Wi-Fi trasforma i segnali in radar umano: come funziona il tracciamento invisibile e chi lo sviluppa

Wi-Fi che vede attraverso i muri: cosa sappiamo davvero oggi
Ricercatori di università cinesi, australiane, britanniche e statunitensi stanno dimostrando che il normale Wi‑Fi domestico può identificare, tracciare e distinguere le persone in una stanza.
Questi studi, condotti tra laboratori di Northwest Polytechnical University of China, MIT, University of Michigan e altri atenei, mostrano come le onde radio modificate dal corpo umano possano diventare una fonte di dati comportamentali estremamente precisa.
L’interesse è esploso negli ultimi anni perché le possibili applicazioni spaziano dalle smart home alla sicurezza, dalla sanità al retail, ma aprono anche interrogativi cruciali su privacy e sorveglianza invisibile.
In sintesi:
- Il Wi‑Fi può riconoscere le persone in base a come il corpo disturba le onde radio.
- Il sistema cinese FreeSense distingue un individuo in una stanza fino all’89% di precisione.
- Al MIT si tracciano movimenti, respiro e battito cardiaco anche attraverso i muri.
- Il protocollo IEEE 802.11mc abilita già oggi la geolocalizzazione indoor via hotspot pubblici.
Come funziona il tracciamento delle persone tramite segnale Wi‑Fi
Il principio fisico è chiaro: il corpo umano assorbe e riflette parte delle onde radio, generando variazioni misurabili nel segnale Wi‑Fi.
Alla Northwest Polytechnical University of China, i ricercatori hanno sfruttato queste perturbazioni addestrando, con algoritmi di machine learning, un sistema chiamato FreeSense.
FreeSense riconosce un individuo specifico in un gruppo di due persone con una precisione del 95% e mantiene un’accuratezza intorno all’89% con sei persone nella stessa stanza, usando un normale router domestico.
Questo consente scenari di smart home avanzata: il router Wi‑Fi potrebbe identificare il proprietario al rientro in casa e abilitare automaticamente dispositivi e servizi, bloccandoli in presenza di estranei, senza password né impronte digitali.
In parallelo, università australiane e britanniche hanno replicato approcci simili, con accuratezze rispettivamente del 93% e del 77%, confermando la robustezza del metodo anche fuori dal contesto cinese.
Il limite non è più tanto tecnologico quanto normativo ed etico: chi controlla questi dati, per quanto tempo, e con quali garanzie di anonimato?
Dalla ricerca all’uso quotidiano: geolocalizzazione indoor e nuove sfide
Negli Stati Uniti, i laboratori del MIT hanno spinto oltre il concetto, riuscendo a identificare persone, movimenti delle braccia e persino a monitorare respirazione e battito cardiaco attraverso una parete, grazie a sensori radio più raffinati.
Alla University of Michigan, il sistema WiKey interpreta i micro-movimenti delle dita captati dal Wi‑Fi e riesce a ricostruire il 93,5% delle frasi digitate su una tastiera in condizioni reali.
Ogni tasto provoca un pattern di movimento caratteristico, che gli algoritmi di machine learning associano a specifiche lettere e parole.
Su un piano più immediatamente industriale, l’Institute of Electrical and Electronics Engineers ha standardizzato il protocollo IEEE 802.11mc, che consente la geolocalizzazione indoor usando gli hotspot Wi‑Fi esistenti.
Misurando il tempo di andata e ritorno dei pacchetti tra smartphone, smartwatch o altri device e più punti di accesso, è possibile triangolare la posizione dell’utente su una mappa digitale di centri commerciali, aeroporti, stazioni o ospedali.
Non servono sensori dedicati: bastano router compatibili e un’app che raccolga i dati, rendendo il tracciamento in spazi chiusi tecnicamente alla portata di operatori retail, gestori di infrastrutture e sviluppatori di servizi di navigazione indoor.
Prospettive future e nodo privacy del Wi‑Fi che osserva
La capacità del Wi‑Fi di “vedere” attraverso ostacoli promette soluzioni innovative per assistenza domiciliare, monitoraggio non invasivo dei pazienti e automazione domestica avanzata.
Allo stesso tempo, apre scenari di sorveglianza passiva in case, uffici e luoghi pubblici, spesso senza piena consapevolezza degli utenti.
Nei prossimi anni il vero terreno di confronto sarà regolatorio: trasparenza dei consensi, limiti d’uso dei dati di movimento e standard di sicurezza dovranno accompagnare l’adozione di tecnologie come FreeSense, WiKey e IEEE 802.11mc, per trasformare il Wi‑Fi da potenziale strumento di controllo occulto a infrastruttura affidabile al servizio delle persone.
FAQ
Come fa il Wi‑Fi a rilevare la presenza di una persona
Funziona perché il corpo umano altera il segnale radio. Analizzando ampiezza e fase del segnale, algoritmi dedicati riconoscono presenze, movimenti e in alcuni casi identità individuali.
Il tracciamento Wi‑Fi indoor è già utilizzato nei centri commerciali
Sì, molte strutture usano reti Wi‑Fi e standard come IEEE 802.11mc per mappare flussi, offrire navigazione interna e servizi personalizzati via app.
Posso disattivare il tracciamento via Wi‑Fi sul mio smartphone
Sì, disattivando Wi‑Fi, autorizzazioni di localizzazione alle app e funzioni di scansione reti sempre attive nelle impostazioni avanzate del dispositivo.
La tecnologia Wi‑Fi che vede attraverso i muri è già commerciale
Attualmente è soprattutto in fase di ricerca o prototipazione. Alcune funzioni di rilevamento presenza esistono in soluzioni professionali, ma non sono ancora diffuse nel consumer.
Da quali fonti sono state derivate le informazioni su queste ricerche Wi‑Fi
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti e dispacci di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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