Tumori nuova tecnologia mostra in diretta come agiscono davvero le cellule

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Quando le forze fisiche plasmano il tumore
Pressioni, deformazioni e rigidità non sono solo lo sfondo su cui si sviluppano i tumori: sono attori protagonisti che guidano il comportamento delle cellule cancerose. Ogni giorno, queste forze meccaniche ne influenzano forma, sopravvivenza e capacità di migrare verso altri organi. La ricerca oncologica contemporanea sta dimostrando che i segnali fisici possono rendere le cellule più invasive, favorire le metastasi e alterare la risposta alle terapie farmacologiche.
Per comprendere questo processo è cruciale osservare il tumore mentre sente e interpreta gli stimoli meccanici. Fino a poco tempo fa, fisici e biologi studiavano questi aspetti separatamente, perdendo una parte fondamentale del quadro complessivo. Oggi, grazie a nuove piattaforme di microscopia integrata, è possibile seguire in tempo reale come una forza esterna venga convertita in un segnale biologico interno, innescando catene di eventi molecolari.
Questa prospettiva ribalta l’idea di un cancro guidato soltanto da mutazioni genetiche e fattori biochimici. Le forze del microambiente tumorale – compressioni esercitate dai tessuti circostanti, variazioni di rigidità della matrice extracellulare, flussi di liquidi – diventano veri e propri regolatori dell’evoluzione neoplastica. Decifrarle significa intervenire su un livello ancora poco esplorato della malattia, con ricadute potenziali sulla diagnosi precoce e sulla personalizzazione delle cure.
Microscopia integrata tra fisica e biologia
Un team interdisciplinare che coinvolge IFOM Ets, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Perugia, CNRS–Institut Curie e Cnr-Iom ha sviluppato una piattaforma completamente ottica capace di fondere analisi fisiche e biochimiche delle cellule tumorali. Il cuore del sistema è la combinazione di microscopia Brillouin, che misura in modo non invasivo la rigidità cellulare tramite la luce, e spettroscopia Raman, che legge in parallelo la composizione molecolare.
Le cellule vengono coltivate in un microdispositivo fluidico che riproduce condizioni molto simili a quelle dei tessuti viventi, con gradienti di nutrienti, forze di flusso e livelli di pressione modulabili. Questo ambiente controllato consente di applicare stimoli meccanici precisi, osservando immediatamente come cambiano struttura interna, stato di tensione e firma biochimica delle cellule.
La forza della piattaforma sta nella visione sincronizzata: da un lato le mappe di rigidità e deformazione, dall’altro le risposte molecolari attivate in tempo reale. È come vedere contemporaneamente immagine e “suono” del tumore, evitando di separare ciò che nella realtà agisce in modo integrato. La natura non invasiva delle tecniche ottiche permette inoltre di seguire lo stesso campione per molte ore o giorni, documentando l’evoluzione dinamica dei processi tumorali senza danneggiarlo.
Sferoidi 3D, memoria meccanica e nuove terapie
Per avvicinarsi il più possibile ai tumori reali, i ricercatori hanno utilizzato sferoidi tridimensionali di tumore al seno, aggregati microscopici che riproducono meglio rispetto alle classiche colture bidimensionali l’architettura e i gradienti di ossigeno e nutrienti presenti in vivo. Su questi modelli 3D sono state applicate deformazioni meccaniche cicliche, simili a quelle che le cellule sperimentano quotidianamente all’interno dei tessuti.
La risposta è risultata sorprendentemente rapida: le cellule hanno modificato la forma del nucleo e attivato quasi immediatamente il gene dello stress ATF3, un regolatore chiave della sopravvivenza, dell’adattamento e, nel contesto oncologico, della potenziale capacità invasiva. Ancora più rilevante è l’effetto a distanza di tempo: dopo circa 24 ore dall’applicazione dello stimolo, le cellule mostrano un comportamento più aggressivo, come se conservassero una vera e propria “memoria meccanica”.
Questo concetto cambia il modo di pensare la progressione tumorale. Se il tumore ricorda le forze subite, modulare rigidità tissutale, pressioni e tensioni potrebbe diventare un nuovo bersaglio terapeutico, affiancando farmaci citotossici, immunoterapie e trattamenti mirati. Allo stesso tempo, piattaforme ottiche non invasive come quella sviluppata dal consorzio internazionale offrono strumenti più realistici per testare farmaci su modelli vicini alla realtà clinica, aprendo la strada a protocolli di screening farmacologico personalizzati e basati sulla meccanobiologia.
FAQ
D: Che cosa si intende per forze meccaniche nel tumore?
R: Sono pressioni, deformazioni, variazioni di rigidità e flussi che agiscono sulle cellule nel microambiente tumorale.
D: Perché la rigidità dei tessuti è importante nel cancro?
R: Una matrice più rigida può favorire invasività, resistenza ai farmaci e formazione di metastasi.
D: Che ruolo ha la microscopia Brillouin?
R: Misura in modo ottico e non invasivo la rigidità delle cellule e dei tessuti a scala microscopica.
D: A cosa serve la spettroscopia Raman nei tumori?
R: Fornisce informazioni sulla composizione biochimica, identificando cambiamenti molecolari associati alla progressione tumorale.
D: Perché usare sferoidi tridimensionali invece di colture 2D?
R: Gli sferoidi 3D ricreano meglio struttura, gradienti e interazioni tipiche dei tumori in vivo.
D: Che cos’è il gene ATF3 e perché è rilevante?
R: ATF3 è un gene di risposta allo stress che può influenzare adattamento cellulare e aggressività tumorale.
D: Le forze meccaniche possono diventare un bersaglio terapeutico?
R: Sì, modulare rigidità, pressione e tensione del microambiente potrebbe affiancare le terapie convenzionali.
D: Dove sono stati pubblicati questi risultati di ricerca?
R: I risultati sono stati descritti sulla rivista scientifica Advanced Science, fonte originale dello studio.




