Valentino segreto, il geriatra rivela come la creatività può tenere gli stilisti lucidi e attivi oltre i 90 anni

Indice dei Contenuti:
## Creatività e longevità nella terza età
La pratica costante della creatività si conferma uno dei fattori più solidi associati a una longevità attiva, soprattutto sul versante cognitivo. Nelle Rsa e nei centri diurni, i programmi che includono laboratori artistici, musica, scrittura o piccoli progetti manuali mostrano come l’esercizio espressivo contribuisca a rallentare il declino mentale e a mantenere più a lungo le autonomie residue.
Il coinvolgimento in attività creative, spiegano i geriatri, non agisce solo come semplice passatempo: stimola memoria, attenzione, capacità di pianificazione e abilità relazionali, riducendo il rischio di isolamento e di sintomi depressivi. L’obiettivo non è “occupare il tempo”, ma preservare funzioni cerebrali decisive per la qualità della vita nella terza età.
Esempi come quelli dei grandi couturier italiani, tra cui Valentino e Giorgio Armani, dimostrano come il lavoro creativo, se portato avanti in età avanzata, possa associarsi a un’elevata lucidità e a una sorprendente continuità di rendimento. In questi casi la progettazione estetica, la ricerca di nuove forme e l’interazione costante con i team di lavoro diventano veri e propri allenamenti quotidiani per cervello e personalità, mostrando che la creatività, quando resta centrale nella vita, può accompagnare con efficacia anche oltre i 90 anni.
## Bellezza, passione per il lavoro e salute mentale
Bellezza, passione per il lavoro e salute mentale
Per i geriatri, la combinazione tra ricerca della bellezza e forte dedizione professionale rappresenta un alleato concreto della salute psichica nella tarda età. Stilisti come Valentino o Giorgio Armani, ancora operativi oltre i 90 anni, incarnano questo modello: una vita scandita da progetti, obiettivi estetici e responsabilità creative che impediscono il ritiro precoce dalla scena sociale.
La passione per il lavoro, quando non sfocia in stress cronico, agisce come motore di motivazione quotidiana, costringendo a mantenere un buon livello di attenzione, memoria e capacità decisionali. La continua ricerca della perfezione formale – nel taglio di un abito come nella costruzione di una collezione – mantiene allenate le funzioni esecutive e riduce il rischio di apatia, uno dei segnali più insidiosi dell’invecchiamento cerebrale.
Secondo gli specialisti, la bellezza non va letta solo come dimensione estetica, ma come orizzonte di senso che dà valore al lavoro svolto e ne giustifica la continuità nel tempo. Sentirsi ancora utili, riconosciuti e in grado di trasmettere un patrimonio di competenze ai collaboratori più giovani sostiene l’autostima, limita il senso di perdita legato all’età e contribuisce a stabilizzare l’equilibrio emotivo, con riflessi positivi anche sulla prevenzione delle patologie neurodegenerative.
## Relazioni sociali, cultura e trasmissione ai giovani
Relazioni sociali, cultura e trasmissione ai giovani
Il lavoro creativo in età avanzata non si esaurisce nella dimensione individuale: per figure come Valentino o Giorgio Armani il contatto quotidiano con collaboratori e nuove generazioni è parte integrante del loro equilibrio psicofisico. La possibilità di confrontarsi con team giovani, condividere decisioni e strategie, espone a stimoli continui che proteggono dalla chiusura in sé stessi.
Secondo i geriatri, questa interazione costante rappresenta un fattore di protezione sociale e cognitiva: discutere, insegnare, correggere e guidare progetti complessi richiede un impegno mentale paragonabile a un allenamento strutturato, con effetti misurabili su memoria, linguaggio e capacità di adattamento. Non è un caso che categorie professionali come lo stilista o il professore universitario mantengano spesso una buona lucidità oltre gli 80-90 anni.
L’ambiente in cui si vive e si lavora resta però decisivo. Paesi con un forte capitale culturale e con minori divari sociali, come l’Italia, mostrano aspettative di vita più favorevoli rispetto a contesti economicamente ricchi ma segnati da disuguaglianze marcate, come gli Stati Uniti. La longevità, sottolineano gli esperti, è il risultato di una combinazione tra storia, tessuto sociale, accesso alle cure e possibilità di rimanere attivi all’interno di reti relazionali che valorizzano l’esperienza e il ruolo degli anziani.
FAQ
- Qual è il ruolo delle relazioni sociali nella longevità degli anziani?
Mantenere contatti regolari con colleghi, familiari e giovani favorisce stimoli cognitivi costanti, riduce l’isolamento e sostiene l’equilibrio emotivo. - Perché il contatto con i giovani è considerato protettivo per la mente?
Il confronto intergenerazionale costringe a spiegare, aggiornarsi e adattare il proprio linguaggio, allenando memoria, attenzione e capacità di problem solving. - In che modo il contesto culturale di un Paese influisce sull’aspettativa di vita?
Società con forte tradizione culturale, servizi diffusi e minori disuguaglianze sociali tendono a garantire migliori condizioni di salute e maggiore longevità media. - Perché l’Italia ha una speranza di vita più alta rispetto agli Usa?
Gli esperti citano minori disparità sociali, una rete assistenziale più omogenea e uno stile di vita complessivamente più favorevole rispetto al modello statunitense. - Che cosa accomuna stilisti e professori universitari molto longevi?
Entrambe le categorie restano a contatto con giovani, lavorano su progetti a lungo termine e mantengono un ruolo attivo di guida e formazione. - La trasmissione di competenze può davvero influire sulla salute?
Sì, insegnare e tramandare il proprio sapere rafforza il senso di utilità, sostiene l’autostima e riduce il rischio di declino cognitivo precoce. - Qual è la fonte delle considerazioni riportate sul rapporto tra creatività e longevità?
Le analisi citate provengono da dichiarazioni del geriatra Nicola Ferrara rilasciate ad Adnkronos Salute, nell’ambito di un approfondimento su arte, lavoro creativo e invecchiamento.




