Venezuela, colpo di scena: Maduro arrestato a Brooklyn, Delcy Rodríguez al comando mentre Pechino minaccia ritorsioni
Arresto e trasferimento di Maduro a Brooklyn
Nicolás Maduro è stato catturato nel corso di un’operazione militare statunitense condotta con assetti d’élite e pianificata per neutralizzare ogni resistenza nella capitale venezuelana. Prelevato insieme alla moglie Cilia Flores dalla residenza blindata di Caracas, il leader chavista è stato immediatamente trasferito negli Stati Uniti e collocato sotto custodia federale a Brooklyn, nel Metropolitan Detention Center, struttura di massima sicurezza. Il trasferimento è avvenuto con protocolli di sicurezza straordinari: una scorta federale ha accompagnato i prigionieri dall’estradizione al corridoio di ingresso del penitenziario, garantendo isolamento operativo e controllo continuo degli spostamenti.
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Secondo fonti investigative, l’operazione—identificata come “Absolute Resolve”—ha coinvolto oltre 150 velivoli e unità speciali, tra cui reparti della Delta Force, intervenute nelle ore notturne per sfruttare l’effetto sorpresa. Le difese del complesso presidenziale sono state neutralizzate in sequenza, evitando scontri prolungati e limitando la possibilità di fuga o di reazione coordinata. La priorità delle forze statunitensi è stata la messa in sicurezza del bersaglio e la pronta estrazione verso un circuito carcerario federale in grado di gestire un detenuto ad altissimo profilo.
All’arrivo al MDC Brooklyn, a Maduro sono stati notificati i capi d’accusa formulati dai procuratori americani, incentrati su imputazioni di narcotraffico e terrorismo. Le autorità penitenziarie hanno predisposto un regime di sorveglianza rafforzata per prevenire qualsiasi rischio operativo, dall’interferenza esterna a potenziali incidenti interni. Il dispositivo prevede monitoraggio h24, accessi contingentati del personale e protocolli di comunicazione rigidamente regolati, in vista di un procedimento giudiziario che si annuncia di elevatissima complessità e con rilevanti implicazioni internazionali.
Nel frattempo, la catena di custodia su Cilia Flores è stata mantenuta separata, con trasferimento in unità federali dedicate e controlli paralleli. Le fasi preliminari di interrogatorio sono state calendarizzate dagli inquirenti statunitensi nel rispetto delle procedure federali, mentre gli apparati di sicurezza hanno innalzato l’allerta per contenere reazioni ostili e possibili azioni ritorsive. Con il leader venezuelano trattenuto a Brooklyn, il baricentro della crisi si sposta ora nelle aule giudiziarie americane, dove si definiranno tempi e modalità del processo.
Nomina di Delcy Rodríguez a presidente ad interim
La Corte Suprema di Caracas ha conferito a Delcy Rodríguez l’incarico di presidente ad interim, attivando la clausola di continuità istituzionale per garantire la piena operatività dello Stato dopo il trasferimento di Nicolás Maduro a Brooklyn. Il giuramento, celebrato in seduta straordinaria, ha attribuito alla vicepresidente tutte le prerogative esecutive, inclusi i poteri di comando sulle forze armate, la firma di decreti d’urgenza e la supervisione delle finanze pubbliche. La scelta dell’alto tribunale punta a evitare un vuoto di potere e a blindare l’architettura decisionale nel medio periodo.
Nella sua prima dichiarazione ufficiale, Rodríguez ha definito l’operazione statunitense un “atto di forza contrario al diritto internazionale” e ha annunciato la convocazione di un tavolo di crisi con gabinetto economico, ministero della difesa e vertici dei servizi di sicurezza. Tra le priorità immediate: controllo degli approvvigionamenti energetici, tutela delle infrastrutture critiche, stabilizzazione valutaria e prevenzione di disordini nelle principali città, a partire da Caracas e Maracaibo. Parallelamente, è stato attivato un centro di monitoraggio per il rischio cyber e la disinformazione, con mandato di coordinamento interministeriale.
