Usa scatenano blitz in Venezuela: Maduro catturato con la moglie, incriminati a New York
Operazione e cattura
Donald Trump ha reso noto che gli Stati Uniti hanno eseguito un’operazione militare su larga scala contro il Venezuela, culminata nella cattura del presidente Nicolás Maduro e della first lady Cilia Flores, trasferiti fuori dal Paese. L’annuncio è arrivato tramite il social Truth, con la promessa di ulteriori dettagli in una conferenza stampa prevista a Mar-a-Lago. In una breve telefonata al New York Times, Trump ha definito la missione “davvero brillante”, sottolineando l’ampia pianificazione e il coinvolgimento di “un gran numero di soldati eccellenti”.
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Secondo fonti statunitensi citate da CBS News, la cattura di Maduro sarebbe stata eseguita da membri della Delta Force, l’unità d’élite dell’esercito USA già impiegata in operazioni ad altissimo rischio, tra cui la missione del 2019 che portò all’uccisione del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi. L’operazione è stata coordinata in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi, in un contesto di attacchi notturni che hanno colpito Caracas e altre aree strategiche del Paese.
Nella capitale venezuelana, durante la notte, sono state registrate almeno sette forti esplosioni tra le 1:50 e le 2:00 ora locale, con elicotteri e aerei segnalati nello spazio aereo sopra la città. Diverse testate, tra cui Afp, Efecto Cocuyo e Tal Cual Digital, hanno riportato detonazioni anche nello stato di La Guaira e nell’area costiera di Higuerote, in Miranda. Una grande base militare nella parte sud di Caracas sarebbe rimasta senza elettricità, con colonne di fumo visibili a distanza.
La Federal Aviation Administration ha imposto un divieto temporaneo ai velivoli statunitensi nello spazio aereo venezuelano su quattro regioni di informazione di volo (San Juan, Piarco, Maiquetía e Curaçao), citando rischi per la sicurezza legati alle attività militari in corso. Il provvedimento è entrato in vigore alle 2:00 locali, con una durata di 23 ore, senza specificare quali forze fossero direttamente impegnate nelle operazioni.
Fonti di CBS indicano che il via libera agli attacchi sarebbe stato dato da giorni, con una pianificazione discussa durante le festività natalizie. Le condizioni meteo avrebbero ritardato l’azione, poi scattata nella notte tra il 2 e il 3 gennaio. Nel frattempo, secondo CNN, vari quartieri di Caracas sono rimasti al buio dopo le esplosioni; video verificati mostrano pennacchi di fumo e bagliori arancioni nel cielo notturno, mentre residenti di zone come El Junquito, La Pastora, Macarao, El Hatillo, El Marqués e Los Ruices riferiscono sorvoli a bassa quota e deflagrazioni, con molti cittadini scesi in strada per sicurezza.
In parallelo, il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López ha comunicato lo schieramento delle forze armate in tutto il Paese “seguendo gli ordini di Maduro”, senza menzionare direttamente la sua cattura. In un messaggio pubblico ha definito gli attacchi un atto di aggressione e ha invitato la popolazione alla calma, ammonendo contro il panico e il disordine.
Reazioni internazionali
Il vice segretario di Stato statunitense Christopher Landau ha celebrato su X l’avvio di una “nuova era” per il Venezuela, affermando che il “tiranno” dovrà rispondere dei suoi presunti crimini davanti alla giustizia americana. A Caracas, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha chiesto a Donald Trump prove immediate dello stato di salute e della sorte di Nicolás Maduro e della first lady Cilia Flores, dichiarando in collegamento con la televisione di Stato VTV che il governo non dispone di informazioni certe sulla loro ubicazione. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha diffuso un videomessaggio definendo i raid un atto “codardo” e una “invasione”, invitando la popolazione alla calma e mettendo in guardia contro il disordine sociale.
Il Ministero degli Esteri venezuelano, per voce del titolare Jorge Arreaza, ha denunciato una “palese violazione” della Carta delle Nazioni Unite e un tentativo di “guerra coloniale” finalizzato al cambio di regime. In un comunicato ufficiale precedente all’annuncio della cattura, il governo di Caracas ha respinto l’azione militare su aree civili e militari nelle regioni di Miranda, Aragua e La Guaira, sostenendo che l’obiettivo reale sia l’appropriazione delle risorse strategiche del Paese, in particolare petrolio e minerali.
Dal versante regionale, il presidente della Colombia Gustavo Petro ha richiesto la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e dell’Organizzazione degli Stati Americani, chiedendo di chiarire la legalità internazionale delle azioni contro il Venezuela, mentre gli Stati Uniti hanno intensificato la postura militare caraibica già nelle settimane precedenti con gruppi navali e assetti aerei avanzati.
