Unicef indica come tutelare i minori dai rischi del digitale

Minori online senza tutele: cosa dicono davvero i dati UNICEF
L’uso di Internet e social network da parte dei minori cresce più velocemente della loro capacità di difendersi. Mentre paesi come Australia e Francia introducono limiti all’accesso ai social per gli adolescenti, i nuovi dati di UNICEF mostrano che uno studente su cinque di 10 anni in 26 paesi non distingue un sito affidabile da uno potenzialmente pericoloso. In Italia il quadro è analogo: tra 9 e 16 anni, il 9,5% non sa modificare le impostazioni di privacy e 1 su 10 non sa usare parole chiave efficaci. Non sono veri “nativi digitali”, ma falsi nativi digitali, esposti ad algoritmi, raccolta dati, disinformazione e contenuti inappropriati, senza strumenti critici adeguati.
La conseguenza è un’alfabetizzazione digitale fragile, che rende i minori vulnerabili tanto alle logiche commerciali delle piattaforme quanto alle nuove forme di abuso online.
Privacy, algoritmi e potere nascosto delle piattaforme
I minori entrano in ecosistemi progettati per essere aperti per default, dove ogni impostazione non modificata significa più dati ceduti. Non saper gestire la privacy significa offrire ad algoritmi e sconosciuti geolocalizzazione, immagini, abitudini, reti sociali. Le piattaforme indirizzano l’attenzione verso ciò che massimizza il tempo di permanenza e il valore pubblicitario, non verso ciò che è adatto all’età. Senza competenze digitali di base, bambini e ragazzi non scelgono davvero: subiscono scelte preconfigurate e logiche commerciali opache, con rischi per sicurezza, reputazione e benessere psicologico.
Ricerca online debole, pensiero critico in ritardo
La difficoltà nel selezionare parole chiave efficaci rivela un deficit di pensiero critico, logico e informativo. Chi non sa cercare finisce per consumare solo ciò che l’algoritmo propone, riducendo l’esposizione a fonti diversificate e autorevoli. Una ricerca approssimativa aumenta la probabilità di incontrare disinformazione, contenuti estremi o inappropriati. Centinaia di migliaia di giovanissimi navigano in un ambiente complesso senza una vera “patente digitale”, mentre l’educazione ai media rimane frammentaria nelle scuole e spesso assente nelle famiglie.
Deepfake e immagini sessualizzate: l’emergenza invisibile
L’altra faccia del rischio digitale riguarda l’uso criminale delle tecnologie di intelligenza artificiale. UNICEF, insieme a Ecpat e Interpol, ha documentato in 11 paesi almeno 1,2 milioni di bambini coinvolti in manipolazioni di immagini in deepfake sessualmente espliciti. In alcuni contesti il fenomeno tocca 1 minore su 25: statisticamente, in ogni classe un bambino potrebbe essere vittima di immagini sessualizzate generate o alterate dall’IA. Si tratta di una forma di violenza difficilmente rilevabile da genitori e insegnanti, ma con conseguenze profonde su identità, autostima e sicurezza.
Come l’IA amplifica abuso, ricatto e umiliazione
La generazione sintetica di immagini consente di creare materiale sessualizzato anche senza scatti originali espliciti. Foto comuni condivise online possono essere manipolate per costruire deepfake, utilizzabili per bullismo, estorsione, revenge porn o diffusione incontrollata. L’effetto è devastante: il minore può sentirsi esposto per sempre, anche se il materiale è falso. La facilità tecnica abbassa le barriere d’ingresso per chi vuole umiliare o controllare, rendendo obsolete molte categorie tradizionali di abuso online e complicando le indagini delle autorità.
Responsabilità di piattaforme, scuole, istituzioni
Il contrasto ai deepfake sessualizzati sui minori richiede standard vincolanti per le grandi piattaforme, strumenti di rilevazione automatica e procedure rapide di rimozione. Le scuole devono integrare moduli specifici su rischio di immagini condivise, consenso e traccia digitale. Le istituzioni devono aggiornare norme su pornografia minorile, ricatto e molestie per includere contenuti sintetici. Senza cooperazione internazionale, i minori restano esposti a sistemi di generazione e distribuzione di contenuti che operano oltre i confini nazionali, spesso in aree legali grigie.
