Vincenzo Schettini denuncia gli insulti online su identità e aspetto

Cyberbullismo e adolescenti: la testimonianza di Vincenzo Schettini
Il fisico e divulgatore scientifico Vincenzo Schettini, tra i professori più seguiti in Italia, ha portato all’evento di Cuori connessi organizzato da Unieuro e Polizia di Stato all’Auditorium Parco della Musica di Roma una testimonianza diretta sui rischi del cyberbullismo per ragazzi e famiglie. Le sue parole, maturate dall’esperienza personale e dall’ascolto quotidiano degli studenti, aiutano a comprendere come le dinamiche online amplifichino aggressioni, vergogna e isolamento, e indicano ai genitori la necessità di un dialogo continuo, concreto e non giudicante con i figli.
Attraverso il racconto della propria storia, Schettini mostra come il bullismo digitale agisca spesso in modo sottile ma costante, e perché l’educazione emotiva e digitale sia oggi una priorità educativa tanto quanto l’istruzione tradizionale.
Perché il bullismo in rete è più invasivo e continuo
Vincenzo Schettini ha spiegato che “quello che accade in rete può essere più tagliente, e può succedere 24 ore su 24”, raggiungendo i ragazzi in qualsiasi momento tramite chat e social. Il bullismo digitale non si limita a episodi isolati, ma si manifesta spesso in piccole azioni ripetute: commenti, esclusioni, ironie, condivisioni malevole.
Secondo Schettini, “il 90% del bullismo in rete passa attraverso cose sottili che, alla lunga, ti fanno cadere”. È proprio questa natura strisciante a renderlo difficile da riconoscere per gli adulti e altamente logorante per gli adolescenti, che vivono l’online come estensione costante della propria identità sociale e affettiva.
La vergogna che blocca il dialogo con i genitori
Schettini sottolinea come “nel nostro vivere da adulti non ci rendiamo proprio conto di quanto possa succedere ai ragazzi, e di quanto possano vergognarsi di parlarne”. La vergogna, unita al timore di non essere creduti o di essere giudicati, frena molte vittime dal confidarsi con la famiglia.
Per ridurre questo divario serve una presenza adulta stabile, capace di fare domande specifiche sulla vita digitale senza colpevolizzare l’uso dei social. Creare un clima in cui il ragazzo sa di poter raccontare anche episodi piccoli o ambigui è decisivo per intercettare in tempo le prime forme di bullismo e intervenire prima che l’impatto psicologico diventi strutturale.
Il bullismo vissuto da Vincenzo Schettini: identità e orientamento
Nel suo intervento, Vincenzo Schettini ha condiviso episodi di bullismo subiti in prima persona, collegati al modo di muoversi, al corpo e alla propria omosessualità. La sua esperienza mostra come i giudizi sull’espressione di genere e sull’orientamento sessuale possano nascere in contesti familiari o para-familiari, molto prima che sui social, e condizionare profondamente l’autostima. Raccontare pubblicamente queste vicende, senza vittimismo ma con lucidità, diventa uno strumento educativo potente per studenti, docenti e genitori che si interrogano su identità, stereotipi e linguaggi d’odio.
Lo stigma sugli atteggiamenti e il peso delle parole in famiglia
Schettini ha ricordato un episodio dell’adolescenza: “Una coppia di amici di famiglia fece notare ai miei che gesticolavo in modo evidente con le mani, e che quello era un gesto da effeminati”. I genitori decisero di interrompere i rapporti, ma il giudizio era già arrivato. Dietro l’osservazione, osserva, si celava uno stigma preciso su mascolinità e omosessualità.
Lui stesso afferma: “Probabilmente volevano proteggermi ma dentro quel commento e dietro quella reazione c’era un giudizio pesante”. L’episodio mostra come il bullismo possa assumere forme “rispettabili”, veicolate da adulti, e quanto sia importante vigilare sul linguaggio usato davanti ai ragazzi, anche in contesti ritenuti sicuri.
Omosessualità nascosta, coming out e attacchi online
“Io sono stato molto bravo a nascondere la mia omosessualità, quando poi ho deciso di aprirmi onestamente me ne sono fregato”, racconta Schettini. Il processo di accettazione personale è stato lungo e, ancora oggi, subisce commenti feroci sui social: attacchi alla sua sessualità, alla professionalità, persino ai capelli, che lui definisce con ironia “di m…”.
Nonostante ciò, aggiunge: “Ma io adoro i miei capelli”. Il messaggio è che l’accettazione di sé riduce il potere distruttivo delle offese: chi ha lavorato sulla propria identità può leggere gli insulti come proiezioni altrui, non come verità su di sé. Tuttavia, ammette che sull’omosessualità “l’eco di quella paura di Vincenzo a 14 anni arriva ancora”, mostrando come certe ferite continuino a risuonare nel tempo.
