimento segna una pausa tecnica più che un’inversione di tendenza, in un contesto in cui il sentiment su Giappone e su Nikkei resta costruttivo. La netta vittoria di Sanae Takaichi alle elezioni dell’8 febbraio ha ridotto il rischio politico e favorito l’appetito per gli asset nipponici, mentre sorprende la simultanea rimonta dello yen, in controtendenza rispetto al consueto binomio “Borsa in rally, valuta debole”.
La dinamica dei cambi riporta così il mercato a interrogarsi sul ruolo della Banca del Giappone e sulle soglie di allerta per possibili interventi valutari coordinati con la Federal Reserve, in uno scenario globale segnato da dollaro meno tonico e volatilità sotto traccia sul Forex.
Effetto Takaichi sul mercato azionario giapponese
La vittoria di Sanae Takaichi è stata letta dagli investitori come garanzia di continuità e pragmatismo nella politica economica. I piani di espansione fiscale, percepiti come mirati a stimolare la crescita senza minare la sostenibilità del debito, hanno favorito afflussi di capitale estero sul Nikkei e sui titoli ciclici domestici. Il risultato è stato un indice proiettato fino all’area dei 58 mila punti, con aggiornamento ripetuto dei massimi storici e performance superiore ai principali indici occidentali. L’elemento distintivo è la combinazione tra politica di bilancio espansiva e normalizzazione molto graduale della politica monetaria, che mantiene condizioni finanziarie favorevoli senza innescare timori di surriscaldamento. Per i gestori globali, il Giappone torna così a essere una componente strategica nei portafogli azionari diversificati, più che un semplice mercato tattico.
Yen in recupero e rischio di intervento valutario
Parallelamente alla corsa del Nikkei, lo yen ha registrato la migliore settimana da oltre un anno e mezzo contro il dollaro, con il cambio sceso da area 158 a circa 152,7. Questo movimento segnala un rinnovato interesse per la valuta giapponese come strumento di diversificazione e copertura, in un contesto di attese sulla prossima stretta graduale della Banca del Giappone. Secondo molti operatori, l’area 158-160 sul cambio dollaro/yen rappresenta una linea di demarcazione non ufficiale: oltre tali livelli, aumenterebbe la probabilità di interventi di Tokyo sul mercato dei cambi, potenzialmente in coordinamento con la Federal Reserve, per contenere volatilità eccessiva e preservare la credibilità della politica monetaria. La stabilità dello yen è cruciale anche per evitare ricadute negative sui flussi di capitale e sulla percezione di rischio-Paese.
Valute globali, oro e petrolio: come si muovono i mercati
Mentre la coppia dollaro/yen attira l’attenzione per la possibile soglia di intervento delle autorità giapponesi, sugli altri principali cambi i movimenti restano moderati. L’euro consolida i guadagni contro il dollaro, la sterlina si muove in un trading range ristretto, e lo yuan cinese rimane sotto quota 7 nel cambio con il biglietto verde. Sul fronte delle materie prime, l’oro resta vicino ai massimi storici dopo il recente scossone, l’argento arretra ma conserva livelli tripli rispetto a inizio 2025, mentre il petrolio mostra debolezza, complice un quadro macro in rallentamento e aspettative di domanda più contenuta.
In questo scenario, la combinazione tra dollaro meno forte, rendimenti reali stabili e incertezza geopolitica mantiene elevata la domanda di beni rifugio, anche se non mancano prese di profitto tattiche su oro, argento e criptovalute.
Dollaro sotto pressione controllata e cambi stabili
Il cambio euro/dollaro si colloca attorno a 1,187, mantenendo una distanza di sicurezza rispetto alla soglia psicologica di 1,20, livello che molti desk considerano spartiacque per la competitività dell’area euro. La sterlina tratta in area 1,3650 contro dollaro, riflettendo attese prudenti sulla politica monetaria britannica. Il cambio dollaro/yuan resta ampiamente sotto quota 7, segnale che le autorità di Pechino continuano a privilegiare una gestione ordinata della valuta per evitare tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Nel complesso, la pressione sul dollaro resta contenuta, con movimenti guidati più dalle differenze nei cicli economici che da shock improvvisi di politica monetaria. Questo ambiente di volatilità ridotta favorisce strategie di carry trade e ricerca di rendimento selettiva tra valute emergenti.
Oro vicino ai massimi, argento volatile, petrolio in flessione
L’oro si mantiene intorno a quota 5.000 dollari l’oncia, a pochi punti percentuali dai record storici, sostenuto da tassi reali relativamente bassi, timori inflazionistici di medio periodo e domanda di copertura da parte di banche centrali e investitori istituzionali. L’argento, invece, oscilla sotto gli 80 dollari l’oncia, circa il 35% sotto i massimi ma ancora su livelli quasi tripli rispetto all’inizio del 2025, riflettendo la doppia natura industriale e rifugio del metallo. Sul fronte energetico, il WTI scende sotto i 63 dollari al barile e il Brent nord europeo si attesta intorno ai 67,5 dollari, complice la revisione al ribasso delle prospettive di domanda e l’aumento dell’offerta da parte di alcuni produttori. Per gli investitori, questa fase apre opportunità selettive sulle commodity, ma richiede una gestione attiva del rischio legato a geopolitica e crescita globale.