Educazione digitale e IA: il decalogo operativo UNICEF
Per rispondere a un ambiente digitale sempre più complesso, UNICEF Italia propone un quadro pratico per famiglie, scuole e comunità educanti. Come ha ricordato Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia, “È fondamentale accompagnarli nello sviluppo di competenze digitali, spirito critico e consapevolezza”, attraverso un impegno condiviso tra genitori, docenti, istituzioni e aziende. Il decalogo di 9 consigli aiuta a inserire l’IA nella quotidianità dei bambini come strumento utile, controllato e proporzionato, e non come sostituto delle relazioni e dell’apprendimento reale.
Come spiegare l’IA ai bambini e usarla in modo educativo
L’educazione parte dalla precocità: i bambini incontrano l’IA in pubblicità, videogiochi, assistenti vocali. Occorre nominare l’IA, spiegarne il funzionamento in modo semplice, mostrare esempi di contenuti generati. È decisivo chiarire che l’IA è un software commerciale, non un amico: se un servizio è gratuito, il “prezzo” sono dati e attenzione. Usata bene, può diventare un tutor che aiuta a capire concetti o trovare idee, non un ghostwriter che fa i compiti. Le regole base: niente segreti, niente nomi, niente informazioni su luogo di vita o stato emotivo condivise con chatbot o app.
Genitori come co-esploratori e difesa dalla dipendenza
Molti adulti non si sentono tecnicamente preparati, ma il loro ruolo è educativo, non ingegneristico: esplorare insieme, discutere dubbi, co-definire limiti di tempo e modalità d’uso. Segnali di allarme sono isolamento, preferenza per il dialogo con chatbot rispetto ai coetanei, rabbia quando si chiede di spegnere il dispositivo. Serve una linea comune con la scuola sull’uso dell’IA per i compiti, lavorando su motivazione e metodo. L’IA deve restare sullo sfondo rispetto ad attività primarie come sport, lettura su carta, gioco analogico e vita all’aria aperta, per bilanciare sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.
FAQ
Perché i bambini sono definiti falsi nativi digitali
Usano dispositivi con naturalezza ma spesso non conoscono impostazioni di privacy, verifica delle fonti, logiche degli algoritmi. L’abilità tecnica superficiale nasconde una bassa alfabetizzazione digitale profonda.
Quali sono i principali rischi online per i minori oggi
Raccolta massiva di dati personali, esposizione a contenuti inappropriati, disinformazione, cyberbullismo, adescamento e ora manipolazioni con deepfake sessualizzati generati dall’IA.
Come possono i genitori spiegare l’IA ai figli piccoli
Collegandola ad oggetti quotidiani (assistenti vocali, suggerimenti di video), mostrando che non “pensa” ma combina informazioni, e ripetendo che è uno strumento creato da aziende con obiettivi commerciali.
Quali segnali indicano una possibile dipendenza digitale
Isolamento sociale, difficoltà a staccarsi da schermi, irritazione o rabbia quando si limita l’uso, preferenza costante per interazioni online rispetto a quelle dal vivo e calo di interesse per altre attività.
Che ruolo hanno le scuole nell’educazione digitale
Devono integrare educazione ai media, alle fonti e all’IA nei curricula, definire regole chiare con le famiglie e offrire percorsi continuativi, non solo progetti episodici.
Cosa possono fare le piattaforme per proteggere i minori
Migliorare verifica dell’età, impostare default più protettivi, ridurre profilazione, rafforzare strumenti di segnalazione e rimozione rapida, rendere trasparenti logiche di raccomandazione.
In che modo l’IA viene usata per creare deepfake su minori
Algoritmi di generazione immagini combinano foto reali con corpi o scenari sessualizzati, producendo contenuti falsi ma credibili, diffondibili in rete con forte impatto reputazionale e psicologico.
Dove trovare il decalogo UNICEF citato nell’articolo
Il decalogo con i 9 consigli per genitori e adulti sull’uso sicuro dell’IA con i minori è pubblicato e approfondito nel materiale diffuso da UNICEF in occasione del Safer Internet Day analizzato in questo articolo.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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