Il decreto presidenziale ad interim dispone la continuità amministrativa in tutte le istituzioni centrali e locali, compresa la gestione degli asset strategici nel settore petrolifero e dei trasporti. Ai governatori e ai sindaci è stato richiesto di applicare piani di emergenza per l’ordine pubblico e di riferire ogni 12 ore alla capitale. Il Ministerio de Relaciones Exteriores ha intensificato i contatti con alleati regionali e partner extra-regionali per costruire una cornice di legittimazione internazionale della nuova reggenza e per predisporre canali umanitari nel caso di interruzioni logistiche.
Sul versante della sicurezza, lo Stato Maggiore congiunto ha elevato il livello di allerta delle unità dislocate lungo i confini e nelle aree sensibili del Venezuela, mentre i reparti di polizia hanno ricevuto istruzioni per una presenza rafforzata nei nodi urbani. Sono stati sospesi temporaneamente alcuni permessi per il porto d’armi civili e rafforzati i controlli su aeroporti e porti. L’obiettivo dichiarato è “prevenire escalation e infiltrazioni” e proteggere la catena di comando nel passaggio di consegne.
A livello comunicativo, la presidenza ad interim ha varato un protocollo unico di informazione pubblica con briefing a cadenza fissa e linee guida per i media statali. È stata inoltre preannunciata un’iniziativa legislativa per “tutelare la sovranità” e perseguire, in sede penale interna, eventuali collaborazioni con operazioni straniere giudicate ostili. Nel frattempo, l’Avvocatura dello Stato sta preparando un dossier per contestare, nelle sedi multilaterali, la legittimità del trasferimento di Maduro negli Stati Uniti, domandando la sua liberazione e l’avvio di una mediazione internazionale.
Ultimatum di Pechino e tensioni geopolitiche globali
Il governo di Pechino ha condannato con fermezza l’operazione statunitense e ha rivolto a Washington una richiesta formale di rilascio immediato di Nicolás Maduro, definendo l’intervento “una violazione manifesta del diritto internazionale e della sovranità del Venezuela”. Il Ministero degli Esteri cinese ha trasmesso una nota diplomatica che invita gli Stati Uniti a interrompere qualsiasi azione unilaterale con effetti destabilizzanti sull’area latinoamericana e ad attivare canali multilaterali per la gestione della controversia.
La posizione cinese si inserisce in un quadro di crescente polarizzazione globale: l’asse tra Cina e Russia ha espresso una condanna all’unisono del raid, mentre diversi Paesi della regione osservano con cautela l’evolversi degli eventi per evitare ricadute economiche e di sicurezza. In parallelo, i principali fora internazionali sono stati investiti di richieste di convocazione urgente per discutere le implicazioni dell’operazione, dal rispetto delle immunità dei capi di Stato alle regole di giurisdizione penale transnazionale.
Secondo fonti diplomatiche, l’ultimatum di Pechino punta a ottenere garanzie sulla tutela dei diritti del detenuto, sul perimetro legale del procedimento e sulla possibilità di una mediazione. La narrativa cinese evidenzia il rischio di un precedente capace di alterare gli equilibri tra potenze e di alimentare crisi a catena in altri teatri. Sul piano economico, cresce l’attenzione per gli effetti sui mercati energetici e sulle filiere logistiche legate al petrolio venezuelano, con potenziali ripercussioni su noli marittimi e assicurazioni del trasporto.
La risposta statunitense, improntata alla legittimazione giudiziaria dell’operazione, alimenta un confronto che trascende il caso singolo. Per Caracas, l’appoggio politico e comunicativo di Pechino rappresenta uno strumento per consolidare la legittimità della presidenza ad interim sul piano esterno e per negoziare corridoi umanitari e finanziari. Il rischio di ritorsioni diplomatiche o commerciali si riflette nelle capitali latinoamericane, dove i governi temono effetti domino su investimenti, credito e sicurezza delle frontiere.
Nel breve periodo, la contesa si concentra su tre dossier: quadro legale del processo a Brooklyn, attivazione di una piattaforma di mediazione con garanzie internazionali e gestione delle sensibilità regionali per evitare escalation sul terreno. Ogni mossa sarà valutata in funzione dell’impatto sul sistema multilaterale e sulla capacità delle istituzioni di assorbire l’urto di una crisi che intreccia dimensioni giudiziarie, energetiche e strategiche.




