Vortice polare sotto osservazione, lo stratwarming major cambia tutto

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Occhi puntati sul vortice polare, cos’è lo stratwarming major
Vortice polare sotto osservazione
I meteorologi di centri di calcolo internazionali stanno seguendo con grande attenzione l’evoluzione del vortice polare nella stratosfera, perché i modelli numerici indicano un possibile indebolimento deciso nelle prossime settimane. Il nodo chiave è la probabilità che si inneschi un riscaldamento improvviso in quota in grado di alterare la circolazione dei venti e riorganizzare le masse d’aria fredde nell’emisfero nord.
In condizioni normali, durante l’inverno boreale, il vortice rimane compatto alle alte latitudini e i venti zonali soffiano da Ovest verso Est, “intrappolando” il gelo in area artica. Quando però la struttura viene disturbata da onde planetarie in risalita dalla troposfera, l’equilibrio può rompersi con effetti a catena su Europa, Nord America e bacino del Mediterraneo.
Gli ultimi aggiornamenti evidenziano una progressiva diminuzione dell’intensità del vento zonale a 10 hPa attorno ai 60°N, parametro chiave per valutare lo stato di salute del vortice. Un’ulteriore perdita di velocità, fino all’inversione del flusso, rappresenterebbe uno spartiacque, preludio tipico degli eventi di riscaldamento stratosferico più intensi.
Cos’è il riscaldamento stratosferico intenso
Con il termine inglese “sudden stratospheric warming” si indica un rapido aumento della temperatura nella stratosfera polare, spesso compreso tra gli 11 e i 50 chilometri di quota. In questo strato dell’atmosfera, a differenza della troposfera, la temperatura cresce salendo di altitudine: proprio qui possono comparire anomalie termiche eccezionali, anche di 60–70 °C nell’arco di pochi giorni, tali da stravolgere la circolazione.
Quando l’episodio raggiunge le soglie più estreme, si parla di evento intenso: il riscaldamento in quota indebolisce in maniera drastica la bassa pressione fredda polare, fino a deformarla o spezzarla in due o più lobi distinti. In questi casi può verificarsi anche l’inversione dei venti stratosferici, che da occidentali diventano orientali, segnale dinamico molto forte per i previsori.
La conseguenza più importante è la possibilità che i nuclei d’aria gelida, prima confinati a latitudini molto elevate, vengano trascinati verso sud, scendendo fino alla troposfera e alle medie latitudini. Non sempre ciò avviene in modo rapido: talvolta la risposta è lenta e smorzata, con ripercussioni più sfumate che si manifestano dopo due o tre settimane.
Rischi per l’Europa e impatto sull’Italia
Gli scenari che preoccupano di più riguardano l’Europa e il Nord America, dove la discesa di masse d’aria artica può alimentare ondate di freddo severe, nevicate fino in pianura, tempeste di neve e fasi di maltempo intenso. Al tempo stesso, si osservano spesso anomalie calde su aree come Canada e Groenlandia, segno di un ridisegno profondo del mosaico barico emisferico.
Per il Mediterraneo e l’Italia la questione è più complessa: anche in presenza di un importante riscaldamento stratosferico non è affatto garantito che il gelo riesca a scendere fin qui. Serve che il segnale in quota si propaghi verso il basso e che la circolazione troposferica europea si organizzi in modo favorevole, con blocchi anticiclonici in posizioni strategiche e un getto polare disposto a convogliare l’aria fredda sul settore centro-meridionale del continente.
Gli esperti stanno monitorando la risposta degli indici teleconnettivi, in particolare NAO e AO, oltre alla presenza di alte pressioni tra Atlantico ed Europa. Un corridoio anticiclonico mal posizionato potrebbe deviare i nuclei gelidi verso l’Europa orientale o l’area balcanica, lasciando il nostro Paese in un contesto più mite e stabile, nonostante un episodio intenso in stratosfera.
FAQ
D: Che cosa indica un forte riscaldamento in stratosfera?
R: Indica un rapido aumento di temperatura ai poli in alta quota che può indebolire o frammentare il vortice polare con effetti sul tempo in superficie.
D: Quanto può aumentare la temperatura in questi episodi?
R: Nelle situazioni più marcate l’incremento può raggiungere anche 60–70 °C in pochi giorni nella fascia tra 20 e 40 km di altezza.
D: Quali sono gli impatti tipici sull’Europa?
R: Le conseguenze più frequenti sono irruzioni di aria artica, ondate di freddo, nevicate estese e un aumento dell’instabilità atmosferica.
D: Perché non sempre si osservano effetti in Italia?
R: Perché serve una precisa combinazione di fattori: propagazione del segnale verso la troposfera, posizione dei blocchi anticiclonici e traiettoria del getto polare.
D: Quanto tempo passa tra l’episodio in quota e gli effetti al suolo?
R: In genere da 10 a 20 giorni, ma la tempistica varia in funzione della risposta della circolazione emisferica.
D: Gli eventi intensi sono prevedibili con anticipo?
R: I modelli numerici possono individuare il segnale con una finestra di previsione di circa 1–2 settimane, ma con margini di incertezza significativi.
D: Possono aumentare le nevicate in pianura?
R: Se l’aria fredda riesce a dilagare sul Mediterraneo, sì: cresce la probabilità di neve a bassa quota per più fasi successive.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento?
R: Le informazioni sono rielaborate da analisi meteorologiche e da cronache specialistiche di testate italiane come Il Meteo e quotidiani nazionali che seguono l’evoluzione del vortice polare.




