Wall Street affonda, future nel caos per le nuove minacce tariffarie di Trump sulla Groenlandia

Indice dei Contenuti:
## Crollo dei future a Wall Street
I contratti sui future di Wall Street hanno registrato un deciso arretramento nelle prime contrattazioni di martedì, segnalando un netto aumento dell’avversione al rischio tra gli operatori. L’andamento riflette il nervosismo generato dalle nuove minacce tariffarie dell’ex presidente Donald Trump nei confronti dei principali partner europei, collegate alla disputa sulla Groenlandia.
Il riferimento dell’S&P 500 Futures ha perso circa l’1,7%, attestandosi intorno a quota 6.856 punti, mentre i Dow Futures hanno segnato un ribasso superiore all’1,6%, scendendo in area 48.751 punti. L’impatto è stato ancora più marcato sul comparto tecnologico, tradizionalmente più sensibile alle tensioni geopolitiche e commerciali.
I contratti sul Nasdaq Futures, infatti, sono scivolati di oltre il 2%, fino a circa 25.157 punti, evidenziando un rapido deflusso di capitale dagli asset più esposti alla crescita globale. In parallelo, anche le piazze europee hanno subito una forte pressione, con lo STOXX Europe 50 in calo di oltre l’1,3%, colpito dalle preoccupazioni per possibili ritorsioni incrociate.
Il movimento coordinato dei listini indica che gli investitori stanno iniziando a prezzare uno scenario di escalation commerciale prolungata, in cui la retorica sulle tariffe non è più percepita come mera arma negoziale, ma come rischio concreto per utili societari, catene di fornitura e flussi di capitali internazionali.
## La minaccia di dazi legata alla Groenlandia
Al centro della correzione dei mercati c’è l’annuncio dell’ex presidente Donald Trump di introdurre nuovi dazi contro un gruppo di Paesi europei coinvolti militarmente in Groenlandia. In un messaggio diffuso su Truth Social, Trump ha reso noto che dall’1 febbraio scatterà un prelievo del 10% su tutte le esportazioni provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia.
Il provvedimento è presentato come risposta diretta all’opposizione di questi governi al tentativo di Washington di assumere il controllo del territorio artico, strategico sia sul piano militare sia per le risorse naturali. La misura, a carattere generalizzato, colpisce indistintamente tutti i beni esportati verso gli Stati Uniti, senza distinzione settoriale o merceologica.
Trump ha inoltre preannunciato un inasprimento automatico: il dazio salirebbe al 25% a partire da giugno e rimarrebbe in vigore “fino a quando gli Stati Uniti non avranno preso il controllo della Groenlandia”. Questa impostazione condiziona esplicitamente la politica commerciale americana a un obiettivo geopolitico, aumentando l’incertezza per imprese e investitori europei esposti al mercato statunitense.
## Reazioni europee e prospettive per i mercati
Le nuove minacce tariffarie di Donald Trump hanno innescato una risposta immediata da parte dei vertici politici europei, con particolare durezza da parte del presidente francese Emmanuel Macron. Il leader dell’Eliseo ha bollato come “inaccettabili” i dazi legati al dossier Groenlandia e, secondo ricostruzioni diplomatiche, avrebbe collegato la sua posizione anche al rifiuto di aderire al proposto “Consiglio di Pace” su Gaza.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere, soprattutto sul comparto del vino e degli alcolici francesi, preso di mira da un’ulteriore minaccia di un dazio del 200% su vini e champagne. I titoli del colosso del lusso LVMH, proprietario di marchi come Moët & Chandon e Dom Pérignon, hanno perso quasi il 2,9%, mentre le azioni di Rémy Cointreau sono scese di circa il 2,4%.
Sul fronte istituzionale, diversi leader, tra cui il premier britannico Keir Starmer, hanno sollecitato una risposta coordinata dell’Unione europea. A Bruxelles si discute dell’uso del meccanismo anti-coercizione, definito “bazooka commerciale”, che permetterebbe di colpire settori sensibili degli Stati Uniti, in particolare i servizi e i big tecnologici, pur con una parte del blocco che continua a privilegiare la via negoziale.
FAQ
- D: Perché i future di Wall Street sono crollati?
R: I future sono scesi per il timore degli investitori che le nuove minacce di dazi di Donald Trump contro vari Paesi europei possano sfociare in una guerra commerciale più ampia, con effetti negativi su utili aziendali e crescita globale. - D: Quali indici sono risultati più colpiti dalle tensioni sui dazi?
R: I cali più marcati hanno interessato i contratti su S&P 500, Dow e soprattutto Nasdaq Futures, con quest’ultimo in flessione di oltre il 2%, segnale della vulnerabilità del comparto tecnologico alle tensioni geopolitiche. - D: Qual è il legame tra dazi e contesa sulla Groenlandia?
R: I dazi annunciati da Trump sono stati esplicitamente collegati alla presenza militare europea in Groenlandia e alla resistenza dei governi coinvolti al progetto di controllo statunitense sul territorio artico. - D: Quali Paesi europei sono stati indicati come bersaglio delle nuove tariffe?
R: Nel mirino figurano Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, tutti soggetti a un dazio iniziale del 10% sulle esportazioni verso gli USA. - D: Come hanno reagito i leader europei alle minacce di Trump?
R: Figure di primo piano come Emmanuel Macron e Keir Starmer hanno criticato duramente le misure, chiedendo all’Unione europea una risposta comune, pur con una linea ufficiale che al momento privilegia il dialogo rispetto alla ritorsione immediata. - D: Che cos’è il “bazooka commerciale” dell’Unione europea?
R: È il termine con cui viene definito il meccanismo anti-coercizione dell’UE, uno strumento che consentirebbe di adottare contromisure mirate contro prodotti e servizi di Paesi considerati responsabili di pressioni economiche ingiustificate, inclusi colossi tech statunitensi. - D: Qual è la fonte giornalistica delle informazioni sui dazi e sulle reazioni europee?
R: I dati su mercati, misure annunciate da Donald Trump e reazioni di leader europei provengono da ricostruzioni di testate internazionali come il New York Times e da comunicazioni ufficiali delle istituzioni europee.