In Italia, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato di seguire con la rappresentanza diplomatica a Caracas l’evolversi della crisi, con attenzione particolare alla comunità italiana. Palazzo Chigi ha reso noto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in costante contatto con la Farnesina. Sono stati diffusi i contatti di emergenza del Consolato e dell’Unità di Crisi, precisando che al momento non risultano richieste d’aiuto da cittadini italiani residenti in Venezuela.
Conseguenze legali e politiche
La prospettiva giudiziaria per Nicolás Maduro si concentra sul distretto meridionale di New York, dove pende dal 2020 un’incriminazione per “narcoterrorismo”, cospirazione per l’importazione di cocaina e reati correlati. La cattura apre la strada a un trasferimento formale alla giurisdizione federale statunitense, con la possibilità di nuove contestazioni legate alla presunta leadership del Cartel de los Soles, indicato da Washington come organizzazione terroristica straniera dal 2025. Il pacchetto di capi d’imputazione prefigurato dall’amministrazione USA contempla aggravanti connesse alla sicurezza nazionale e alla dimensione transnazionale dei traffici illeciti.
Il quadro delle ricompense federali, salito fino a 50 milioni di dollari per informazioni utili alla cattura del leader venezuelano, viene utilizzato come indicatore della priorità assegnata al caso dalle autorità statunitensi. Dichiarazioni pubbliche del Segretario di Stato Marco Rubio e del senatore Mike Lee hanno ribadito che gli elementi probatori sono stati già presentati a una giuria federale, a sostegno della tesi che qualifica il regime di Caracas come struttura criminale su base narco-terroristica.
Sul piano politico interno venezuelano, la detenzione del presidente in carica crea un vuoto di potere che il governo tenta di colmare con l’attivazione dei piani di mobilitazione e lo schieramento capillare delle Forze Armate, annunciati dal ministro della Difesa Vladimir Padrino López. La Vicepresidenza, con Delcy Rodríguez, contesta la narrazione statunitense e chiede prova in vita di Maduro, mentre i comunicati ufficiali denunciano un attacco diretto alla sovranità e alle risorse strategiche del Paese, in primis il petrolio. L’assenza di riconoscimento della cattura da parte delle istituzioni chaviste alimenta un’incertezza istituzionale che potrebbe tradursi in contese di legittimità tra apparati civili e militari.
Le ripercussioni internazionali includono la richiesta della Colombia di una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per valutare la legalità dell’operazione militare statunitense. Una pronuncia o un intervento degli organismi multilaterali inciderebbe sul contenzioso giuridico relativo all’uso della forza e sull’eventuale riconoscimento di un’autorità ad interim in Venezuela. Sul versante atlantico, i governi europei – con l’Italia in monitoraggio della sicurezza dei connazionali – mantengono un approccio prudente, in attesa di sviluppi giudiziari negli Stati Uniti e di un chiarimento sulla catena di comando a Caracas.
Per gli USA, l’azione militare e l’estradizione di fatto si inseriscono in una campagna pluriennale di interdizione dei traffici, sostenuta da un massiccio dispositivo navale e aereo nei Caraibi. La prosecuzione del procedimento a New York determinerebbe un precedente rilevante nella strategia di contrasto al narcotraffico legato a strutture statuali, con possibili estensioni sanzionatorie contro funzionari e entità venezuelane. Al contempo, l’eventuale formalizzazione delle accuse davanti a una corte federale potrebbe catalizzare nuove fratture tra gli alleati regionali, chiamati a posizionarsi tra il principio di non ingerenza e la cooperazione giudiziaria internazionale.
FAQ
- Chi ha annunciato la cattura di Nicolás Maduro?
Donald Trump ha reso pubblica la cattura tramite il social Truth, annunciando una conferenza stampa a Mar-a-Lago. - Quali capi d’accusa pendono su Maduro negli Stati Uniti?
“Narcoterrorismo”, cospirazione per l’importazione di cocaina e reati correlati presso il distretto meridionale di New York. - Chi avrebbe eseguito materialmente la cattura?
Membri della Delta Force, secondo fonti citate da CBS News. - Qual è la posizione ufficiale del governo venezuelano?
Caracas denuncia una violazione della Carta delle Nazioni Unite, definendo i raid un tentativo di “guerra coloniale” per il controllo del petrolio. - Quali misure di sicurezza sono state adottate negli USA e in Venezuela?
Negli USA, restrizioni di volo della FAA; in Venezuela, schieramento delle Forze Armate e piani di mobilitazione interna. - Che ruolo hanno gli organismi internazionali?
La Colombia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per esaminare la legalità dell’operazione contro il Venezuela.




