Turismo al centro: il piano Made in Italy che cambia il governo

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Turismo italiano motore del nuovo Made in Italy
Nel nuovo scenario delineato dal Libro Bianco Made in Italy 2030, il turismo emerge come uno dei cinque settori emergenti chiamati a trainare la crescita dell’Italia. La scelta politica di porre il turismo al centro dell’agenda del governo guidato da Giorgia Meloni viene letta come un cambio di paradigma: da settore accessorio a vera industria ad alto valore aggiunto. Questo riposizionamento riconosce al turismo un ruolo economico, identitario e sociale capace di incidere in profondità sullo sviluppo del Paese.
Grazie all’azione del ministero guidato da Daniela Santanchè, il comparto viene strutturato come filiera industriale trasversale, in grado di generare ricchezza in grandi città, borghi, aree interne e destinazioni meno note. La visione per il 2030 punta a un’offerta turistica più qualificata e differenziata, capace di intercettare nuove nicchie di domanda, dal turismo esperienziale al lusso sostenibile, fino alle vacanze slow e ai prodotti culturali di nuova generazione.
Parallelamente, il rafforzamento dell’attrattività internazionale passa da un posizionamento più chiaro del brand Italia sui mercati globali. L’obiettivo è fidelizzare i visitatori ad alta capacità di spesa, allungare la permanenza media e ridurre la stagionalità, trasformando il turismo in un asse strategico di crescita e occupazione stabile.
Filiere integrate tra turismo, cultura e Made in Italy
La nuova strategia industriale punta a integrare in modo sistematico turismo, cultura e filiere del Made in Italy, superando la frammentazione storica tra settori. Musei, teatri, siti archeologici e paesaggi diventano piattaforme di racconto per moda, design, enogastronomia, manifattura di qualità e innovazione tecnologica, con un approccio di marketing territoriale unificato.
In questa logica, le identità locali assumono centralità: le regioni, le province e i piccoli comuni vengono valorizzati come ecosistemi produttivi e culturali integrati, capaci di offrire esperienze autentiche. L’ospitalità si lega alle produzioni tipiche, alle botteghe artigiane, alle cantine, alle imprese agroalimentari e alle aziende del design, generando nuovi percorsi di visita e forme di turismo industriale e rurale.
Il concetto di “Italia diffusa” diventa così strumento di coesione territoriale: non solo le grandi città d’arte come Roma, Firenze o Venezia, ma anche le aree interne, il Sud e le zone a rischio spopolamento vengono inserite nelle mappe turistiche internazionali. In questo scenario, il turismo si consolida come leva per ridurre i divari e sostenere l’occupazione locale giovanile e femminile.
Innovazione, lavoro stabile e sostenibilità entro il 2030
La prospettiva al 2030 ruota attorno a innovazione, qualità del lavoro e sostenibilità. Il ministero del Turismo punta a rafforzare la digitalizzazione dei servizi, dalla prenotazione all’esperienza in loco, favorendo piattaforme integrate, dati condivisi e strumenti di intelligenza artificiale per la gestione dei flussi. Questo consente di migliorare accessibilità, competitività delle imprese e capacità di promozione mirata sui mercati internazionali.
Una priorità dichiarata è la stabilità dei lavoratori del turismo, con più formazione, competenze linguistiche e digitali, contratti meno precari e percorsi di carriera strutturati. Il comparto viene inteso come industria capace di offrire occupazione qualificata, evitando il ricorso esclusivo a lavoro stagionale e poco tutelato, e attraendo nuovi profili professionali ad alto skill.
La sostenibilità ambientale e sociale rappresenta l’altro pilastro: si punta a ridurre l’overtourism, distribuire i flussi su tutto l’anno, favorire la mobilità dolce, incentivare strutture green e pratiche responsabili. In questa visione, il turismo diventa componente essenziale dell’“Italia a trazione Meloni”, non solo opportunità economica ma espressione di orgoglio identitario, cura dei territori e tutela del patrimonio per le generazioni future.
FAQ
D: Perché il turismo è considerato settore emergente nel nuovo Made in Italy?
R: Perché genera alto valore aggiunto economico e identitario ed è stato inserito tra i cinque pilastri strategici per la crescita del Paese entro il 2030.
D: Qual è il ruolo del ministero del Turismo nella nuova strategia?
R: Il ministero guida la trasformazione del turismo in vera filiera industriale, coordinando politiche, investimenti e promozione integrata.
D: In che modo turismo e cultura vengono integrati?
R: Attraverso progetti che collegano musei, siti storici, eventi culturali e prodotti del Made in Italy in un’unica narrazione territoriale.
D: Come viene valorizzato il territorio oltre alle grandi città?
R: Con iniziative dedicate a borghi, aree interne e zone rurali, inserite in itinerari tematici e campagne di promozione internazionale.
D: Quali benefici sono previsti per i lavoratori del turismo?
R: Più stabilità contrattuale, maggiore formazione, competenze digitali e possibilità di carriere strutturate nel medio-lungo periodo.
D: Che ruolo gioca la digitalizzazione nel settore?
R: È centrale per prenotazioni, gestione dei flussi, marketing mirato e miglioramento dell’accessibilità ai servizi turistici.
D: In che senso il turismo contribuisce alla coesione territoriale?
R: Attraendo investimenti e lavoro in aree meno sviluppate, riducendo i divari geografici e contrastando lo spopolamento.
D: Qual è la fonte delle dichiarazioni sul Libro Bianco Made in Italy 2030?
R: Le dichiarazioni della ministra Daniela Santanchè sono riportate dall’agenzia di stampa ANSA, riproduzione riservata.




