Venezuela, Von der Leyen invoca transizione democratica mentre infuria lo scontro diplomatico con Mosca

Reazioni dell’unione europea e focus sulla transizione
Ursula von der Leyen evita qualsiasi riferimento esplicito all’operazione militare statunitense in Venezuela e si concentra sul dopo, indicando la strada della “transizione pacifica e democratica”. In un messaggio diffuso sui social, la presidente della Commissione europea afferma che l’Unione europea è “al fianco del popolo venezuelano” e ribadisce che ogni percorso dovrà rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Von der Leyen sottolinea inoltre il coordinamento con l’Alto rappresentante Kaja Kallas e con gli Stati membri per garantire pieno sostegno ai cittadini europei presenti nel Paese.
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Allineati su questa impostazione anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la stessa Kaja Kallas. Quest’ultima richiama però il nodo della legittimità politica, ricordando che “l’UE ha ripetutamente affermato che Nicolás Maduro è privo di legittimità”. Un accento che conferma l’approccio dell’Unione: evitare l’escalation retorica sull’azione militare, ma consolidare un quadro di pressione politica e diplomatica finalizzato a una transizione ordinata, con garanzie istituzionali e tutela dei cittadini europei sul campo.
Condanna di mosca e richiesta al consiglio di sicurezza onu
La reazione di Mosca è netta. Il ministero degli Esteri russo qualifica l’azione statunitense in Venezuela come un “atto di aggressione armata” contro uno Stato sovrano, esprimendo “profonda preoccupazione e condanna”. Pur dichiarandosi disponibile a favorire un percorso di dialogo, la diplomazia russa definisce l’espulsione forzata di Nicolás Maduro e della moglie un’“inaccettabile violazione della sovranità” e richiama il principio cardine del diritto internazionale che tutela l’integrità degli Stati indipendenti.
La missione permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite ha formalizzato una richiesta di riunione del Consiglio di Sicurezza sul dossier venezuelano, con l’obiettivo di portare la crisi all’attenzione dell’organo responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. La mossa mira a incardinare il caso in sede multilaterale, vincolando il confronto alle norme della Carta delle Nazioni Unite e cercando una presa di posizione istituzionale sulla portata dell’intervento statunitense.
Nel messaggio di Mosca confluiscono due livelli: la condanna politica dell’uso della forza e l’iniziativa procedurale in ambito Onu per aprire un canale di gestione della crisi. L’insistenza sul rispetto della sovranità e il richiamo alla legalità internazionale si affiancano all’offerta di facilitare contatti tra le parti, segnalando la volontà russa di accreditarsi come attore capace di mediazione pur mantenendo una postura fermamente critica verso Washington.
Risposte regionali in america latina e posizioni divergenti
Nel subcontinente la reazione è stata immediata e polarizzata. Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha sollecitato un intervento istituzionale urgente, chiedendo che Osa e Onu si riuniscano senza indugio mentre l’operazione era ancora in corso. In parallelo, Bogotá ha disposto il dispiegamento dell’Esercito lungo il confine con il Venezuela, una misura di prevenzione per gestire eventuali ripercussioni transfrontaliere e flussi irregolari.
Nel Brasile, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha definito l’azione “inaccettabile” e un “precedente pericoloso” per l’ordine internazionale. In un messaggio pubblico, Lula ha denunciato la “gravissima violazione” della sovranità venezuelana e del diritto internazionale, sottolineando che l’uso della forza erode il multilateralismo in favore della “legge del più forte”. Brasilia ha inoltre chiuso la frontiera con il Venezuela: immagini diffuse dalle forze di sicurezza mostrano veicoli della Polizia militare e reparti dell’Esercito al valico di Pacaraima, nello Stato di Roraima, con accessi regolati da barriere fisiche.
All’opposto, il presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha salutato la cattura di Nicolás Maduro con toni celebrativi, postando “Viva la Libertà” e confermando l’allineamento politico maturato negli ultimi mesi con ambienti vicini a Donald Trump. La posizione argentina evidenzia la frattura regionale: da un lato i governi socialdemocratici, che invocano il rispetto della sovranità e il primato del diritto internazionale, dall’altro gli esecutivi che interpretano l’evento come un cambio di fase rispetto al regime di Caracas.
Nel medesimo solco critico verso Washington si colloca anche la reazione dell’Iran, attore esterno ma influente nel quadro di alleanze di Maduro. Teheran ha condannato “fermamente” l’operazione, definendola una “flagrante violazione” dell’integrità territoriale venezuelana e un atto di “aggressione illegale”. Il richiamo al rispetto del diritto internazionale e la riaffermazione del sostegno al governo di Caracas completano una mappa di posizioni che, in America Latina, si organizza lungo due direttrici: contenimento del rischio di destabilizzazione e richiesta di un processo multilaterale, contro letture che considerano legittimo l’uso della forza per accelerare un cambio politico.
FAQ
- Qual è stata la posizione dell’Unione europea sull’operazione in Venezuela?
L’UE ha evitato riferimenti diretti all’azione militare, sostenendo una transizione pacifica e democratica nel rispetto del diritto internazionale e coordinandosi per tutelare i cittadini europei. - Come ha reagito la Russia agli eventi in Venezuela?
Mosca ha parlato di “atto di aggressione armata”, ha chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ha offerto supporto a un dialogo nel quadro della Carta delle Nazioni Unite. - Cosa ha deciso il Brasile al confine con il Venezuela?
Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha chiuso la frontiera e dispiegato forze di sicurezza al valico di Pacaraima nello Stato di Roraima. - Qual è stata la reazione della Colombia?
Il presidente Gustavo Petro ha invocato una riunione urgente di Osa e Onu e ha schierato l’esercito lungo il confine con il Venezuela. - Quale posizione ha espresso l’Argentina di Javier Milei?
Milei ha esultato per la cattura di Nicolás Maduro, segnando una posizione favorevole all’azione statunitense. - Che ruolo ha avuto l’Iran nelle reazioni internazionali?
Teheran ha condannato l’operazione come violazione della sovranità venezuelana, riaffermando il sostegno al governo di Caracas e il rispetto del diritto internazionale.