Costruire autostima e difese emotive contro il cyberbullismo
Nella parte conclusiva del suo intervento, Vincenzo Schettini ha spostato l’attenzione sulla costruzione dell’autostima come leva decisiva contro bullismo e cyberbullismo. Più che puntare solo sul divieto o sul controllo tecnologico, invita a lavorare su consapevolezza di sé, allenamento emotivo e capacità di mettere in discussione i canoni sociali. Il percorso è complesso, soprattutto nell’adolescenza, ma può essere sostenuto da scuola, famiglia e reti educative, affinché i ragazzi non restino soli di fronte a giudizi e insulti.
Mettere in discussione i canoni e i modelli imposti
Schettini osserva: “Noi abbiamo un corpo, una sessualità, caratteristiche diverse. Siccome la gente pensa che esistano dei canoni, se non aderisci a quelli sei criticabile”. L’atto decisivo, per lui, è chiedersi: “Ma tu cosa pensi?”. Se comprendi che il canone è una costruzione sociale, e non una verità assoluta, l’attacco perde parte della sua forza.
Questo approccio è cruciale nelle aule scolastiche, dove differenze fisiche, di genere e di stile diventano spesso bersaglio. Educare i ragazzi a leggere criticamente gli standard di bellezza, virilità o successo riduce l’impatto dei commenti offensivi e apre spazi per un’identità più libera e plurale.
Allenare il dialogo e chiedere aiuto senza vergogna
“Non è facile ragionare così a 14 anni, lo capisco, a quell’età mi sentivo ferito anche quando mi dicevano che ero troppo magro. Ma ti devi allenare, parlarne”, conclude Schettini. L’allenamento di cui parla è fatto di conversazioni ripetute con adulti di fiducia, professionisti, insegnanti, amici sicuri.
Per i genitori, questo implica non minimizzare mai un commento subito online, ma valorizzare ogni confidenza come occasione educativa. Per le scuole, significa strutturare percorsi continuativi su identità, emozioni e uso responsabile del digitale. Solo normalizzando la richiesta di aiuto si può ridurre l’isolamento delle vittime e rendere il cyberbullismo meno efficace nel colpire l’autostima.
FAQ
Chi è Vincenzo Schettini e perché la sua voce è rilevante
Vincenzo Schettini è professore di fisica e divulgatore molto seguito online. La sua popolarità tra gli studenti rende il suo racconto sul bullismo particolarmente credibile e influente nei percorsi educativi su identità e sicurezza digitale.
Perché il cyberbullismo è considerato più pericoloso del bullismo tradizionale
Il cyberbullismo è potenzialmente continuo, accessibile 24 ore su 24, e può coinvolgere un pubblico vasto. I contenuti offensivi restano tracciati, condivisibili e difficili da rimuovere, amplificando imbarazzo e ansia nelle vittime.
Qual è il ruolo dei genitori nella prevenzione del cyberbullismo
I genitori devono conoscere la vita digitale dei figli, instaurare un dialogo aperto e non giudicante e offrire sostegno concreto. È fondamentale che i ragazzi sentano di poter raccontare anche episodi minimi senza paura di colpevolizzazioni.
Come può la scuola intervenire in modo efficace sul bullismo online
La scuola può integrare educazione digitale ed emotiva nel curricolo, formare docenti e studenti, attivare sportelli d’ascolto e procedure chiare di segnalazione, coinvolgendo famiglie e forze dell’ordine quando necessario.
Perché l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono spesso nel mirino
Gli stereotipi su mascolinità, femminilità e orientamento creano “canoni” rigidi. Chi se ne discosta diventa bersaglio di scherno e stigmatizzazione, soprattutto in età adolescenziale, quando il bisogno di conformità è più forte.
In che modo l’autostima protegge dalle offese online
Una buona autostima permette di distinguere tra offesa e realtà, riducendo l’impatto delle parole ostili. Non elimina il dolore, ma aiuta a non interiorizzare il giudizio altrui come definizione del proprio valore personale.
Cosa possono fare i ragazzi se subiscono cyberbullismo
Devono salvare le prove (screenshot, messaggi), bloccare gli aggressori, non rispondere agli insulti e parlarne subito con adulti di fiducia. È importante coinvolgere scuola e, se necessario, Polizia di Stato o canali di supporto specializzati.
Qual è la fonte delle dichiarazioni di Vincenzo Schettini
Le dichiarazioni riportate di Vincenzo Schettini provengono da un suo intervento all’evento Cuori connessi e dalle parole rilasciate a Il Corriere della Sera, rielaborate in chiave analitica e informativa.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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