Agenda macro, trimestrali chiave e ruolo delle big tech
La settimana si annuncia densa sul fronte macro e societario. Negli Stati Uniti, l’attenzione è puntata sui verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve e sui dati del Pil del quarto trimestre, cruciali per calibrare le aspettative sui prossimi movimenti dei tassi. In parallelo, l’Asia vive una pausa tecnica con la borsa cinese chiusa per il Capodanno lunare, mentre il mercato brasiliano si ferma per il Carnevale. Sul versante corporate, il calendario delle trimestrali comprende colossi del retail, dell’industria, del minerario, della tecnologia e dei servizi digitali, con particolare attesa per i risultati di NVIDIA, che arriveranno però solo il 25 febbraio.
Questi appuntamenti definiranno il tono di mercato per le prossime settimane, influenzando sia il comparto azionario sia l’allocazione tra asset rischiosi e difensivi.
Fed, Pil Usa e impatto sulle aspettative di tasso
I verbali dell’ultimo meeting della Federal Reserve, in cui i tassi sono stati mantenuti invariati, offriranno indicazioni sulla sensibilità del board ai dati su inflazione e occupazione. Gli investitori cercheranno segnali sulla tempistica di eventuali tagli nel corso dell’anno, in un contesto di crescita che il Pil del quarto trimestre contribuirà a chiarire. Un’espansione robusta, combinata con inflazione in rientro ordinato, potrebbe rafforzare lo scenario di “soft landing”, mantenendo sostegno ai mercati azionari. Al contrario, dati deludenti sul Pil riaprirebbero il dibattito sul rischio di rallentamento più marcato, con possibili riposizionamenti a favore di Treasury e asset difensivi. La comunicazione della Fed resta quindi un driver centrale per il sentiment globale e per la traiettoria del dollaro.
Trimestrali di colossi globali e attesa per NVIDIA
Sul fronte societario, la stagione delle trimestrali entra nel vivo con i numeri di gruppi come Walmart, Airbus, Newmont, BHP, Palo Alto Networks, Booking, Analog Devices, Warner Bros e Air Liquide. I risultati forniranno un termometro trasversale su consumi, industria, materie prime, sicurezza informatica e servizi digitali. Particolare attenzione è rivolta ai margini operativi e alla guidance per il 2026, elementi chiave per valutare la sostenibilità degli attuali multipli azionari. L’attenzione del mercato resta però concentrata sulla trimestrale di NVIDIA attesa per il 25 febbraio, considerata un benchmark per l’intero comparto dei semiconduttori e per il tema dell’intelligenza artificiale. Eventuali sorprese, positive o negative, potrebbero generare movimenti significativi non solo sul titolo ma sull’intero settore tech globale.
FAQ
Perché il Nikkei è sceso nonostante i recenti massimi?
La flessione è legata ai dati deboli sul Pil giapponese del quarto trimestre e a prese di profitto dopo il rally, più che a un cambiamento strutturale del sentiment sul mercato.
Che ruolo ha la vittoria di Sanae Takaichi sui mercati giapponesi?
La vittoria di Sanae Takaichi ha ridotto l’incertezza politica e rafforzato la fiducia nei piani fiscali di stimolo, sostenendo sia il Nikkei sia l’interesse degli investitori esteri.
Perché il rafforzamento dello yen è rilevante per gli investitori?
Uno yen più forte incide sulla competitività delle esportazioni giapponesi e sui ritorni in valuta locale per gli investitori internazionali, oltre a segnalare possibili cambi di passo della Banca del Giappone.
Come si posiziona l’oro rispetto ai massimi storici?
L’oro è stabile intorno ai 5.000 dollari l’oncia, a circa una decina di punti percentuali dai massimi storici, sostenuto da domanda di copertura e tassi reali moderati.
Cosa indica la debolezza del petrolio WTI e Brent?
Il calo sotto i 63 dollari per il WTI e a circa 67,5 per il Brent riflette aspettative di domanda più contenuta e un’offerta globale adeguata o in aumento.
Perché i verbali della Fed sono così importanti per i mercati?
I verbali aiutano a capire l’orientamento della Federal Reserve su inflazione, crescita e tassi, influenzando il dollaro, i rendimenti e il sentiment sulle azioni.
Qual è il significato delle prossime trimestrali delle big globali?
Le trimestrali di gruppi come Walmart, Airbus e NVIDIA offrono indicazioni concrete su consumi, investimenti e tecnologia, guidando la valutazione dei mercati azionari.
Qual è la fonte originale delle informazioni sul Giappone e i mercati?
I dati e i riferimenti analizzati derivano da un articolo pubblicato su La Stampa, con contributi firmati da Fabrizio Goria, Stefano Stefanini e SANDRA RICCIO.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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