Unione Europea indaga X: il caso scottante dei deepfake sessuali Grok

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X (ancora) nel mirino dell’Unione Europea: Bruxelles avvia un’indagine per i deepfake sessuali di Grok
Bruxelles alza il tiro
La Commissione europea ha avviato un’indagine formale su X per la gestione del sistema di intelligenza artificiale Grok, dopo la diffusione massiva di immagini sessualmente esplicite e deepfake, incluse rappresentazioni di minori. L’attenzione di Bruxelles si concentra sull’eventuale violazione del Digital Services Act (Dsa), il regolamento entrato in vigore nel 2022 per imporre standard di sicurezza e responsabilità alle grandi piattaforme online. Secondo l’esecutivo comunitario, l’integrazione del chatbot avrebbe amplificato “rischi sistemici” non adeguatamente valutati e mitigati dal social network.
Dalla fine di dicembre, numerose segnalazioni di vittime, associazioni e autorità di regolamentazione hanno documentato contenuti generati dall’IA che spogliano virtualmente donne reali e ragazze minorenni, senza consenso e con potenziale configurazione di materiale di abuso sessuale. Per la Commissione, questi contenuti rappresentano un grave pericolo per la dignità, la sicurezza e la privacy degli utenti europei, oltre a un possibile illecito penale in diversi ordinamenti nazionali.
L’indagine verificherà se la piattaforma abbia predisposto strumenti efficaci di prevenzione, moderazione e rimozione rapida dei contenuti illegali, in linea con gli obblighi rafforzati imposti alle piattaforme di dimensioni molto grandi. In caso di mancata conformità, l’architettura stessa dei sistemi di raccomandazione e generazione di contenuti di X potrebbe essere oggetto di interventi correttivi imposti da Bruxelles.
Precedenti scontri e rischi di sanzioni
Il nuovo fronte aperto sul fronte IA si inserisce in un contesto già fortemente conflittuale tra X e le istituzioni europee. Il 18 dicembre 2023, la Commissione europea aveva già avviato un procedimento sul funzionamento dei meccanismi di segnalazione, sulle misure contro i contenuti illegali e sui rischi collegati agli algoritmi di raccomandazione. A ciò si è aggiunta, nel dicembre 2025, una decisione di non conformità su altri aspetti: spunte blu ritenute ingannevoli, scarsa trasparenza pubblicitaria e accesso limitato ai dati per i ricercatori, con una sanzione da 120 milioni di euro.
L’inchiesta appena estesa valuterà se il passaggio a un sistema di raccomandazione basato su Grok abbia aggravato l’esposizione degli utenti ai contenuti sessualmente espliciti manipolati, comprese immagini che possono costituire prove di reato. Il cuore dell’istruttoria è stabilire se la piattaforma abbia individuato in anticipo questi rischi e adottato misure tecniche, organizzative e di moderazione proporzionate alla scala del servizio.
L’esecutivo comunitario ha ricordato di poter imporre modifiche operative anche nel corso dell’indagine, qualora rilevi l’assenza di “adeguamenti significativi”. Ciò può includere limiti alle funzionalità di generazione di immagini, obblighi di default più restrittivi e procedure di verifica più stringenti per l’accesso agli strumenti di IA generativa. Le autorità nazionali degli Stati membri, in forza del Dsa, sono state sollevate dalle competenze di vigilanza sul caso specifico, centralizzando il dossier a livello europeo.
Tecnologia, libertà di espressione e geopolitica
Il caso rilancia lo scontro politico e culturale tra Unione europea e Stati Uniti sulla regolamentazione dei contenuti online e dell’intelligenza artificiale. Il proprietario del social, il miliardario Elon Musk, e i suoi alleati nell’area politica vicina all’amministrazione Trump, accusano le norme europee di rappresentare un attacco alla libertà di parola e alle imprese tecnologiche statunitensi. In più occasioni, l’imprenditore ha rivolto insulti diretti alle istituzioni comunitarie, spingendosi fino a paragonare l’Unione al “quarto Reich” e rilanciando simboli estremisti.
La risposta di Bruxelles punta invece a ribadire che la libertà di espressione non copre la produzione e la diffusione di materiale potenzialmente illegale, in particolare quando si parla di abuso sessuale su minori, violenza di genere e pornografia non consensuale. I deepfake sessuali creati dall’IA vengono sempre più trattati nel quadro di nuove norme europee su violenza online, disinformazione e tutela dei minori.
Sul piano tecnico, la decisione di limitare l’uso di Grok per la creazione di immagini sessualizzate e violente ai soli utenti abbonati non appare sufficiente agli occhi dei regolatori. Gli esperti di sicurezza digitale e protezione dei dati evidenziano come la combinazione tra modelli generativi e sistemi di raccomandazione possa amplificare la viralità di contenuti dannosi, con ripercussioni durature sulla reputazione e sulla salute psicologica delle vittime.
FAQ
D: Che cosa contesta l’Unione europea alla piattaforma?
R: La presunta gestione inadeguata dei rischi sistemici legati all’uso di IA generativa per creare immagini sessuali manipolate, incluse rappresentazioni di minori.
D: Quale normativa viene applicata nel procedimento?
R: Il riferimento centrale è il Digital Services Act, che impone obblighi rafforzati di gestione dei rischi e trasparenza alle grandi piattaforme online.
D: Perché le immagini generate da Grok sono considerate così pericolose?
R: Perché possono costituire materiale di abuso sessuale, violare il consenso delle vittime e circolare in modo incontrollato, con danni potenzialmente irreversibili alla dignità personale.
D: Quali sanzioni rischia l’azienda?
R: In caso di non conformità al Dsa, la Commissione può imporre multe fino al 6% del fatturato globale annuo e ordinare modifiche strutturali ai servizi.
D: La piattaforma ha già ricevuto altre multe dall’Ue?
R: Sì, una decisione di non conformità del dicembre 2025 ha portato a una sanzione di 120 milioni di euro per vari profili di violazione delle norme digitali europee.
D: Cosa succede durante l’indagine formale?
R: La Commissione raccoglie prove, esegue ispezioni, richiede documenti e può adottare misure provvisorie se ritiene insufficienti le azioni correttive della piattaforma.
D: Qual è la posizione di Elon Musk su queste regole?
R: L’imprenditore critica duramente la regolamentazione europea, definendola una minaccia alla libertà di espressione e alle aziende tecnologiche statunitensi.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le informazioni richiamano contenuti e ricostruzioni pubblicati dalla testata italiana la Repubblica in merito all’indagine europea sulla piattaforma e su Grok.




