Tumore del seno scelte fertili: boom di crioconservazione degli ovociti tra le pazienti prima delle cure
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Dati principali dello studio Prefer
Prefer è un’indagine multicentrica coordinata da Università di Genova e IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, presentata al San Antonio Breast Cancer Symposium negli USA. Ha arruolato 746 pazienti con tumore mammario di età compresa tra 18 e 45 anni, fotografando scelte riproduttive e percorsi clinici prima della chemioterapia. Il dato chiave: circa il 25% delle donne under 40 accetta la crioconservazione degli ovociti come misura di preservazione della fertilità prima dell’avvio dei trattamenti.
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Il campione include neoplasie spesso più aggressive rispetto alle diagnosi in età più avanzata, con esigenze cliniche e personali specifiche, tra cui la pianificazione di una gravidanza post-terapia. La raccolta prospettica dei dati ha permesso di mappare adesione, tempistiche e procedure di stimolazione ormonale necessarie al prelievo ovocitario.
Secondo il team guidato da Lucia Del Mastro e Matteo Lambertini, il protocollo ha valutato fattori demografici, caratteristiche tumorali e scelte terapeutiche, evidenziando una crescente consapevolezza sulla preservazione della fertilità nelle pazienti giovani. Le procedure di stimolazione, generalmente della durata di 10-15 giorni, sono risultate compatibili con l’organizzazione del percorso oncologico senza ritardi clinicamente rilevanti.
I risultati sono stati discussi anche al convegno “Back From San Antonio” a Genova, dove l’attenzione si è concentrata sull’integrazione tra percorso oncologico e opzioni riproduttive, a supporto di decisioni informate e basate su evidenze.
Impatto della crioconservazione sulla prognosi
I dati di Prefer indicano che la stimolazione ormonale necessaria per la crioconservazione non peggiora l’andamento clinico del tumore mammario. Non emerge incremento del rischio di recidiva nelle pazienti che eseguono il percorso di preservazione della fertilità prima della chemioterapia. La durata limitata del protocollo, in media 10-15 giorni, consente l’integrazione senza compromessi sui tempi di cura.
Gli oncologi coinvolti, tra cui Matteo Lambertini, sottolineano il cambio di paradigma: il timore storico legato alla stimolazione non trova riscontro nelle evidenze presentate al San Antonio Breast Cancer Symposium. L’adozione della crioconservazione avviene dunque in un contesto di sicurezza oncologica, con monitoraggio clinico strutturato.
Per le donne under 40, spesso colpite da forme più aggressive, l’opzione riproduttiva è compatibile con l’immediatezza dei trattamenti. La pianificazione coordinata tra IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova e centri di medicina della riproduzione riduce ritardi e ottimizza l’accesso, favorendo decisioni tempestive informate.
Secondo Lucia Del Mastro, considerare la fertilità nella strategia terapeutica risponde a un bisogno clinico e psicosociale rilevante. L’inserimento della crioconservazione nel percorso standard offre prospettive concrete di gravidanza dopo la malattia senza segnali di compromissione della prognosi.
Indicazioni terapeutiche e preservazione della fertilità
Nelle pazienti con carcinoma mammario in età fertile, la strategia terapeutica integra la preservazione della capacità riproduttiva sin dall’esordio del percorso oncologico. Il coordinamento tra oncologia e medicina della riproduzione consente l’avvio rapido della stimolazione ormonale e del prelievo ovocitario, senza ritardare la chemioterapia. La finestra operativa standard di 10-15 giorni è programmata in modo da non interferire con l’efficacia delle cure.
Per le forme HR+/HER2+ in fase precoce, l’analisi di Altto evidenzia un beneficio dall’associazione tra soppressione ovarica e inibitore dell’aromatasi, opzione da discutere nel counselling multidisciplinare. La scelta endocrina viene calibrata sul rischio individuale e sulle priorità riproduttive, mantenendo la crioconservazione come procedura di riferimento prima dei trattamenti sistemici.
Il counselling deve chiarire indicazioni, tempistiche e implicazioni della crioconservazione, compresa la sicurezza oncologica documentata da Prefer. Le pazienti under 40, spesso affette da neoplasie aggressive, beneficiano di percorsi accelerati con presa in carico dedicata, per garantire decisioni tempestive e informate. L’inserimento strutturato della preservazione della fertilità nel piano terapeutico risponde a bisogni clinici e personali senza evidenze di impatto negativo sulla prognosi.
FAQ
- Quante pazienti scelgono la crioconservazione prima della chemio? Circa il 25% delle under 40 secondo i dati di Prefer.
- La stimolazione ormonale aumenta il rischio di recidiva? Le evidenze presentate non mostrano incremento del rischio.
- Quanto dura il percorso di stimolazione per il prelievo ovocitario? Generalmente 10-15 giorni, integrabile nel timing oncologico.
- Chi coordina il percorso di preservazione? Team multidisciplinare tra oncologi e specialisti di medicina della riproduzione.
- Qual è il regime endocrino indicato per HR+/HER2+ precoce? Soppressione ovarica associata a inibitore dell’aromatasi, secondo l’analisi di Altto.
- La preservazione della fertilità è adatta a tutte le giovani pazienti? È valutata caso per caso in base a rischio, tempistiche e desiderio riproduttivo.
- Qual è la fonte giornalistica dei dati citati? Notizia ispirata ai risultati presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium e riportati da ANSA.




