Valentino se ne va e chiude un capitolo irripetibile della cultura italiana

Indice dei Contenuti:
La scomparsa di Valentino segna la fine di un’epoca
Un’eredità che cambia
La morte di Valentino Garavani arriva a pochi mesi da quella di Giorgio Armani e sigilla la fine della generazione che ha scritto l’alfabeto dell’eleganza italiana. Insieme a loro, negli anni del boom, figure come Gianni Versace, Franco Moschino, Ottavio Missoni, Krizia hanno trasformato la moda in linguaggio culturale globale.
Oggi resta in prima linea solo Paola Fendi, ultima testimone di un nucleo di creativi che ha imposto il “Made in Italy” sulle passerelle di tutto il mondo. La loro forza era una visione artigianale e al tempo stesso industriale, capace di unire atelier e distribuzione internazionale.
La scomparsa di queste icone non cancella l’impatto costruito in decenni di collezioni, ma sposta il baricentro: dal mito del couturier all’era dei manager del lusso, dove brand, dati e capitale contano quanto ago e filo.
Da Milano epicentro globale ai colossi del lusso
Tra fine anni Ottanta e primi Novanta, Milano era il crocevia assoluto dello stile: sfilate, showroom, stampa e buyer convergevanonella città, mentre le grandi maison restavano saldamente in mani italiane. Nessun grande marchio era ancora controllato da fondi o conglomerati stranieri.
Quell’ecosistema ha reso riconoscibile il “Made in Italy” come sinonimo di taglio impeccabile, tessuti d’eccellenza e creatività riconoscibile a colpo d’occhio. Oggi lo scenario è ribaltato: fusioni, acquisizioni e gruppi internazionali governano larga parte del mercato del lusso.
Secondo il consulente e docente Carlo Fei dell’Università Luiss, però, la nazionalità societaria è un falso problema: conta la capacità di leggere i mercati globali, non il passaporto del proprietario. A fare la differenza è la strategia con cui si gestisce il patrimonio intangibile del brand.
Il futuro del Made in Italy
Per Fei il “dopo Valentino” non coincide con il tramonto della moda italiana. Il mercato del lusso personale supera i 300 miliardi di euro e, se ben governato, rimane un motore di crescita per il Paese. I grandi gruppi stranieri, osserva l’esperto, hanno sostenuto marchi fragili in fasi di crisi, permettendo loro di espandersi dove da soli non sarebbero arrivati.
Una sinergia che oggi coesiste con campioni nazionali indipendenti: brand come Prada, Brunello Cucinelli, Moncler, Tod’s continuano a performare oltre la media, come conferma un report 2024 dell’Istituto Marangoni, che li vede più dinamici dei colossi francesi Lvmh e Kering nonostante l’incertezza geopolitica.
In un contesto in cui credibilità, sostenibilità e durata dello stile contano più dello sfoggio ostentato, la lezione di Valentino resta centrale: creare capi che sopravvivono alle stagioni, come dimostra il successo del vintage. Chi ha costruito fortuna sul marchio Italia, avverte Fei, dovrà ora anche difenderne il valore.
FAQ
D: La morte di Valentino segna davvero la fine del Made in Italy?
R: No, indica la chiusura di una stagione creativa, ma il sistema moda italiano resta competitivo e in evoluzione.
D: Quali stilisti hanno formato la “vecchia guardia” del lusso italiano?
R: Tra i protagonisti spiccano Valentino, Giorgio Armani, Gianni Versace, Moschino, Missoni, Krizia e la famiglia Fendi.
D: Che ruolo ha avuto Milano negli anni d’oro della moda?
R: Milano è stata l’epicentro del “Made in Italy”, luogo di sfilate, affari e definizione dei codici estetici globali.
D: Gli investitori stranieri indeboliscono i marchi italiani?
R: Secondo Carlo Fei, no: la chiave è la gestione del brand, non la nazionalità del capitale.
D: Perché oggi si parla tanto di abiti di seconda mano?
R: Il vintage dimostra che lo stile pensato per durare, come insegnava Valentino, mantiene valore oltre le tendenze stagionali.
D: Quali gruppi italiani stanno performando meglio dei colossi francesi?
R: Il report 2024 dell’Istituto Marangoni indica in particolare Prada e Moncler come casi di successo.
D: Chi è Carlo Fei e perché viene citato?
R: È consulente e professore alla Luiss, esperto di moda e industria del Made in Italy, intervistato da Euronews, fonte giornalistica originale.
D: Cosa dovrebbero fare oggi le maison italiane per restare rilevanti?
R: Proteggere l’identità del brand, investire in qualità e sostenibilità, e saper leggere un mercato globale in rapido mutamento.




