Ubisoft sorprende i fan: lo sviluppo di Beyond Good and Evil 2 prosegue nonostante i tagli interni

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Ubisoft sorprende i fan: lo sviluppo di Beyond Good and Evil 2 prosegue nonostante i tagli interni
Sviluppo tra tagli e ristrutturazioni
Nel pieno della ristrutturazione interna di Ubisoft, con progetti cancellati e studi ridimensionati, il seguito di uno dei cult più amati continua sorprendentemente ad andare avanti. Il colosso francese ha confermato che il progetto resta inserito nella strategia dedicata alle “Open World Adventures”, nonostante il contesto aziendale particolarmente turbolento.
La scelta stupisce soprattutto alla luce dello stop imposto al remake di Prince of Persia: The Sands of Time, che molti fan davano per più “sicuro” rispetto a un sequel in sviluppo da oltre 17 anni. La dirigenza, però, considera ancora la nuova avventura legata a questo universo come un tassello chiave del proprio catalogo premium.
Per ora non esistono finestre di lancio, né nuove immagini ufficiali, ma il messaggio veicolato agli investitori e alla community è chiaro: il progetto non è stato messo nel cassetto, nonostante tagli, riorganizzazioni e cambi di priorità in linea con il nuovo piano industriale.
Un progetto infinito tra cambi di regia
L’originale uscito nel 2003 è considerato ancora oggi uno dei punti più alti nella storia di Ubisoft, capace di unire narrazione, design e sperimentazione in modo ancora sorprendente. Il sequel, però, è diventato sinonimo di “development hell”, tra lunghi silenzi, reboot creativi e comunicazione frammentata nel corso degli anni.
Il gioco ha attraversato il ritiro del primo direttore creativo, la scomparsa del secondo e perfino iniziative controverse come il tentativo di coinvolgere i fan nella produzione di asset grafici e musicali tramite la piattaforma di Joseph Gordon-Levitt, con premi giudicati da molti non all’altezza. Ogni nuova apparizione pubblica si è trasformata in un misto di entusiasmo e scetticismo da parte della community.
La sopravvivenza del progetto, a fronte di una lunga serie di ostacoli interni, alimenta l’idea di un titolo estremamente ambizioso, ma anche rischioso, che la compagnia non vuole abbandonare per il valore simbolico e strategico che rappresenta nel suo portfolio.
Cosa si aspettano fan e mercato
La community guarda ora a Ubisoft in cerca di un segnale concreto: un nuovo trailer, un diario di sviluppo, qualsiasi “prova di vita” capace di dimostrare che il progetto sia davvero in produzione attiva. Le promesse di un enorme universo open world, con forte componente narrativa e cooperativa, vanno infatti supportate da contenuti tangibili se si vuole riconquistare la fiducia del pubblico.
In un mercato dominato da live service e franchise annuali, un progetto così longevo rischia di arrivare in ritardo sulle aspettative tecnologiche e creative, ma al tempo stesso potrebbe differenziarsi proprio grazie al suo respiro autoriale. Per gli appassionati, il punto cruciale non è più solo “se” il gioco uscirà, ma “come” riuscirà a essere rilevante dopo quasi due decenni di attesa.
L’equilibrio tra visione originale e standard moderni di produzione sarà determinante per trasformare questo sviluppo interminabile in un caso di rinascita, anziché in un nuovo simbolo dei limiti delle mega‑produzioni AAA.
FAQ
D: Lo sviluppo del gioco è stato ufficialmente confermato come ancora attivo?
R: Sì, un portavoce di Ubisoft ha ribadito che il progetto resta una priorità nella strategia dedicata alle avventure open world.
D: Perché stupisce la sopravvivenza del progetto rispetto ad altri titoli?
R: Perché, mentre questo sequel prosegue, il remake di Prince of Persia: The Sands of Time è stato bloccato o fortemente ridimensionato durante la ristrutturazione interna.
D: Da quanto tempo è in sviluppo?
R: Il progetto è in lavorazione, tra varie fasi e ripartenze, da oltre 17 anni, uno dei cicli più lunghi per un grande videogioco.
D: Ci sono finestre di uscita o date indicative?
R: Al momento non sono stati comunicati né periodi di lancio né dettagli su eventuali fasi di test pubblico.
D: Quanto conta l’eredità del gioco originale del 2003?
R: L’episodio del 2003 è considerato un cult del catalogo Ubisoft e rappresenta un importante riferimento creativo e commerciale per il sequel.
D: Perché si parla di “development hell”?
R: Per via di anni di silenzio, cambi di direzione creativa, riorganizzazioni interne e comunicazioni frammentate che hanno rallentato l’intero processo.
D: Che ruolo ha avuto Joseph Gordon-Levitt nel progetto?
R: L’attore, tramite la sua piattaforma di collaborazione creativa, aveva promosso un’iniziativa per far contribuire i fan con arte e musica, iniziativa accolta con molte critiche.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le informazioni sullo stato del progetto e sul confronto con il remake di Prince of Persia sono state riprese da un’analisi firmata da Sean Hollister su The Verge.




