UBS prepara la prossima mossa sorpresa nel mercato delle criptovalute

Indice dei Contenuti:
UBS VALUTA UN NUOVO PASSO NEL MONDO DELLE CRIPTOVALUTE
Private banking e nuovo interesse per gli asset digitali
Il gruppo bancario svizzero UBS sta valutando un’apertura mirata agli asset digitali per una quota selezionata di clientela private in Svizzera, con un possibile accesso al trading diretto di Bitcoin ed Ether. L’istituto, storicamente prudente sulle criptovalute, starebbe studiando partnership strategiche per costruire un’offerta regolamentata e compatibile con i propri standard di compliance e gestione del rischio.
Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, l’operatività iniziale sarebbe limitata ai clienti più sofisticati del private banking, con potenziali estensioni future verso aree chiave come Asia-Pacifico e Stati Uniti. Il focus è su servizi di acquisto e vendita in modalità custodita, con infrastrutture istituzionali e controlli multilivello.
Alla base del cambio di passo pesa la domanda crescente di esposizione a criptovalute da parte degli ultra-high net worth, interessati a diversificare una parte contenuta del portafoglio in asset digitali. Un portavoce di UBS ha indicato che la banca monitora attivamente sviluppi regolamentari, trend di mercato e innovazioni nella tecnologia blockchain, con particolare attenzione a robusti presidi di risk management.
Con circa 4.700 miliardi di dollari di patrimoni in gestione al 30 settembre, ogni movimento strategico del gruppo può incidere sugli equilibri globali del wealth management e sulla legittimazione istituzionale delle criptovalute come asset class emergente.
Regole di Basilea, blockchain e modello di business
Finora UBS ha concentrato i propri sforzi sugli asset digitali soprattutto sul fronte infrastrutturale, lavorando a progetti di tokenizzazione di fondi, soluzioni di pagamento su blockchain e sistemi di regolamento più efficienti. Questa impostazione ha permesso alla banca di esplorare i vantaggi tecnologici della blockchain senza assumere da subito un’esposizione diretta rilevante alle criptovalute più volatili.
Le stringenti regole patrimoniali del framework di Basilea III hanno reso costosa per le banche l’assunzione di rischi diretti in crypto, spingendo molti gruppi a limitarsi a servizi di ricerca, prodotti strutturati o infrastrutture di mercato. Nel gennaio 2023, il presidente di UBS Colm Kelleher ha sottolineato la necessità di un quadro normativo più definito per poter rispondere alla domanda di token digitali proveniente da parte della clientela più abbiente.
Secondo quanto riportato ancora da Bloomberg, il Comitato di Basilea ha avviato una revisione accelerata di alcuni aspetti delle regole sulle esposizioni crypto delle banche, elemento che potrebbe aprire margini di manovra per nuovi servizi istituzionali. L’eventuale ingresso di UBS nel trading diretto di criptovalute andrebbe quindi letto in continuità con una strategia basata su compliance, capitale regolamentare e controllo del rischio.
Concorrenza globale e corsa agli investitori istituzionali
La pressione competitiva su UBS arriva dai grandi gruppi di Wall Street, che stanno accelerando sull’offerta crypto per la clientela istituzionale e affluent. Negli Stati Uniti, gli ETF su Bitcoin hanno superato decine di miliardi di dollari di asset in gestione, con veicoli come l’iShares Bitcoin Trust di BlackRock che rappresentano una porta d’accesso regolamentata e facilmente integrabile nelle architetture patrimoniali tradizionali.
Parallelamente, banche come Morgan Stanley hanno avviato partnership con operatori specializzati, tra cui ZeroHash, per consentire ai clienti di piattaforme come E*Trade di negoziare Bitcoin, Ether e altre criptovalute come Solana. JPMorgan sta esplorando servizi di trading e settlement basati su blockchain rivolti ai grandi investitori istituzionali, combinando infrastrutture proprietarie con soluzioni di custodia regolamentata.
In questo scenario, un ingresso più deciso di UBS negli asset digitali sarebbe funzionale a preservare la competitività nel wealth management globale e a rispondere a una clientela sempre più informata, abituata a confrontare offerte cross-border. La chiave sarà l’equilibrio tra innovazione, tutela dell’investitore, requisiti prudenziali e qualità della due diligence su partner tecnologici e di custodia.
FAQ
D: Perché una grande banca come UBS guarda ora alle criptovalute?
R: Perché la domanda di esposizione a Bitcoin ed Ether tra i clienti private e istituzionali è cresciuta, mentre il quadro regolamentare e infrastrutturale è diventato più maturo.
D: L’eventuale offerta crypto di UBS sarà aperta a tutti i clienti?
R: No, le indiscrezioni indicano un accesso iniziale limitato ai clienti private più sofisticati in Svizzera, con possibili estensioni successive.
D: UBS punterà solo su Bitcoin ed Ether?
R: Le prime ipotesi riguardano soprattutto Bitcoin ed Ether, considerate le criptovalute più liquide e istituzionalizzate, ma la gamma potrà evolvere nel tempo.
D: Qual è il principale ostacolo regolamentare per le banche sulle crypto?
R: Le regole patrimoniali di Basilea III, che attribuiscono alle criptovalute pesi di rischio elevati, rendendo onerose le esposizioni dirette in bilancio.
D: UBS continuerà a sviluppare progetti su blockchain oltre al trading?
R: Sì, i progetti di tokenizzazione di fondi, pagamenti e regolamento su blockchain restano centrali nella strategia di innovazione dell’istituto.
D: Come si posizionano gli ETF su Bitcoin rispetto al trading diretto?
R: Offrono esposizione regolamentata e facilmente integrabile nei portafogli, ma senza accesso diretto agli asset on-chain né alle funzioni tipiche delle criptovalute.
D: Qual è il ruolo della concorrenza di Wall Street nelle scelte di UBS?
R: Le mosse di gruppi come JPMorgan e Morgan Stanley spingono UBS a non perdere terreno sul fronte dell’offerta di servizi crypto per clienti facoltosi e istituzionali.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle indiscrezioni su UBS?
R: Le valutazioni di UBS sulle criptovalute e le possibili partnership sono state riportate in prima battuta dall’agenzia internazionale Bloomberg.




